Citazione di: volerevolare il 24 Set 2016, 09:17
Mi aggancio al topic di ES e rispondo a quello di ultimo di Bak. Il topic in questione non vuole essere ovviamente una diminutio della grandezza della nostra Lazio. Io come e più di voi la difendo esternamente e chi come me è diventato laziale negli anni di piombo sa bene cosa significa essere l'unico laziale in una classe in cui l'ottantanper cento aveva il lupetto e la maglia di conti e farcao..
Il senso profondo del post che purtroppo molti di voi non capiscono (o non vogliono capire) e' che la maggioranza dei tifosi laziali non si riconosce più in questa società e -tranne parentesi felici tipo la cavalcata di Pioli di 2 anni fa- anche in questa squadra. L'attuale Lazio viene percepita come un'entità lontana, fredda, asettica, come una donna ne bella ne brutta ma algida ed anche un po antipatica. Quanti bambini possono diventare tifosi di questa Lazio senza avere un genitore laziale che li indottrinino?
La mediocrità di cui parlo nel post è proprio questa... Il galleggiamento, il non posso apriori, la mancanza di ambizioni. Quello che si chiede a questa società non è quello di vincere lo scudetto ma quello di alimentare i sogni, di fare qualcosa di laziale (e per laziale intendo qualcosa di irrazionale, di emozionale è dettato dal cuore e non dal freddo calcolo). Perché il compianto lenzini fu amato e viene ancora ricordato con affetto? Di certo non per le sue doti manageriali e di gestione perché sotto quel punto di vista Lotito certamente potrebbe insegnare molto a tanti presidenti, ma perché traspariva amore, perché per la Lazio ha fatto cose irrazionali, cose d'amore.
Io sono del 63 e sono diventato della Lazio quando ancora era in B, prima di vincere lo scudetto; capisco appieno le tue perplessità; tra l'altro eravamo in minoranza in classe anche quando noi vincevamo e quelli andavano a collezionare figuracce e partite vendute, quindi ...
Il distacco di cui parli lo percepisco a distanza, non abitando più a Roma da più di vent'anni; indubbiamente è figlio di questa guerra intestina tra tifoseria e presidenza, come indubbiamente riflette del fatto che oramai la pay-tv ha soppiantato il pienone. Insomma dai seggiolini, il freddo, i tornelli la rava e la fava al comodo sofà. Ed andiamo al nocciolo; quando tu scrivi "
Quello che si chiede a questa società non è quello di vincere lo scudetto ma quello di alimentare i sogni, di fare qualcosa di laziale (e per laziale intendo qualcosa di irrazionale, di emozionale è dettato dal cuore e non dal freddo calcolo)" ti rispondo che in parte è vero. Manca il nome tosto, quello altisonante che qualcuno in società aveva ravvisato nel TSO argentino, qualcun altro in Balotelli. Purtroppo non abbiamo banche amiche che sovvenzionano questo tipo di operazioni e, se il pluridecorato Calcio Napoli si vende Higuain per Milik o se il Milan o l'Inter non riescono nello stesso intento da te invocato, vuol dire che il problema è generale; ne resta fuori la Juve che ha un bilancio faraonico e guadagna 100 mln solo dalla vendita di Pogba.
Poi, per onestà intellettuale, e, ripeto, io non sono mai stato tenero con questa dirigenza, nella gestione Lotito ci sono stati anche tre trofei di cui uno vinto contro una squadra che poi ha vinto campionato, coppa nazionale e C.L. e l'altro vinto contro la ndrangheta del calcio. Non male, direi, per alimentare sogni; purtroppo per i noti motivi (sghei) e per alcuni investimenti su giocatori non adatti non si è potuto dare continuità a ciò. Successe anche con Cragnotti, se è per questo, e vinsero (o meglio glielo acchittarono) lo scudetto i vermi.
Ultimo incipit: gli ultimi anni di Lenzini presidente, con la squadra in B, furono un calvario di "Lenzini vattene" e di insulti vari al Presidente del primo scudetto. Sfatiamo questi miti da mulino bianco, le pernacchie se le prese lui, se l'è prese Cragnotti, ed anche uno come Calleri (il più grande a mio modo di vedere, perché traghettò la società dal disastro economico per consegnarla all'Imperatore risanata) si beccò la sua buona dose di insulti.
PS questi giorni mi sono rivisto alcuni filmati del campionati 83-84, soprattutto del girone di ritorno. Ecco se mi chiedessero cosa è la Lazialità per me, è quell'Olimpico straboccante di fede e di tifo. Ma lì c'era il primo anno di Giorgione presidente, e i cocci di bottiglia e le sedie che volavano dovevano ancora arrivare, tempo tre mesi e tutto si dissolse.