(Dalla rassegna stampa odierna)
LOTITO, 15 ANNI ALLA LAZIO: LEZIONE MAGISTRALE (TuttoSport)
di Matteo Marani
Mentre il mondo festeggia i 50 anni dell'uomo sulla Luna, il calcio ha appena festeggiato i 15 anni di un altro primo passo: quello di Claudio Lotito in Serie A. C'è chi guarda alla Luna, appunto, e chi al Lotito. Eppure, al di là delle battute inevitabili quando di mezzo c'è lui, la ricorrenza è l'occasione per riflettere su quanto sia cambiata la figura del presidente. Con il sor Claudio da Ciampino, più Cola di Rienzo che imperatore dentro la sua villa San Sebastiano, è infatti nata nel 2004 la figura del presidente professionista. Fino ad allora nessuno aveva mai preso il calcio come centro di gravità della propria attività, neppure i presidenti della prima Repubblica come i popolari Rozzi, Lugaresi o Anconetani. Ognuno aveva priorità differenti dal calcio. Figurarsi poi i grandi industriali del Nord, che per decenni avevano rivestito il ruolo di imprenditori nelle loro aziende in settimana e quello di mecenati la domenica, buttando nella passione sportiva sì molti soldi, ma pochissimo tempo. Una battuta con i giornalisti, un rapido salto nello spogliatoio e poi via, lontani dal calcio fino al sabato dopo. Lotito ha ribaltato le proporzioni e il pallone è divenuto la pietra angolare su cui l'impresa, fino all'ultimo e un po' pittoresco interessamento per Alitalia. Proprietario di due aziende di pulizie, Lotito ha cambiato parecchie cose nel mondo che ha trovato 15 anni fa. A colpi di latinorum e di citazioni studiate al Liceo classico Foscolo, ha iniziato in fretta a rivoluzionare il modo di agire della Lazio, che con lui ha smesso di rincorrere e di strapagare i calciatori. Arrivò all'ultimo giorno di mercato comprando 14 giocatori e dimostrando che erano quest'ultimi ad avere bisogno del contratto, non il contrario. Si inventò per l'occasione il prestito con diritto di riscatto, una soluzione guardata nel sarcasmo generale e che è oggi utilizzata a Madrid come a Manchester. Più in generale, ha ribaltato il rapporto di forza tra club e dipendenti, con lo scopo di fare fronte al più grande debito di un club verso l'erario, 149 milioni di euro, pagato nel maggiore di tempo mai concesso a un club, 23 anni. Tre Coppe Italia, due Supercoppe italiane, un campionato Primavera, due Cope Italia Primavera, una Supercoppa Primavera, un paio di podi di Serie A e dal 2011 anche la Salernitana, la prima multiproprietà tutta italiana, che gli vale un peso debordante sia nella Lega maggiore, dove ha cercato di imporsi sempre di più, che in quella di Serie B. Negli anni il modello lotitiano, l'exemplum, è stato ricalcato da altri apprendisti professionisti. Il principale è Aurelio De Laurentiis, numero uno del Napoli e di quel Bari che ha soffiato in extremis proprio all'amico-nemico Claudio. Malgrado ami molto citare il cinema, il presidente azzurro ha nel calcio la prima voce di entrata, re delle plusvalenze negli ultimi. Subito dietro si stanno muovendo altri: Massimo Ferrero, che dopo la sorprendente acquisizione della Sampdoria si è interessato al Palermo,senza andare però oltre; il presidente del Genoa, Enrico Preziosi, attirato dall'ipotesi Avellino; Massimo Cellino, Gino Pozzo e altri ancora. Questi presidenti professionisti, nuova figura del calcio italiano del Duemila, hanno caratteristiche comuni: sanno trattare bene gli affari, soprattutto le vendite, sono istrionici e non si fanno troppo guastare il sangue dalle contestazioni, che investono tutti e di cui lo stesso Lotito è il primatista indiscusso. Il presidente professionista ha un ultimo elemento di riconoscibilità: crede sempre che il club sia soltanto suo e pretende perciò che gli eventuali interlocutori, a partire soprattutto dalla pubblica amministrazione, ma anche le aziende o gli sponsor, si pieghino alla sua volontà. Lotito ha insegnato che nel calcio non si doveva più immettere ricchezza, ma cercare di prenderne. Una lezione magistrale, anzi una "lectio magistralis".