Citazione di: fish_mark il 10 Feb 2016, 11:29
Dal concetto di crescita lenta ma costante, siamo passati alla spinta verso l'alto, non verso il basso. Basta guardare le annate sportive e i dati di bilancio per descrivere un'altra immagine molto più adatta a descrivere la realtà di questa Lazio: il pendolo.
Il problema non può riguardare 97 squadre italiane, ma soltanto quelle sei o sette che se lo possono seriamente permettere e tra queste c'è la Lazio, di diritto. Il fatto che ci siamo riusciti una volta e mezza nel corso degli ultimi 10 anni significa che le potenzialità ci sono ma non sono pienamente espresse. Il nostro monteingaggi poi è tra i top 30 di Europa, non di Italia.
Pioli è lo stesso tecnico a cui gli è stata lasciata inalterata la rosa dello scorso anno, adeguata per una stagione senza coppe, inadeguata per una stagione come l'attuale nella quale gli impegni sono aumentati in numero e in qualità. Non è la prima volta che tutto questo accade.
Un dato su cui riflettere.
Il 10 febbraio 2015, nella stagione 2014-15, la Lazio aveva giocato 26 partite ufficiali (22 di campionato e 4 di coppa Italia)
Il 10 febbraio 2016, nella stagione 2015-16, la Lazio ha giocato 35 partite ufficiali (24 di campionato, 2 di coppa Italia, 2 di Champions, 6 di Europa League e 1 di Supercoppa)
Lo scenario che avevi davanti a maggio, alla vigilia dell'ultima partita di Napoli era già chiaro. Europa League, al massimo un preliminare di Champions e magari la Champions. Avevi un parco attaccanti da rifondare, nonostante lo score e una difesa dove andava aumentata la qualità in vista dei doppi impegni, per non parlare del resto.
Né l'uno né l'altro è arrivato. Non c'è nessuna tragedia umana e sportiva, ma una grande delusione per come si lavora per arrivare a questi risultati. La prospettiva poi nel calcio è la prossima stagione, non il piano quinquennale.
Marcantonio è capace di ben altre metafore, ma almeno questa è immediata.
Bene, il succo del tuo post è che stamo messi perlomeno bene ma non benissimo. La società può fare di più e meglio ma non siamo alla morte, all'agonia o allo sfascio.
Dal che si puo' dedurre che e' giustificata e giustificabile la delusione e non l'abbandono.
Ne tantomeno 'sto clima da tragedia greca.
Anche perché chi va in campo, salvo scarso impegno, secondo la vostra teoria, e' vittima del gestore tanto quanto i tifosi.
Quindi perché deve essere abbandonato a se stesso?
I conti non tornano e delle due l'una.
E difatti io, nella mia mediocrità, il sostegno alla squadra, non glie lo faccio mancare.
Su una cosa sbagli.
La Lazio può crescere solo coi piani quinquennali. Sempre che azzecchi quasi tutte le mosse.
Altrimenti, se non ti arriva uno che inietta ingenti capitali o fai un paio di cento milioni di debiti, sempre a ridosso della Champions rimani. Un anno puoi arrivare terzo e uno settimo. Lo dice la logica e la nostra storia.
L'unico che ha forzato la mano in cinque anni t'ha portato dal paradiso all'inferno. Quello vero però.
È questo il vero problema.
Accettare il fatto che la Lazio a queste condizioni date può viaggiare al massimo a questi livelli. E siccome più o meno ci viaggia, Lotito sta facendo più o meno il suo.
Capisco che tarpa le ali ai sogni di gloria ma neanche parliamo di mangiare merda.
Quello l'abbiamo già fatto per tantissimi anni. Direi che abbasta e avanza.
Mi da più certezze e soddisfazioni questa Lazio che pendola tra il settimo ed il terzo posto piuttosto che quella che andava a fare gli spareggi col Campobasso (cito 'sta cosa perché in altro post hai scritto che a te il solo pensiero di poter tornare li ti perplimerebbe).
Dopodiché, in serie A, sono già sei o sette le società fallite per indebitmento finanziario e siccome Loporco non c'ha coperture, al primo posto mette l'equilibrio di bilancio ed evita come la peste il vortice dei debiti e dei bond a tassi da usura.
È popo uno [...].
Può fare meglio, ovvio che si. Ma qua c'è una situazione ambientale che pare che domani giochiamo lo spareggio salvezza col Verona per non retrocedere.
Ultima considerazione: non puoi scrivere che nel calcio vale l'oggi e poi fai continui riferimenti con tabelle e commenti a dati storici o storicizzati. O vale sempre la prospettiva temporale o non vale mai.
Io invece penso che la storia conta cosi come la memoria dei fatti e delle cose. E, molto ma molto sinceramente, a dirla tutta, il Laziale che rivendica la sua storia con un pizzico di orgoglio e una certa serenità di giudizio, oggi allo stadio, a vedere la sua Lazio, ci dovrebbe andare con le ciavatte e la pipa in bocca.
Anche se la stagione e' deludente rispetto alle aspettative.
Possono essere messi in discussione i risultati e le politiche di gestione ma l'attaccamento ed il sostegno alla maglia ed ai ragazzi che vanno in campo proprio no.
E questo concetto nella sua semplicità mi pare evidente.