Riporto per intero l'intervista di Gravina su Repubblica:
Gravina: "Il campionato arriverà in fondo"
14 APRILE 2020
Intervista al presidente della Figc, che respinge la richiesta di alcuni club di chiudere senza vincitori la Serie A: "Il calcio ripartirà insieme all'Italia"
Gabriele Gravina, presidente della Figc: il direttore dell'Iss, Rezza, è contrario al ritorno in campo. È un parere che vi condizionerà?
"Ho massimo rispetto per la scienza e per chi ha la responsabilità di applicarla, ma non posso ammainare bandiera. Lavoriamo sul come, non sul quando. Quando il Paese tornerà a vivere, quando ci saranno le condizioni per altri settori tornerà anche il calcio. Lo dico una volta per tutte: il campionato va portato a termine. C'è tempo".
Chi deciderà? Governo, Lega, Figc, medici?
"Tutti insieme, responsabilmente. Respingo al mittente le accuse di chi vede nel calcio un mondo governato da interessi lontani dal contesto sociale del Paese. Al contrario, della nostra ripartenza beneficerebbe tutto il sistema. Penso allo sport di base, all'indotto e al valore sociale del nostro movimento".
Perché esclude lo stop definitivo?
"Darebbe inizio a una serie di contenziosi. Sul mio tavolo ci sono già le diffide di alcune società. E chi mi chiede di non ripartire non ha poi idea di come risolvere queste criticità. La Fifa ha tracciato la via: non comincerà la nuova stagione senza aver concluso prima questa".
C'è una deadline per ripartire?
"No, non c'è. Andremo di pari passo con gli altri campionati europei. Se ci faranno giocare a inizio giugno, abbiamo le date utili per terminare a fine luglio. A seguire, le coppe. Se invece dovremo ripartire a settembre, chiuderemo questo campionato a novembre. Per ritornare in campo a gennaio".
A quel punto il prossimo campionato cambierebbe formula?
"Valutiamo tutte le ipotesi. Una è organizzare le competizioni su anno solare, ma, ripeto, serve il coordinamento con tutte le federazioni europee. Altrimenti, dovremo chiudere la stagione a maggio prima dell'Europeo. Il campionato 2021 potrebbe disputare in 5 mesi. Ci sono delle idee sul tavolo, ad esempio una formula con due o più gironi e poi play-off e play-out. Misure eccezionali, solo per una stagione".
Giocare a Bergamo alla ripresa sarà molto difficile.
"Sì. E anche a Milano, a Brescia o a Cremona. Un campionato sotto il Rubicone, senza partite al nord, è una possibilità".
L'Nba valuta di trasferire il circo a Las Vegas, la A potrebbe trasferirsi tutta in una sola città?
"Non si possono giocare 10 partite sullo stesso campo in un week-end e servirebbero 20 centri d'allenamento".
Assegnerebbe lo scudetto a tavolino? La Juve non lo vuole.
"Può farlo solo il Consiglio federale, ma la posizione della Juve è apprezzabile: anche per me lo scudetto si conquista sul campo".
La crisi ha evidenziato la saturazione dei calendari.
"Dobbiamo snellirli. Per troppo tempo abbiamo rinviato il problema. Ridurre il numero delle squadre sarà un'ipotesi reale".
L'Uefa insiste per concludere Champions ed Europa League.
"Ma senza finire i campionati già iniziati non si può ipotizzare nemmeno di terminare le coppe europee. Su questa linea abbiamo trovato piena condivisione da parte dell'Uefa. La tutela della salute è prioritaria, ma non si può pensare di bloccare sine die un intero continente".
Crede che il calcio abbia contribuito al contagio, ritardando la chiusura? Il sindaco Gori ha definito Atalanta-Valencia una "bomba biologica".
"Ci siamo tutti attenuti alle indicazioni governative. Ragionare col senno di poi è un esercizio sterile: quando si è giocata quella partita in Italia si circolava liberamente in quasi tutto il territorio e si frequentavano i luoghi pubblici senza limitazioni".
Uefa e Fifa useranno le proprie risorse per aiutare il calcio dei singoli Paesi?
"Ci è arrivata da poche ore la richiesta da parte della Fifa di indicare danni e impatto socio-economico del virus sul nostro mondo. Con le altre federazioni abbiamo lanciato un grido d'allarme e la Fifa ha messo in campo risorse importanti. L'Uefa ci ha rappresentato di avere suoi problemi, avendo perso le risorse derivanti da un torneo come l'Europeo che si gioca ogni 4 anni".
Qualche squadra rischia di scomparire.
"La preoccupazione c'è, ma faremo in modo di accompagnare questo processo. Il nostro Fondo Salva Calcio è importante anche per questo".
Cosa pensa del taglio degli stipendi? La Lega di A decidendo da sola ha delegittimato l'Assocalciatori?
"Assolutamente no, qualcuno ha pensato strumentalmente di riconoscere all'Aic un ruolo diverso da quello politico. Ma è il codice civile che indica la rivisitazione dei contratti. Vedo più del sano realismo che un depotenziamento".
La Serie A sta esercitando la leadership sul movimento?
"La Serie A è la locomotiva del calcio italiano, lo dicono i numeri. Ma per essere riconosciuta tale deve legittimare il ruolo indicando strategie e soluzioni. Per poter parlare di 'sistema' dobbiamo far leva sulla solidarietà tra tutti i protagonisti per impostare nuovi rapporti".
Alcuni club di A chiedono la cassa integrazione per i dipendenti, le fa effetto?
"Le società di calcio adottano gli strumenti che la legge riconosce loro. Da imprenditore il ricorso alla cassa integrazione per i dipendenti deve essere l'extrema ratio e non la soluzione primaria per affrontare la crisi".
E il balletto sul ritorno in campo? L'impressione è che più d'un presidente abbia preso posizioni guardando solo i propri interessi.
"Sicuramente si poteva, e si può fare, di più. Non possiamo abbandonarci all'idea di perseguire convenienze di parte e mi dispiace ripetermi ancora una volta: dovremmo evitare di inseguire posizioni animate solo dalla tutela della propria convenienza".
Quando si tornerà a votare per la Figc? Lei pensa di ricandidarsi?
"Aspettiamo indicazioni dal Coni. Non è un argomento che mi appassiona in un momento di tale difficoltà. Sono concentrato su questioni più urgenti, in primis la sopravvivenza del sistema. E al completamento del processo di riforma interrotto dall'emergenza epidemiologica, per fare sintesi tra i diversi interessi di parte".