In medio stat virtus.
Mentre guardavo ieri la nostra Lazio rassegnata a perdere contro il peggior Milan dai tempi di Giussy Farina e di squalo Jordan, ho pensato appunto ai filofosi scolastici medievali e alla loro locuzione che invita a ricercare l'equilibrio.
Ecco, credo che il problema di questa Lazio e di tutta la presidenza Lotito sia proprio nella costante ricerca dell'equilibrio, nella cocciuta e testarda voglia di gestire la società secondo l'Ovidiana regola del "medio tutissimus ibis" fregandosene della pancia dei propri tifosi, dei sentimenti, dei sogni e delle illusioni che invece sono il carburante che alimenta la fabbrica del calcio.
La Lazio squadra è l'immagine riflessa della società e della sua presidenza: è una squadra mediocre nell'originaria accezione del termine, una squadra che non riesce mai a far crescere sogni, ad alimentare voli pindarici e che appare inesorabilmente e fatalmente destinata a vivere la propria esistenza sportiva nel limbo del purgatorio calcistico, né carne né pesce, a cavallo tra le due colonne della classifica.
Non che questa dimensione sia nuova alla nostra amata Lazio. Chi come me è nato prima degli anni 70 ha certamente vissuto delle Lazio ben più povere dell'odierna. Però in quelle Lazio c'era passione, c'era la speranza di un futuro migliore, c'era tanto amore, c'era quel desiderio di arrivare, di andar oltre che faceva apparire belli e forti anche giocatori improbabili.
Quello che manca alla nostra Lazio è proprio questo: manca l'amore, la passione. La Lazio è entità fredda, asettica, lontana, avulsa da ogni emozione e tesa solamente a perseguire l'equilibrio di gestione e il tornaconto relazionale del proprio proprietario.
La squadra è esattamente l'immagine riflessa del suo proprietario: una squadra che sembra la perfetta trasposizione calcistica della canzone di Carmen Consoli "Sig. Tentenna",
Carissimo signor Tentenna
non è facile assumersi il rischio di una scelta
e servirsi addirittura di parole proprie,
mimetizzarsi e vivere di luce riflessa
in fondo ad acque torbide
tra miseri inganni e menzogne,
complessi di inferiorità ,
ingombranti manie di grandezza.
Signor Tentenna non è motivo di vergogna
il non saper centrare alcun bersaglio,
l'aver mancato l'ennesimo colpo irrimediabilmente.
E ben poco importa se tua moglie
non fa altro che piangere
ossessionata dal sentore
dei tuoi numerosi tradimenti,
ingurgita ignoti dolori
ed elevate dosi di calmanti.
E' ormai consuetudine, Signor Tentenna,
perdersi d'animo, non essere all'altezza
delle proprie ambizioni
e sgomitare per distinguersi dal branco.
L'ignoranza è un non trascurabile complesso,
una voragine, la si può occultare nel silenzio
scansando il pericolo di un mite confronto diretto.
Signor Tentenna non è motivo di vergogna
il non poter vantare alcun talento,
l'aver rincorso l'ennesimo treno inutilmente.
E ben poco importa se tua moglie
non fa altro che piangere
ossessionata dal sentore
dei tuoi numerosi tradimenti
e in fondo non ha tutti i torti
e non è affatto un caso se
amanti, amici e sogni si dileguano,
il cane sul balcone aspetta da mesi
il privilegio di una passeggiata
eppure la sera fedelmente esulta
al tuo rientro.
E ben poco importa se tua moglie
non fa altro che piangere
ossessionata dal sentore
dei tuoi numerosi tradimenti
e in fondo non ha tutti i torti
e non è affatto un caso se
amanti, amici e sogni si dileguano,
il cane sul balcone aspetta da mesi
il privilegio di una carezza
e intanto tua figlia ti chiede
perchè mai sia così misera la vita.
Credo che sia proprio questo il vero motivo per cui la Lazio è abbandonata da suoi tifosi, perchè è una squadra senza ambizioni, senza sogni, figlia del pressapochismo e dell'improvvisazione, dell'arroganza e della supponenza dei propri managers, la trasposizione calcistica del medio-man di una edizione del grande fratello di anni fa.
Chi si può innamorare di questa Lazio? chi può amare una società ed una squadra che non sa toccare nessun tasto delle emozioni? perchè dei tifosi dovrebbero spendere soldi e tempo per incitare una squadra che sembra assemblata apposta per non volare?
La sensazione del laziale di oggi è l'amarezza e l'impotenza. Oramai non ci incazziamo neanche più dinanzi all'ennesimo scempio calcistico, all'ennesima compagna acquisti ridicola che ci consegna una rosa scadente ed incompleta affidata ad un allenatore improbabile; ci limitiamo a masticare amaro, a mugugnare nel profondo dell'animo cercando di convincerci (senza riuscirci) che in fondo Djordevic lavora per la squadra e che non è quella pippa immonda che invece appare.
Noi laziali ci siamo rassegnati a vivere un futuro di aurea mediocritas, a sperare che uno dei vari sconosciuti pescati dal nostro DS nella periferia del mondo calcistico possa un giorno diventare un giocatore di calcio da rivendere per fare plusvalenze e far continuare a girare quella sgangherata ed arruginita giostra di periferia che è diventata la nostra amata Lazio.
L'amara verità che tutti noi sappiamo ma che cerchiamo ogni giorno di celare è che Lotito ci ha salvato ma, salvandoci, ci ha condannato a vivere una vita legati su una sedia a rotelle guardando gli altri correre.
Quanto ha avuto ragione Bielsa a restare a bere caffè nel suo bar a Rosario...