Il problema di questo Paese è che molti giornalisti/opinionisti/ e persone del mondo del calcio che informano, o che cmq distribuiscono pareri che vanno poi a condizionare la pubblica opinione(ahimè anche taluni uomini di legge) ignorano e/o non conoscono i principi del diritto e la giurisprudenza in genere, penale, civile ed amministrativa, oppure fanno finta di non conoscerla perché in malafede, in quanto hanno come obiettivo un certo teorema prestabilito.
Mettiamo un po' d'ordine nella vicenda:
-il PM, Di Martino in questo caso, è colui che conduce le indagini, ovvero chi, a indagini concluse, ed a seguito di eventuale e successivo rinvio a giudizio, costituisce la pubblica accusa nel dibattimento, meglio conosciuto come processo, indi per cui le sue opinioni non sono né possono essere imparziali o equilibrate, ma sono di per sé indirizzate in quanto quel soggetto rappresenta l'accusa; orbene nell'opinione pubblica, manipolata per l'ignoranza/malafede dei mass-media, si ha invece la percezione che il giudizio o l'opinione di un PM sia "la verità", soprattutto perché, e fateci caso, il PM viene appellato "giudice".....avviene spesso...."......il giudice Di Martino....", viziando la percezione dei fatti da parte del cittadino lettore/spettatore;
-certi indizi(perché tali sono) quali le dichiarazioni de relato, ovvero il riportato da altri, e non per testimonianza diretta, tabulati telefonici, incontri, amicizie, circostanze e coincidenze sono per l'appunto necessari ed utili per aprire un fascicolo d'indagini, alimentare l'indagine stessa, mediante l'uso di strumenti più specifici finalizzati all'accertamento dei fatti, al fine ultimo di arrivare alla fase dibattimentale dove questi elementi dovranno poi portare alla formazione di quelle che poi volgarmente vengono chiamate prove, per arrivare alla cosiddetta verità processuale. Nello specifico gli indizi, per quel che si sa, emersi nell'indagine riguardante Lecce-Lazio e Lazio-Genoa sono di per sé utili, sufficienti e rilevanti ad alimentare l'indagine, portarla avanti, far creare nella testa di chi indaga una certa idea di teorema accusatorio, ma se gli indizi non trovano riscontri più concreti sono destinati a rimanere tali; inoltre se l'indagine è iniziata dopo che questi fatti sarebbero accaduti, ovvero il momento storico delle due partite, va di per sé il fatto che non si può tornare indietro nel tempo e sapere cosa si sono detti al telefono o di persona, al massimo si possono ricavare, come è avvenuto, tabulati e/o informazioni più generiche; in casi di scommesse illecite o partite truccate è fondamentale trovare il flusso del danaro e la prova dell'accordo, cosa che da sé non può dire un semplice tabulato, e questo è esplicato benissimo nella sentenza della Commissione Disciplinare, che oltretutto non ha bisogno neanche di prove, a differenza del processo penale, in quanto la stessa non ha trovato elementi nemmeno utili a formare un convincimento idoneo a far ritenere le gare alterate.
-La valenza professionale di un PM si misura proprio su quanti fascicoli d'indagine vanno a concludere il loro iter nella fase dibattimentale, mediante rinvio a giudizio, e soprattutto se il dibattimento stesso si conclude con il riconoscimento del buon lavoro fatto, che significa condanna degli imputati; da quel che si evince sembrerebbe che elementi ulteriori non ve ne siano, oltre ai soliti cotti e biscotti, anche perché, non esistendo macchina del tempo o similaria, non si può tornare indietro nel tempo e mettere sotto controllo telefoni o usare microspie nascoste, finalizzate a portare alla luce i contenuti delle conversazioni, e, non essendocii cadaveri o fatti di sangue, gli incontri o telefonate sono fini a se stesso.
-In tutto ciò, sottintesa l'inopportunità e la volgarità delle dichiarazioni di Di Martino, è normale che il PM si senta bruciare, in quanto sa che l'indagine, quasi biennale oramai, non ha portato alla luce quanto da lui teorizzato, in quanto si basa su un fatto tanto sbandierato e più volte ripetuto quanto non per nulla accertato e soprattutto inesistente al momento: L'alterazione mediante accordo delle partite Lazio-Genoa e Lecce-Lazio, nonché, cosa più importante, l'esistenza di una organizzazione che truccava le partite di serie A......a differenza di un omicidio dove il fatto, ovvero l'uccisione della persone è di per sé fatto storico, ovvero accaduto, e magari non si riesce a scoprire l'autore, in questo caso il fatto da cui scaturisce l'accusa contro questo o quel soggetto è di per sé un ipotesi SOLO TEORIZZATA, frutto di una ipotesi investigati, e NULLA PIU'.
LAZIO-GENOA e LECCE-LAZIO allo stato dei fatti sono state gare REGOLARI, non c'è nessuna sentenza o fatto acclarato che possa far considerate le due partite "aggiustate"........il castello accusatorio mediatico si basa su due FINTE VERITA', su DUE NON FATTI, ripeto il cadavere non è mai stato trovato, il fatto non c'è, nessun tesserato che ha giocato quelle partite ha ammesso di aver giocato con il fine di alterare il risultato o per accordo raggiunto precedentemente.
Si segue un assioma scontato, oramai entrato nella testa delle persone sono perché alcune testate continuano a dare per scontato che quella che è SOLO un'ipotesi investigativa sia un fatto VERO, mentre tale non è, è, al momento, solo un racconto ipotetico, anche se ben confezionato, fatto di piccoli indizi e nulla più.
Questo sbandierare, infine, sempre queste prossime e clamorose novità è oramai un bluff acclarato, finalizzato a far smuovere delle acque oramai calme, immobili.
Gli avvocati di Mauri devono continuare ad avere una strategia d'attacco, come già hanno fatto in primo grado, per contrastare un certo movimento d'opinione che ha come scopo quello di condizionare l'opinione della Corte Federale, bisogna che attacchino e mettano, come già fatto, i fatti avanti a tutto; in tale ottica, oltre ai legali di mauri, mi conforta la figura dell'Avv. Grassani, difensore di Milanetto e del Genoa.