Anche io, come tutti, rimasi letteralmente sbalordito dai primi mesi di Zàrate con la nostra maglia. Mi sembrava incredibile che avessimo trovato un giocatore del genere. Poi, verso metà stagione, iniziai a ridimensionarlo, e mi resi conto che la Lazio si trovava in una posizione difficilissima. Mi spiego: fossi stato il Presidente avrei pensato che non valeva i soldi del riscatto ma che, nel contempo, avrei voluto evitare il linciaggio in pubblica piazza qualora l'avessi lasciato nelle mani dell'Al Saad. Il resto è storia recente.
Poi, se mi levo la sciarpa della Lazio e provo a riguardare il film con occhi oggettivi appare tutto più nitido. Tante volte è accaduto, in Serie A, che arrivasse un qualche straniero sbalorditivo nelle prime partite e che il medesimo, una volta che gli avversari avessero trovato le contromisure adatte, si perdesse nei mesi successivi.
A memoria mi viene in mente Tare: 4 goal nelle prime 4 partite di Serie A, a Brescia. Statistiche a fine stagione? 4 goal. Media realizzativa che ha mantenuto per tutto il resto della sua carriera. Ora non me ne vengono altri, ma sono sicuro ce ne siano a iosa, di storie simili, nel nostro o in altri campionati.
E Roma, lo dicono tutti i "forestieri" che vi transitano calcisticamente, è una piazza esagerata. Zàrate si è sentito trattare come una sorta di Dio in Terra, spalleggiato dal fratello più grande, e ha totalmente perso la testa.
A me, umanamente, dispiace. Ma soprattutto, mi dispiace egoisticamente. Ovvio che da tifoso laziale preferisco che un tesserato che riceve un lauto stipendio dalle casse societarie preferisca che il medesimo renda quanto ci costa. Per cui sì che mi auguro che, miracolo dei miracoli, si riprenda.
Ma, appunto, sarebbe pressoché un miracolo, attualmente.