Se quattro squadre programmano per vincere lo scudetto, una riesce e tre no.
E' quasi ovvio, dunque, che programmare non sia sinonimo di successo.
Inoltre, la parola programmare in sè non vuol dire niente.
Va riempita di contenuti che variano da contesto a contesto e che possono anche essere diversi a parità di contesto ( la programmazione dell'Inter o del Milan può non essere la stessa, ma certamente non sarà identica a quella dell'Atalanta o del Bari).
Chi non programma e si affida all'intuito, però, difficilmente riesce. E, di certo, non dura nel tempo.
Di contro, è vero che è difficile distinguere le squadre che programmano da quelle che non programmano. Perchè di solito si tende ad identificare le squadre che non programmano con quelle che falliscono. Il che non è assolutamente vero.
Direi che si può definire "una società che programma" quella che si pre-fissa un obiettivo (sportivo) compatibile con le proprie possibilità e , poi, si dà un'organizzazione e dei mezzi per raggiungerlo. E cerca, nei limiti del possibile, di finalizzare ogni atto ed ogni iniziativa societaria verso quell'obiettivo. Che poi può essere raggiunto, mancato o superato.
In quest'ottica:
Obiettivi della Lazio (dichiarati dalla società, non sperati da noi) ? Boh
Organizzazione della Lazio ? Boh (DS serve sì o no ? Peruzzi serve si o no ? Per non parlare dell'Ufficio Stampa e di eventi comici come quelli del motivatore)
Mezzi della Lazio ? Boh (pochi si dice, però spende ...)
Il programma della Lazio per me, ad oggi è: boh.