Citazione di: fish_mark il 13 Ott 2014, 19:31
Il calcio italiano viene venduto esclusivamente come prodotto televisivo. Chiedere di andare allo stadio alle 18 del sabato è un insulto alla ragione per le famiglie molte delle quali sono impegnate inaltre cose. I grandi numeri con quegli orari non li fai.
In GErmania fanno sempre orari fissi, ore 15 oppure i posticipi (un paio) alle 17.
HO preso il punto più basso ma mi ricordavo fu una delle cose più dolorose. Allo stesso modo il riferimento è valido per dimostrare, ancora una volta, che se non hai una "storia da raccontare" allo stadio i numeri grandi non li fai. Ovvio e banale.
Ovvio e banale cosa ? I 70.000 di Lazio Vicenza ? Oppure i 40.000 abbonati registrati nella stagione che ci ha visto rischiare la scomparsa ? Cosa sono queste se non grandi numeri figli "di una storia da difendere" ?
Il calcio italiano non ha venduto solo i diritti ma ha venduto l'anima stessa del calcio di questo paese. Preoccupandosi esclusivamente di incassare sempre di più trascurando quella che è la sua essenza: la partecipazione popolare attorno all'evento, che ha rappresentato il segreto del suo successo nel primo secolo della sua vita.
Tutto specchio di questo paese: spremere il prodotto per incassare sempre di più
Senza curarsi di mantenere vive le radici, adeguare gli stadi, compensare la crescita delle alternative con rinunce economiche che consentissero di mantenere un equilibrio tra tv e partecipazione allo stadio, pensando solo al tutto adesso e subito e chissenefrega del domani
Hanno combattutto nello stesso tempo il campanilismo e la caratteristica di un paese "mediterraneo" tentando di imporre il più freddo stile anglosassone : via torce, megafoni, fumoni e tamburi, basta cori di discriminazione territoriale.. alle tv serve un pubblico disciplinato ma allo stesso tempo partecipe, sulla stessa falsariga del pubblico di Amici, al mio via alzate le bandiere, le scenografie si facciano ma sui seggiolini numerati e nominativi (si sa, servono per le inquadrature all'ingresso in campo tra un minispot e l'altro)
E come da copione di questo paese oggi tutti quanti sbigottiti a guardarsi fissi nelle telecamere ripetendo il mantra della "crisi del calcio italiano".. mentre con la destra continuano a firmare accordi pubblicitari per una partita all'ora di colazione (o una finale di supercoppa dall'altra parte del mondo alle sei di mattina) e con la sinistra firmano l'acquisto di giovani sconosciuti extracomunitari dal nome esotico da comprare a 2 e rivendere a 10
Poi basta disorganizzare una partita al momento opportuno, facilitare uno scontro per poter ritirare fuori il coccodrillo e gridare lo slogan politichese dell' "Ora basta con la violenza negli stadi !" Anche se poi capita che la situazione gli sfugga di mano.. ma tanto peggio tanto meglio, si può rafforzare il concetto !
E riparte il circo : Basta con la violenza negli stadi ! Servono gli stadi di proprietà ! Servono le multiproprietà ! Riportiamo le famiglie allo stadio ! Servono i Taser, daspateli tutti, le celle di sicurezza, l'inondazione, le cavallette...
Il calcio italiano è specchio dell'italia, e chi oggi vuole farlo rinascere è figlio di quella stessa classe dirigente che ha ucciso definitivamente sia il calcio che questo paese