L'Atalanta ha preso campo gradualmente, nella seconda parte del primo tempo.
Non sono d'accordo con chi dice che corrono troppo, semmai siamo entrati in riserva noi troppo presto, probabilmente perché partiti con troppo entusiasmo e voglia di vincere. Il che a Bergamo e con le assenze che avevamo è segno buono, non avevamo paura e volevamo i tre punti.
Le partite vanno prese nell'insieme, discorso già fatto all'andata, quando si discusse soltanto del primo tempo degli orobici. In quel caso, evidentemente, la tenuta fisica non era argomento rilevante.
I Muriel con gli occhi di fuori dopo tre scatti li hanno visti tutti: era una gara con motivazioni enormi per tutte e due e la si è giocata come fosse una finale. L'Atalanta tremebonda e passiva di inizio gara è la prova di cosa è stata la Lazio in quel frangente. Gestire la partita e la propria condizione fisica, anche in rapporto ai cambi, è una questione di esperienza. Il mister e i ragazzi in questo peccano.
Dalle spiegazioni post gara di Simone si capisce che il cambio di Luis Alberto era programmato, immagino lo fosse anche quello di Correa, con Caicedo che ho visto proprio bene, il problema grosso, semmai, è stata l'uscita del solido Danilo e quella di Radu, che ci aveva parato le chiappe di brutto diverse volte. Gli episodi sono chiari: Strakosha ha causato il terzo, il primo si poteva e doveva evitare. Ha inciso anche la spazzata in corner di Acerbi su una palla che era di Strakosha.
Rifletterei sulla poca concentrazione del portiere, che già all'inizio aveva consegnato palla ai bergamaschi per un gol che avrebbe segnato chiunque. Per fortuna hanno sbagliato.
Le gambe molli si spiegano, la testa svagata è meno giustificabile.
Ora mano alla fiorentina, sarà difficilissima ma vincendo si riparte.
Chi tira un sospiro di sollievo non canti vittoria troppo presto...