Bartali

Aperto da GuyMontag, 03 Giu 2014, 15:11

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Aquila Romana

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Citazione di: Nanni il 03 Giu 2014, 18:33
Strano, la Lazio c'è sempre, pure nei momenti più impensati.

La vita ti regala la possibilità di imparare cos'è la felicità, quella vera, quella che ti spacca il cuore e ti fa tremare come un pazzo. La felicità, che molto spesso è inaspettata, è furtiva, ti prende di soppiatto e ti lascia lì, inebetito, a pensare ma cosa ho fatto per meritare tutto questo.

Ma col cuore che pompa all'impazzata e ti fa pulsare le tempie, e ti storce la bocca in una mossa fissa di felicità, appunto. Di gioia, di serenità, di pienezza dell'anima, che quasi strabocca.
Poche volte, ma succede.

Poi ti viene tempo per pensare, e adesso?
Cosa succederà, adesso?

Come quando abbiamo vinto lo Scudetto nel 2000, un minuto dopo il Laziale brontolone che è dentro ognuno di noi ha pensato, immancabile: "E adesso? come faremo a confermare questo livello? come faremo a ritornare quassù, in cima al Mondo dove siamo adesso?"

La vita ti regala, di converso, la possibilità di imparare altre cose, altre parole, che con la felicità hanno poco a che fare.
Ti regala il dolore, ti regala la rabbia, la tristezza. L'abisso, quello che ti spacca il cuore e ti fa tremare più di un pazzo. Che ti fa piangere, ti fa urlare, ti fa spaccare i muri. Il dolore che raramente è inaspettato, ma che comunque ti lascia lì, inebetito, a pensare ma cosa ho fatto per meritare tutto questo.

Ma col cuore che pompa all'impazzata e ti fa pulsare le tempie, e ti storce la bocca forse in maniera definitiva, in una mossa fissa, indurita di malinconia, che non se ne andrà più via.

Poche volte, ma succede. E rimanere lucidi, tanto da ricordare quello che c'è intorno, in quei momenti, è arduo, quasi impossibile, quasi disumano.

La sera che morì un ragazzino di 16 anni, tornai a casa dal funerale e trovai Chelsea-Lazio alla televisione. E quando Sinisa gliela mise al sette, sentì il cuore vibrare e me lo tenni stretto.

Il giorno più brutto della mia vita, la sera la Lazio vinse a Bergamo con l'Atalanta, gol di Hernanes. No, un sorriso no, non ce l'ho fatta quella volta lì. Forse un sopraciglio mi si è arcuato, ma quasi impercettibilmente.

Bel post. Grazie.

TomYorke

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Citazione di: GuyMontag il 03 Giu 2014, 15:11
Ho 57 anni, una vita vissuta (abbastanza) avventurosamente, piena di vittorie e di sconfitte, di traguardi raggiunti e di catastrofici avvenimenti che mi hanno costretto a ricominciare da capo, amori, separazioni, tradimenti, delusioni, lutti, cambi di case, di vita, di abitudini, certezze sgretolate e faticose ricostruzioni, e il mondo intorno che - impazzito - cambiava alla velocità della luce.

Di emozioni, comunque, come tutti, credo.

Oggi andavo a ripercorrere la mia vita, alla ricerca dei momenti più importanti. Quelli che ti segnano, gli spartiacque, quelli che ti ricorderai per sempre, attimo per attimo, cosa stavi facendo. E mi sono accorto che - di quei momenti - la maggior parte è dedicata al calcio. Senza classifiche, perché la vita non ammette classifiche. La nascita dei miei figli, quella sì, me la ricordo come un'angosciosa telecronaca, una sorta di calcio minuto per minuto. Dubbi, angoscia, sono nati un mese prima, un'operazione d'urgenza, un pacchetto di Marlboro andato via in una nottata, in una sala d'aspetto dove era vietato fumare, ma chissenefrega, rincorrendo i medici che si affacciavano per carpire informazioni, fino... fino alla vittoria. Sono nati, stanno bene, la mamma sta bene, e io alle sei di un mattino di pioggia che abbracciavo il cameriere di un bar e non sapevo dire altro che sono papà, sono papà...

Ok, quello. Però gli altri supposti momenti da ricordare, l'incontro con mia moglie, la prima volta, la laurea, e tutte quelle pietre miliari della nostra vita, scivolano nella mia memoria un po' così, non riesco più a ricordarmi l'emozione, le sensazioni, la gioia...

Devo ammettere, il calcio nella mia vita ha contato più di quanto avrebbe probabilmente dovuto (cit.). La notte di Madrid, la cronaca di una giornata sudata, appiccicosa, in cui non riuscivo a pensare ad altro, a consultare l'orologio dalla mattina, quanto manca alla partita, e come faccio ad arrivarci intero, e poi la partita, vista da solo, non voglio nessun altro, in piedi sul davanzale della finestra, a urlare come un ossesso, anni di educazione, di cultura, di ideali politici, tutto al cesso, abbiamo spaccato il culo ai tedeschi, siamo campioni, c'è la crisi, magari chissenefrega dell'Italia, ma oggi no, oggi è nostro, e scendi in strada, non esistono classi, differenze, una nazione di fratelli per un giorno, e cogli nello sguardo altrui il tuo stesso sguardo, ebete, felice, il mondo potrebbe finire oggi e non c'è problema, ho già dato...

E quel giorno di cinque anni dopo, a Napoli, quando lo stesso mondo era ad un passo dal crollarti addosso, quando sempre in quell'afoso luglio tutte le mie speranze, le mie ambizioni, i miei progetti per il futuro si limitavano ad una sola istanza: battere il Campobasso. Mi ero laureato pochi giorni prima... la laurea? L'avrei barattata senza problema con un golletto di Fiorini... e poi il gol, un boato mai più ascoltato, il cielo finalmente limpido, domani, domani chissenefrega. Siamo in B. Sai che risultato, ma cosa potete capire...

Poi c'è stata la notte di Birmingham, il 14 maggio, il 26 maggio, tutti momenti unici, irripetibili, in cui la gioia non è offuscata da nessuna ombra, momenti per i quali ringrazi il Signore per averteli fatti vivere e che valgono più di tutto. Soldi, donne, successi sul lavoro, niente, niente di lontanamente paragonabile.

E ci sono quelli che non capiscono. Quelli che ti guardano con commiserazione, che ti compatiscono per il tempo, le energie, il bagaglio di emozioni investite nel calcio. Quelli che ventidue scemi in mutande dietro ad una palla. Cosa si perdono, si sono persi, si perderanno. E nessun momento, anche oscuro, è sprecato invano. Perché poi arrivano quei momenti. Ora sembrano lontani, ma arriveranno. Di nuovo. E aggiornerò la mia lista di giornate imperdibili. Non nel calcio. Nella mia vita.

Che dite? Sono io che sono limitato, un poveraccio in definitiva, ben altro è ciò che conta nella vita... e voi, siete dei poveracci come me o persone sagge, raziocinanti, che sanno godere della vita e per le quali il calcio è - al massimo - un bel passatempo domenicale?

E tramonta questo giorno in arancione
e si gonfia di ricordi che non sai
mi piace restar qui sullo stradone
impolverato, se tu vuoi andare, vai...
e vai che il sto qui e aspetto Bartali
scalpitando sui miei sandali
da quella curva spunterà
quel naso triste da italiano allegro
tra i francesi che si incazzano
e i giornali che svolazzano
C'è un po' di vento, abbaia la campagna
e c'è una luna in fondo al blu...
Tra i francesi che si incazzano
e i giornali che svolazzano
e tu mi fai - dobbiamo andare al cine -
- e vai al cine, vacci tu! -


Non so se per fortuna o purtroppo, ma sicuramente, non sarà mai un passatempo domenicale!!

Grande Guy!!

Dusk

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Un topic di quelli belli.
Me mancavano, tanto.
Grazie Guy, IB, Nanni, eccetera.

pantarei

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Citazione di: Tarallo il 03 Giu 2014, 16:00

La nostra e' una malattia, come forse tutte le passioni, che diventano patologiche perche' ci sostengono e ci consumano. Ma non e' la piu' bella. Troppe cose non mi piacciono. Per questo non l'ho passata ai miei figli. Io voglio che se incontrano uno della roma riescano a parlarci.
Io je devo sputa'.

qua' c'e' tutto.

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balivox

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Guy,se mi prometti di sederti sulle scalette vicino a me raccontandomi tutti gli aneddoti che ti legano alla Lazio,mi abbono. Ti concedo,ai nostri gol, di interrompere i racconti ed urlare "Goooooooooooooooo".

porgascogne

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Citazione di: mdfn il 03 Giu 2014, 19:54
Anche a me è capitato di riflettere sulla presunta inutilità del pallone, i ventidue in mutande, lo strumento di controllo sociale.
Mi sono risposto che è un pregiudizio, che avevo e che ora mi sono tolto.
Per me la vita è fine a se stessa, non esistono priorità universali o tempo trascorso meglio di un altro. Se la Lazio, o le persone che l'hanno incarnata, mi hanno toccato più di molte altre attività umane, allora vuol dire che hanno avuto un senso e pure bello profondo. Non lo so spiegare, anzi è impossibile. Posso dire che la Lazio a volte l'ho vissuta con molte parti del corpo e non solo col cervello.
Cervello, tutti noi ti stimiamo, ma in fondo, perché dovresti essere più importante di una milza, dico per dire, di una ghiandola che non so nemmeno come si chiama, di un pelo del naso?

ralphmalph

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bellissimo topic. Grande guy (e IB)

happyeagle

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La sofferenza in amore è un vuoto a perdere, nessuno ci può guadagnare...




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Cialtron_Heston

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paolo1971

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Comincio col dire che è una considerazione meravigliosa Guy, sei capace di toccare le anime di noi tifosi e senza conoscerti si capisce che sei una persona di cultura, di quella non snobistica ma popolare eppure alta.
Anche io le ho fatte queste riflessioni e nonostante il tempo abbia eroso parte dei sogni di alcuni anni fa, la società sia cambiata nettamente in peggio e non solo perchè sono cresciuto, la Lazio è un pezzo fondamentale della mia vita, un'eredità e come ha scritto Ezra Pound: Quello che veramente ami è la tua vera eredità, questa frase letta in un romanzo mi ha talmente colpito che ho deciso di scrivermela sulla pelle, come un monito.
La mia compagna è padovana e da quando quattro anni fa è scesa a Roma ha cominciato a capire attraverso la sua esperienza diretta e i miei "insegnamenti" cosa significa il calcio in questa città. Poi quando le racconto che mia nipote di sette anni, non tocca la sciarpa della Lazio di mio padre perchè il padre giallozozzo glielo ha vietato, mi guarda come fossimo tutti dei marziani ed io ho anche difficoltà a dargli torto ma questa è Roma, questo è il calcio per molti di noi.

hidalgo

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Splendido topic di servizio.
Al cuore.




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er polipo

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Citazione di: paolo1971 il 04 Giu 2014, 21:40
Comincio col dire che è una considerazione meravigliosa Guy, sei capace di toccare le anime di noi tifosi e senza conoscerti si capisce che sei una persona di cultura, di quella non snobistica ma popolare eppure alta.
Anche io le ho fatte queste riflessioni e nonostante il tempo abbia eroso parte dei sogni di alcuni anni fa, la società sia cambiata nettamente in peggio e non solo perchè sono cresciuto, la Lazio è un pezzo fondamentale della mia vita, un'eredità e come ha scritto Ezra Pound: Quello che veramente ami è la tua vera eredità, questa frase letta in un romanzo mi ha talmente colpito che ho deciso di scrivermela sulla pelle, come un monito.
La mia compagna è padovana e da quando quattro anni fa è scesa a Roma ha cominciato a capire attraverso la sua esperienza diretta e i miei "insegnamenti" cosa significa il calcio in questa città. Poi quando le racconto che mia nipote di sette anni, non tocca la sciarpa della Lazio di mio padre perchè il padre giallozozzo glielo ha vietato, mi guarda come fossimo tutti dei marziani ed io ho anche difficoltà a dargli torto ma questa è Roma, questo è il calcio per molti di noi.

In questi casi, tu prendi a brutto muso il padre difettoso di quella povera creatura e gli dici che la figlia ha diritto ad amare il nonno anche attraverso quella sciarpa. Nessuno le impedirà il tifo per le merde, se mai la sventura si accanirà su di lei: ma quella sciarpa non c'entra un emerita amazzonia con il calcio.
D'altronde, ma questo ce lo possiamo dire solo tra di noi, a Roma la Lazio è molto più di una squadra di calcio: è una disciplina di vita, l'imparare a nuotare contro corrente.
Noi siamo la Lazio.

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Cliath

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