questo scrive oggi la repubblica:
ROMA - Parla piano, al telefono. Scandisce ogni parola come fosse il pezzo di una storia particolarmente importante. E in effetti questa storia lo è. Hristiyan Ilievski è un mercante di calcio. Uno dei più grandi, in Europa. «Compro informazioni dai giocatori», ammette. Oggi è latitante. Sulle sue spalle pende un mandato di cattura internazionale per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva emesso dalla procura di Cremona. E lui gira l'Europa sfruttando la burocrazia: per questo tipo di reato l'estradizione è assai complicata. Secondo i pm, Ilievski è il capo, o il n.2 (il confine è sottile) dell'associazione a delinquere che ha manomesso i campionati di serie B e serie A dell'anno scorso. Ma lui nega. «Gli Zingari sono tutta un'invenzione, non c'è alcun gruppo organizzato» dice. «Io compro informazioni dai calciatori, li pago, e poi gioco le scommesse su quelle partite». Le gare, sostiene, sono tutte già decise, indipendentemente. Lui, come gli altri slavi, si limitano a saperlo prima e a giocare. Ma se è da solo, come arriva ai giocatori? Ilievski parla di intermediari, gente che ha contatti coi calciatori. Il suo referente in Italia, dice, è uno: «Carlo Gervasoni. È lui che mi diceva da chi andare e quando andare, era lui ad avere una lista di giocatori avvicinabili». Del resto, proprio Gervasoni aveva parlato nel suo interrogatorio di Ilievski, sostenendo però il contrario: e cioè che fosse lo «zingaro a comprare le partite». D'altronde il racconto di un altro pentito, Vittorio Micolucci è chiaro: «Ci vedemmo di notte. C'erano due stranieri, uno quello con la cicatrice era Ilevski. Mi dissero che erano disposti a pagare per alterare i risultati delle partite di calcio».
Ilievski però non parla di Micolucci. Ma di Gervasoni. E di Andrea Masiello, il terzino dell'Atalanta, ex Bari, che ha cominciato (unico) a collaborare con i magistrati. Ilievski conferma di aver pagato Masiello per la gara con il Palermo poi finita diversamente dal previsto. Ma dice di essere stato risarcito con un'altra gara: Bologna-Bari, ultima di campionato, vinta dai biancorossi già retrocessi per 4-0 con grande stupore di tutti. Ma non degli scommettitori. In quella partita ci sarebbe stato il coinvolgimento anche della squadra emiliana: il factotum di Masiello, Iacovelli, ha raccontato di aver sentito i nomi di Di Vaio e Portanova ma gli interessati hanno subito smentito.
Ilievski non racconta nulla però di un'altra gara, decisiva secondo la ricostruzione degli inquirenti: Lazio-Genoa, 14 maggio 2011. Il giorno della gara il telefono dello slavo è vicino al campo di allenamento della Lazio, a Formello, vicino Roma. Poi si sposta nella zona dove alloggia il Genoa in trasferta e incontrerebbe Oscar Milanetto. Infine si sposterebbe in un albergo di Milano dove secondo la ricostruzione dei pm, incontra due giocatori del Genoa: Milanetto e Dainelli. «Un incontro finalizzato alla consegna del denaro ai giocatori, dopo che la partita aveva realizzato il risultato programmato». Ma di questo Ilievski preferisce non parlare.
nelle sei righe finali, in quello che dicono, in quello che non dicono, in quello che suggeriscono o che lasciano intendere, nei toni, nei sottintesi, nelle certezze che vogliono vantare, nel rimando continuo a qualcosa che si vorrebbe dimostrato, accertato, acclarato ma che nei fatti, anche in quelle poche righe, non si può che mascherare ("vicino al campo di allenamento", fantastico) oppure furbescamente omettere (perché non c'è il nome di mauri in queste righe? forse perché si parla di soldi che "potrebbero" essere stati consegnati ai giocatori del genoa? non è conveniente accostare mauri e soldi?), anche in quelle poche righe c'è la misura esatta di come e quanto il racconto dell'inchiesta risponda a logiche e a dinamiche solo parzialmente connesse a quelle della inchiesta stessa
strike, mi dispiace questa tua voglia di personalizzare la discussione. leggo con grande interesse i tuoi interventi, ci trovo temi e argomentazioni molto interessanti. non ne condivido la "ideologia" di fondo - la stampa, a volte bene altre meno, fa soltanto il suo dovere, non inventa, talvolta esagera, nessun complotto contro nessuno - ma questo è tema complesso che meriterebbe riflessioni assai più approfondite. quello che a me preme e che vorrei tornasse al centro di questo topic è che ci ponessimo, o che tornassimo a porci, dalla parte dell'imputato. cioè dalla parte della Lazio. che tornassimo a dire forte e chiaro che, allo stato dei fatti non ci sono elementi che giustifichino non solo qualsiasi ipotesi di condanna ma neppure l'esposizione mediatica subita dalla nostra squadra. oggi è così. domani sarà diverso?occupiamocene domani. e lasciamo stare i chicchiericci messi in circolo solo per riempire vuoti altrimenti incolmabili