Doverosa premessa: Lotito vattene, così siamo tutti d'accordo.
Detto questo, io ho paura. Il Torino, il Napoli, la Fiorentina, adesso il Parma e, come sappiamo, anche la Lazio: la storia recente del calcio italiano è piena di avventurieri con piani industriali degni di un Luca Telese che si crede Caracciolo, che partono con grandi proclami e finiscono in tribunale. Ormai sono ridotto a sognare una cordata nippo-coreana che si fa rappresentare in Italia da Paolo Monelli e Gene Gnocchi, ma non è vero che tutto è meglio di Lotito.
E se oggi noi siamo ineliminabili dal panorama calcistico, sebbene marginali, è perché c'è Lotito a tenerci in acque sicure.
E se è vero che chiunque potrebbe gestire la Lazio in questo modo, è anche vero che nessuno, con questo tipo di gestione, sarebbe in grado di fare risultati sportivi migliori.
La Lazio è sesta, e credo che alla fine del campionato supererà la Sampdoria: finirà dietro le prime quattro della scorsa stagione, nello stesso identico ordine, superando il Parma che è saltato, il Torino e il Verona che hanno venduto i loro giocatori migliori, le milanesi che stanno, anche loro, andando in autofinanziamento (anche se l'Inter si è riempita di pagherò).
Per fare sensibilmente meglio bisogna spendere molto di più, e la Lazio, in percentuale, non può con le proprie forze, arrivare a fatturare molto di più.
Sono cartacce, ma credo che la disaffezione dallo stadio (che io pure, sebbene per motivi personali ho alimentato con la mia assenza), non sia la strada migliore.