Citazione di: luilhafondata il 04 Set 2012, 09:36
se non sbaglio non e' la prima volta.
Ci fu anche quell'articolo di presa per il ciulo dopo la partita di Udine e il fischio venuto dalla panchina..se lo trovo lo linko.
La scena madre
I fantasmi della Lazio così stanchi di guerra in rissa contro se stessi
di Gabriele Romagnoli
A ciascuno la sua impressione. C'è chi, a partita morente nello stadio Friuli, ha creduto di udire il triplice fischio che segna la fine. A me, poco dopo, è sembrato di ascoltare una strofa scritta da Mogol per Lucio Battisti: «E prendere a pugni un uomo solo perché è stato un po' scortese, sapendo che quel che brucia non son le offese». Ovvero: musica per un pretesto.
Tutto quel che è successo al termine di Udinese-Lazio è uno straordinario showdown psicanalitico. In campo non ci sono calciatori e dirigenti, ma rabbia, impotenza, frustrazioni, alibi preconfezionati. Scusate, non era un gioco? Appunto, il gioco della vita. E voi state lì, azzimati sugli spalti, a pretendere che abbia un senso? Guardate meglio.
L'ultimo arrivato, in maglia bianconera, caracolla sulla fascia destra. Non ha destino né scopo. La sua squadra è in vantaggio di un gol, il cronometro è sfiatato, basta tenere palla e quello lui sta facendo, nulla di più. Quando arriva il fischio fasullo succede qualcosa apparentemente inspiegabile: soltanto i laziali ci cascano. Anzi, cascano. Marchetti, portiere devoto, si butta a terra e rimette i suoi peccati. I terzini spengono il motore. L'allenatore prende atto. La dirigenza sfolla. L'Udinese continua a giocare. Perché? I suoi giocatori sono sordi? O hanno un udito così raffinato da saper distinguere un fischio da un fischietto? Oppure hanno provato quella scena più volte in settimana, con un complice in tribuna? No. È che i laziali non ne possono più. A prescindere. Sentono la fine perché la vogliono sentire, non desiderano altro. Da settimane la loro classifica ha il punteggio inciso nel marmo, ci vogliono martellate da uomo Plasmon per cambiarlo. Continuano a perdere i pezzi e senza Klose i miracoli a tempo scaduto sono utopie. Hanno visto avanzare nel retrovisore armate già vinte: il Napoli spalmato dal Chelsea, l'Inter stramacciata. Ora, addirittura, siedono a fianco. E con loro questa Udinese che non si sbriciola mai. Va bene, si è perso ancora, tutti giù per terra.
Invece non è finita. Quelli che non (ci) sono cascati vanno avanti e segnano ancora. Un bel gol, perfino. A porta vuota, certo, ma più difficile di un rigore. Dopodiché, cosa cambia? Il calcio non è logica, la testa degli uominineppure, ma davvero: fosse stato il gol dello 0 a 1, si fosse fermato il laziale che stava andando a pareggiare, allora ci sarebbe stato un possibile torto a cui reagire. Così, invece, è solo questione di stizza. Contro chi? L'arbitro Bergonzi? E che doveva fare? Annullare il gol valido? Fischiare tre volte anzitempo per impedirlo? Espellere lo spettatore impostore? No, il bersaglio è un altro.
L'Udinese? I suoi uomini? Che cosa potevano fare? Buttare via la palla perché gli avversari erano stanchi di guerra? Neppure questo. I laziali furiosi ce l'hanno con se stessi. Perché non ce la fanno più, se non a fare la figura dei fessi. Marchetti, il portiere devoto, esce dalla grazia di Dias e spintona l'arbitro; Scaloni ha un raptus; i dirigenti li puoi vedere in decine di immagini da mostrare ai figli mentre crescono: bocche spalancate per inutili grida, uno calcia l'aria e cade, uno sembra il ministro Giarda inferocito, Lotito sembra Lotito. In rissa contro se stessi. Non han perso niente che non avessero già perduto. Non c'è danno, soltanto beffa, mabrucia infinitamente di più.
Tanto varrebbe che si menassero tra loro, ma è sempre meglio cercare capri espiatori, colpevoli di scorta, imprecare contro una invisibile entità, lassù, che ci prende in giro. Una divinità minore, che aveva soltanto fretta di andare a casa e non ha neppure guardato da che parte stava il pallone.
Strana stagione, questa della Lazio. L'allenatore si è dimesso, è stato licenziato, ma a occhio è sempre quello. L'attacco ha cominciato con Klose e Cisse, che facevano paura, e finisce con Rocchi e Brocchi, che fanno il solletico. A un certo punto ha adocchiato il secondo posto e adesso sta buttando il terzo. Arrivata a un passo da Honda, è rimasta senza benzina.
Quelli che sono andati alla carica contro se stessi hanno espresso un ultimo desiderio: farla davvero finita lì. Marchetti e Dias sono stati accontentati, non soffriranno più: squalifica fino alla fine, quella vera. Tutto è perduto, anche l'onore.
Resta un solo obiettivo: almeno chiudere davanti a quell'ipotesi di squadra che è la Roma. Mancano tre mani di ciapanò, potrebbero perfino bastare per il sorpasso della tartaruga sulla lumaca. Nel caso, non fischiate i laziali, o si bloccano e non giocano più.