Si era presentato con citazioni in latino ed atteggiamenti folcloristici. Pochi lo avevano preso sul serio, tutti si sono dovuti ricredere. Così, a undici anni dal suo arrivo alla presidenza della Lazio, nessuno si azzarda più a considerarlo una macchietta. Onnipresente, spesso arrogante, troppo spigoloso. Vero, ma Claudio Lotito ha vinto (quasi) tutte le battaglie intraprese. E ora si gode una Lazio che è una delle realtà più interessanti del panorama calcistico italiano.
GLI ULTRÀ
È stato il primo, Lotito, e anche l'unico in Italia, a recidere in maniera netta il legame promiscuo tra società e curva. Prima del suo arrivo alla Lazio c'erano «consuetudini» verso gli ultrà che nessuno osava mettere in discussione: biglietti- omaggio, contributi per le coreografie, una sorta di accordo di desistenza sulla commercializzazione dei prodotti ufficiali. Lotito ha detto basta a tutto ciò. La curva non glielo ha mai perdonato, tanto che ancora oggi vive sotto scorta e allo stadio non mancano mai (neppure nelle giornate più esaltanti) cori contro di lui.
IL RISANAMENTO
L'Everest di Lotito, l'impresa più grande, è stato il risanamento economico. Ereditò una società con quasi 500 milioni di debiti. Il centro sportivo di Formello era sommerso di ipoteche. Oggi la Lazio è un esempio di sana gestione. I debiti non ci sono più, cancellati da un'opera certosina condotta da Lotito in prima persona con i creditori. Ha trascorso intere nottate all'Agenzia delle Entrate per rateizzare l'esposizione più grossa, quella relativa all'Irpef. Ha spuntato un accordo che ha fatto gridare allo scandalo (rate di 6 milioni per 23 anni). Ma quei debiti – ha giustamente sottolineato lui – erano stati fatti da altri.
I TROFEI
«Forse la Lazio non fallirà, ma dovrà scordarsi i bei tempi, al massimo lotterà per non retrocedere». Così, nel Palazzo del calcio, preconizzavano il futuro della società biancoceleste quando fu salvata da Lotito. Logico, perché situazioni simili (il Napoli del post-Maradona, per esempio) avevano provocato tante stagioni grame, condite da retrocessioni. La bravura di Lotito è stata mantenere la Lazio su livelli più che decorosi nonostante il fardello del risanamento economico. Soltanto nella stagione 2009-10 ha effettivamente lottato per non retrocedere. Nelle altre annate è sempre stata in lizza per l'Europa, centrando la qualificazione in una coppa internazionale in ben sei occasioni. E soprattutto Lotito ha vinto: 2 Coppe Italia e 1 Supercoppa italiana. Successi che hanno fatto salire da 10 a 13 i trofei complessivamente conquistati dal club.
KLOSE E GLI ALTRI
Quando c'era Cragnotti era normale avere alcuni tra i giocatori più forti al mondo (ma poi questa politica ha provocato i debiti che hanno strangolato il club). Anche Lotito, e senza compromettere le casse societarie, ha portato a Roma fior di giocatori. Uno su tutti: quel Miro Klose campione del mondo, miglior goleador dei Mondiali e re dei bomber della nazionale tedesca. Klose è la punta di diamante, ma i calciatori che gli hanno dato più soddisfazioni come amministratore sono stati altri. Kolarov, comprato a 2 milioni e rivenduto a 19 al City; Lichtsteiner, preso a 1,5 e ceduto alla Juve per 10 milioni; Oddo, passato al Milan per 8 milioni; Hernanes, preso a 12 milioni e rivenduto all'Inter a 19. La prossima scommessa si chiama Felipe Anderson. Lo ha pagato poco meno di 9 milioni, «rischia » di rivenderlo a cifre impensabili.
I COLLABORATORI
Accentratore e solista, si dice di lui. Vero, perché ama fare tutto da solo, dalle grandi alle piccole cose. Ha varato una società «leggera », fatta di appena tre dirigenti. Però ha dimostrato che quei pochi collaboratori sa sceglierli bene. Il suo primo direttore sportivo è stato quel Walter Sabatini che ora tanti ritengono il numero 1 della categoria. Ma all'epoca era reduce da una squalifica e nessuno lo cercava. Andato via Sabatini, Lotito ha promosso d.s. Igli Tare, che aveva appena smesso di giocare. Sembrava una follia, si è rivelata mossa felicissima, perché Tare ha messo a segno una serie di colpi ottimi e low cost. E poi gli allenatori. Pioli è un'altra scommessa vinta, come lo furono all'epoca quelle relative a Delio Rossi, Reja e Petkovic.
SETTORE GIOVANILE
Altro fiore all'occhiello della gestione lotitiana. Era in stato di abbandono, ora è un modello di efficienza. Che produce trionfi (scudetto 2013, Coppa Italia e Supercoppa 2014) e ottimi giocatori. Come Cataldi, Onazi, Keita, Tounkara. E altri ancora (sia trofei, sia giocatori) ne produrrà quando entrerà a regime l'Academy, concepita sul modello dei grandi club europei. I lavori stanno per partire, tra un anno e mezzo sarà pronta.
dalla gazzetta dello sport di oggi.