Citazione di: cosmo il 05 Set 2012, 23:32
Il mio suggerimento è di prenderla anche un po' a ridere. Ormai ogni giorno c'è un motivo per avvelenarsi, e spesso il veleno viene distillato in quelle pagine che molti odiano, altri ignorano, qualcuno giustifica. Ma che ce frega, ma che ce importa. Semo romani, dovremmo ripetercelo più spesso.
Credo che sia una questione di stereotipi, congiunture astrali e sessualità.
Ho letto alcuni pezzi DEL Romagnoli e non mi piace. Non so quanti anni abbia, ma il suo stile di scrittura è adolescenziale, ricco di punteggiatura superflua, neologismi, aggettivi a iosa. Di solito lo fanno i ragazzi alle prime armi per stupire, ma i punti esclamativi sono applausi che uno fa a se stesso diceva Moravia (nel momento in cui cito Moravia, sono consapevole che trattasi di citazione forzata, appunto adolescenziale, ma la dichiaro: un po' come le palle da biliardo in una partita a 125 e le scuregge a cena con gli amici – il rutto è libero – ndr). Uno psicologo americano definirebbe Romagnoli "flamboyant" e "childishly competitive". I suoi pezzi di colore hanno colori più intensi e altri sbiaditi, sono inutili ma rafforzano uno stereotipo. Tale stereotipo in quest'anno di congiuntura astrale si gioca il piatto ricco e pesante, prima della morte certa. La Repubblica è lenta, non è rock (malgrado Assante e Castaldo) e mi lego a ciò che ha detto Porga; La Repubblica è pachidermica e fuori moda nella forma, pressappochista nei contenuti, in primis quelli sportivi. Non ci capiscono granché. Ma è uno stereotipo che va alimentato: il tifoso romanista, di sedicente cultura medioalta, legato a suggestioni sinistrorse, attenta ai consigli libreschi di Baricco, col barbur le tods e la cena alla Garbatella in mezzo alla settimana perché si trova parcheggio e fa tanto romanoderoma.
Ha ragione V. quando esterna il suo timore che si siano accaparrati un pezzo di cultura, una tonnellata di editoria, un centinaio di litri di suggestioni e mistero, di storie – spesso gonfiate – da raccontare. Vorrei tranquillizzare V.: da quel punto di vista hanno già vinto, ma direi anche sti caxxi. Lassa perde.
E noi glie dimo e noi glie famo: c'hai messo l'acqua e nun te pagamo!
La reputazione che the Scalfari Journal si è costruita negli anni costringe la redazione a fermare ad ogni posto di blocco la Lazio e i laziali che si sono contraddistinti negli anni per vessilli e cori di nera memoria. E anche se i vessilli diminuiscono e i cori ormai sussurrano, Giannini e soci devono calcare la mano in quella direzione. Chissenefrega degli altri laziali non omologabili, quando ce ne sono da omologare. L'unico modo per resisterci e illudersi che anche noi siamo sintetizzabili. Lassamoli campà così, che me sa che campano male.
Ma gli stereotipi sono in trincea. Quest'anno specialmente, perché c'è una congiuntura astrale, ovvero l'ultima chance per Titty e il santone Zeman di vincere qualcosa. E se vincono quest'anno, la storia verrebbe riscritta a loro piacimento; più che altro avrebbero il nulla osta universale per riscriverla con immaginabili conseguenze ultradecennali. Poveri posteri.
Di Zeman se ne parla già in molti topic su CALCIO, di titty se ne è parlato tantissimo ed entrambi soddisfano la propensione all'idolatria di chi è impotente e/o sessualmente represso. Un vecchietto di 65 anni con la tuta che smagrisce il c.ulo non può competere con un pezzo di marcantonio come Petkovic, alto-mascella volitiva-occhio azzurro. Petko è il desiderio sessuale nascosto di ogni donna romanista, sola dentro la stanza che con una mano, una mano si sfiora mentre il marito si fa i rasponi sul divano sentendo Mangiante, sognando di 4-3-3, sbavando davanti all'ennesimo rigore del capitano.
Petkovic spacca. Petkovic è omo vero, rimorchione alla Eriksson, tecnologico come James Bond, poliglotta come un premio Nobel.
Di là c'hanno un ceko che, malgrado i 40 anni in Italia, nasconde la pessima grammatica nel filtro dei monosillabi e confidando nella sordità intellettuale di chi l'ascolta. Una nidiata di post-sessantottini che hanno copiato all'esame di maturità e s.culato davanti alle cattedre universitarie.
I repubblichini alternano articoli di inchiesta unilaterali a ritrattismi che dovrebbero tastare il polso di una città. Roma. Figuriamoci. Solo un fine scrittore ne potrebbe odorare le viscere, racchiudere in un verso la sontuosa strafottenza, restituire al popolino semianalfabeta l'immane potenza di una città eterna (Avete visto? Che ci vuole a fare il ritrattismo adolescenziale a-la Romagnoli? Manco me sto a impegnà).
Ma come, nell'anno delle congiunture astrali e delle riunioni fra stereotipi tipo Kansas City, un serbo si permette di mettersi in competizione per il ruolo di profeta? Meglio abbatterlo, piano piano. Ma conta quella stanza buia, quel dito bagnato di saliva che si strapazza il capezzolo mentre un altro si infila là dove il marito non soddisfa più. Solo Petko, quel pezzo di Petko può esaudirne i desideri roventi.
Mapperò noi semo quelli che glieri risponnemo in coro....
bravo Cosmo, m'hai fatto mori', per quanto non sia d'accordo con qualche singolo passaggio
la classe non è acqua
e comunque: ma che ce frega, me che ce 'mporta...
quanto allo striscione che tanto vi agita, sono d'accordo con luilhafondata: come esempio di striscioni da non ripetere ci sta, come ce ne starebbero tanti giallozzozzi, quelli su Paparelli o magari "Lazio-Livorno stesse iniziali stesso forno".
non vedo una campagna antilaziale del Messaggero, non sarebbe neanche nelle sue corde... è solo il solito stereotipo e come al solito si colpisce più di qua che di là