Vado fuori tema per entrarci:
(piccola premessa, il post di GM l'ho letto tutto, anche perché sono solidale nella prolissità

)
a cosa serve un corteo in democrazia?
Non cambia la legge. Non vincola in alcun modo chi potrebbe cambiarla. Non propone nulla nello stretto immediato.
Nei casi più eclatanti mette addirittura in discussione le istituzioni vigenti, a volte arriva persino a metterle in crisi e per giunta senza proporre un'alternativa credibile sul piano prettamente istituzionale.
Rischia di produrre più danni che soluzioni sto maledetto corteo...
E allora perché da almeno duecento anni vengono considerati una delle espressioni principali della democrazia e ne facciamo (almeno alcuni di noi) a ripetizione? Siamo isterici o forse stupidi?
Può darsi.
Magari non GM, ma qualcuno questo lo crede davvero, tanto che negli ultimi anni abbiamo vissuto un "leggerissimo" restringimento degli spazi di agibilità democratica. Proprio partendo da questi presupposti.
Io, che dalla parte del torto mi ci metto per principio da quando me l'ha suggerito Brecht, credo che le contestazioni servono a due cose:
- ai contestatori a riconoscersi tra loro (
anvedi oh, ma allora non so l'unico steronzo a pensà sta cosa. ma allora siamo tanti!)
- alla controparte per misurare il grado di dissenso (
anvedi oh, ma allora non so una sparuta minoranza, nonostante sia quello che dichiarerò nell'intervista tra mezz'ora)
Le contestazioni misurano un rapporto di forza.
Questo cambia direttamente le cose? No.
Lotito resta Presidente e ultimo decisore sul tema SS Lazio, così come il Parlamento resta quello che fa le leggi.
Ma sulla base di questo rapporto di forza ognuno opera le sue scelte.
Se domenica uno stadio intero fischia Lotito non mi venite a dire che il dato è irrilevante
Così come se 1 milione di persone scende in piazza anche il governo più sordo e scemo due conti se li fa.
Le contestazioni sono rischiose? Si.
Perché ti puoi far prendere la mano e magari ti ritrovi nel corso di una rivolta quando volevi solo fare un appunto.
Le contestazioni sono rischiose perché posizioni diverse da quelle iniziali, magari le più irragionevoli, possono diventare egemoni (guardiamo la Siria...).
Le contestazioni oltre che rischiose possono essere inutili, perché di fronte si trovano un muro sordo e quindi restano fini a se stesse.
Ma senza contestazioni la democrazia diventa un simulacro privo di senso, una dittatura mascherata.
E quindi è un rischio che tocca correre, alla ricerca di un equilibrio dinamico tra i due estremi che trasforma i rischi in virtù.
Non è un'accusa che rivolgerei mai a GM o a qualsiasi altro netter, ma chi mette sempre l'accento ai rischi della contestazione facilmente si trasforma in un burattino del potere. In modo più o meno consapevole.