Festeggiamenti

Aperto da Adler Nest, 05 Mag 2023, 21:03

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Tarallo

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Pan vi sta umiliando.

geddie

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Il napoli nel 1926 nasce come associazione calcio Napoli, modificando dal football club Naples. Facile che l'abitudine a chiamarlo Il Naples si sia sovrapposta. Chiamarla la Napoli suona male, come il Roma.O anche quando in Basilicata me la chiamavano il Lazio.

RG-Lazio

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Ma vá...

mi sono perso questo Topic  :o

per scaramanzia non volevo manco leggere cosa si intendesse per festeggiamenti.

Pensavo volevate organizzare una festa per la Ch.L. e mi sono grattato...poi ho visto pagina 12 e ho scoperto un´universo

Vabbé sono a pagina 8....fino a pagina 8 sto con Fat su tutta la linea...soprattutto perché da Laziale non romano, mi sono davvero sempre "identificato" solo e soltanto nel club.

ps: condivido anche l´interpretazione come di Roma come cittá per certi versi provinciale e poco cosmopolita.

comunque all´estero siamo "Lazio Rom" per il semplice fatto che in UK e in Germania é normale la separazione tra cittá e club.

Adler Nest

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kelly slater

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Citazione di: pan il 09 Mag 2023, 18:26
le merendine fagottini pasquier
Ottimi anche i pancake al cacao della Pasquier

Adler Nest

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Citazione di: kelly slater il 09 Mag 2023, 20:26
Ottimi anche i pancake al cacao della Pasquier
Comprate italiano!!!

kelly slater

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Introduco un altro elemento.
Da sempre Roma è una città fondata sul dualismo.
Romolo e Remo, i Consoli che erano sempre due, gli antagonismi tra generali, il dio Giano bifronte (che non esiste nella tradizione greca).
Il tentativo del 27 di ridurre a uno questo dualismo è fallito allora e per sempre, ma sarebbe opportuno riequilibrare numericamente le due fazioni, e questo si fa in primis coi successi sportivi, ma anche evitando gli atteggiamenti elitari da "noi felici pochi" e sopratutto non rinnegando mai la nostra origine romana.

adiutrix

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Citazione di: FatDanny il 09 Mag 2023, 17:43


Adiutrix c'è un articolo sul sito FIGC, non in fatdanny.com, ma ti sono serviti dodici post anche solo per capire la regola di cui stavamo parlando (vedi esempio del Napoli, che invece conferma la regola suddetta), manco stessimo spiegando equazioni quantistiche non lineari.



Non stiamo nemmeno spiegando lo sfasamento termoionico delle coppie perchè l'argomento è molto più semplice.
Tu insisti con la peculiaretà  del LA roma come una eccezione divina invece già solo con l'esempio dell' Alessandria e l' Andria (mi sono fermato alla prima lettera dell' alfabeto) 'sta cosa del LA associato alla roma come se fosse un comandamento di Mosè è già caduto.
Ho sollevato il fatto, che l'eccezione eventualmente sarebbe della Lazio, nome maschile che invece viene chiamata LA Lazio e qui mi viene risposto (tu) che dato che dalla Lega la Lazio è una società, quindi femminile, prende l'articolo determinativo femminile, LA.
Però poi mi chiedo come mai per il Napoli questa regola non vale, dato che il Napoli è una società , quindi femminile e viene comunque chiamato il Napoli.
Qualcuno, qui, ruba.
Per carità, io lo so di essere un sercio, però qualcuno me frega.

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Maremma Laziale

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Citazione di: guido 59 il 09 Mag 2023, 17:15


Il Benfica, per dire, ha un botto di tifosi (sono caratterialmente come le merde), al contrario lo Sporting Lisbona malgrado abbia il nome della città, ha molti meno tifosi; a detta di qualche tifoso che ho conosciuto, si considerano elittari ecc...


In realtà si chiama Sporting Clube de Portugal (SCP). Ci ho litigato un pomeriggio intero con un mio amico :)

Tarallo

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Citazione di: Maremma Laziale il 09 Mag 2023, 20:57
In realtà si chiama Sporting Clube de Portugal (SCP). Ci ho litigato un pomeriggio intero con un mio amico :)

A chi di noi non è capitato?

JSV23

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Citazione di: Maremma Laziale il 09 Mag 2023, 20:57
In realtà si chiama Sporting Clube de Portugal (SCP). Ci ho litigato un pomeriggio intero con un mio amico :)
Anche la Real Sociedad nasce come (Real)Sociedad de Football de San Sebastián...

Noi abbiamo deciso di chiamarci Lazio.
Il perché, il vero perché, forse non lo sapremo mai.
Io non sono romano anche se 24 dei miei 37 anni li ho vissuti qui e ci vivo tutt'ora.
La Lazio mi ha sempre dato l'idea di essere qualcosa di più grande, di più inclusivo.
Un qualcosa che va oltre la città di Roma.
Mio padre tifava Lazio, tutta la mia famiglia era juventina.
Ho scelto la Lazio per mio padre, sicuramente, ma anche perché me la raccontava come qualcosa di diverso (romanzando sicuramente).
Per me, quando ho scelto di tifare Lazio, era indifferente se fosse Roma o Urbino.
Per me la Lazio era la Lazio, più grande di una città, qualsiasi essa sia. La Lazio è una storia bellissima, vera e spontanea. La roma è un prodotto. Come un dentifricio, un succo di frutta. Pensato, studiato e pubblicizzato per essere venduto ai suoi clie...ehm tifosi. E gli serve questo vestito, il rimarcare il legame con Roma. Perché se a loro togli questo, non resta molto.

Ovviamente la Lazio è parte di Roma, è un gioiello di questa città.
Ma è anche tanto altro.

Quintino

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Dopo le diatribe su SMS, mi affaccio su questo interessante topic. Ho letto tante tesi ben formulate ma vorrei aggiungere delle mie considerazioni maturate in 16 anni di lavoro su LazioWiki. Il lavoro che facciamo si basa soltanto sui documenti ufficiali, fonti primarie e tutto ciò che è verificabile. Naturalmente la documentazione è in nostro possesso ed è costata anni di ricerche in archivi, biblioteche, emeroteche, case private ecc.
In base a ciò che abbiamo appurato, abbiamo dedotto che una certa confusione che si è creata sulla genesi della Lazio si deve alla comunque magnifica e lirica opera di Mario Pennacchia "Storia della Lazio", pubblicata nel 1969. Non si tratta di disistimare il grande maestro, che mi ha onorato della sua prefazione per due miei libri, fu la non oggettività dei fatti narrati dal suo testimone a trarlo in inganno, unita all'estrema fretta con cui, causa il giornaliero stillicidio dell'editore, fu costretto a procedere. Egli basò il racconto delle origini soltanto su ciò che gli venne narrato da un pioniere, notoriamente narcisello, che o per erigersi a unica voce ufficiale o per deficit di memoria su fatti accaditi quasi 70 anni prima, immaginò cose mai avvenute e, pertanto, mai provate. Ed è un peccato, perché quando Mario scrisse il libro non sapeva che erano vispi e arzilli ben due fondatori e un grande numero di pionieri tra cui, in primis, il grande Tito Masini, memoria storica della Lazio del 1900 e lucidissima persona, tanto che fu scelto a interpretare il magnifico e ieratico "cardinale" nel felliniano "8 e mezzo".
La "fabula" pennacchiesca ha fatto credere ad ogni laziale che la mattina del freddo 9 gennaio 1900, i fondatori posizionati davanti al barcone spogliatoio fluviale del Pippanera, decisero che la società che avrebbero fondato nel pomeriggio si sarebbe chiamata Lazio, avrebbe avuto i colori biancocelesti in onore di quelli della bandiera della Grecia patria delle olimpiadi, avrebbe avuto per simbolo l'aquila e avrebbe adottato il motto sallustiano. Solo la prima asserzione è vera.
-   La Lazio nacque priva di colori. In ogni fotografia la maglia sociale è bianca (v. la celebre foto di Bigiarelli del 1901 mentre gareggia in Belgio). In alcun documento ufficiale e in alcun reperto emerotecario si nominano una sola volta i colori biancocelesti.
-   Le olimpiadi, con la nascita della Lazio, non hanno alcun rapporto. Anche in questo caso ci soccorrono la mancanza di testimonianze scritte e soprattutto il fatto che le olimpiadi del 1900 erano completamente ignorate da chiunque. Il Messaggero, durante lo svolgimento dei giochi parigini, dedica un solo articolo sull'argomento e in esso si parla di giocolieri acrobati, funamboli, donne cannone, zucchero filato e dell'abbondanza di leccornie in vendita. Non c'è un solo risultato sportivo, né, tantomeno i nomi degli atleti partecipanti. Era una kermesse circense-culinaria. Ulteriore prova è costituita dal primo punto: le maglie della Lazio non avevano alcun colore.
-   Fino al 1905 nella carta da lettere sociale non c'è alcuna aquila e nel diploma sociale, in possesso di LazioWiki, consegnato ad un podista vittorioso in una gara del 1902 non appare il fiero volatile. Tanto meno ci sono reperti fotografici con il simbolo aquilino.
-   Il motto sallustiano resta un mistero (ma stiamo indagando). Non si ha notizia di un motto sicuramente fino al 1910-1911. Presumiamo che esso apparve nel primo dopoguerra. Per altro il motto non è affatto un'idea laziale: è il motto di numerose associazioni nordeuropee e dell'università di Cambridge, ad esempio.
Direte, ma quarda 'sto scemo che ci distrugge il mito! No, calma.
Se è vero che aquila, colori, motto, olimpiadi sono elementi gratificanti e romantici per ogni Laziale, è certamente più appagante qualcosa sotteso alla fondazione.
Fat dice, ragionevolmente, che la Lazio nasce in Prati. Quindi fuori del centro antico di Roma, proiettata quindi verso un quartiere che il Viviani, seguendo la volontà politica dell'allora governo, avrebbe dovuto realizzare come la proiezione verso la modernità di un'espansione già patrimonio di Parigi, Londra, Berlino ecc. Non è così. La Lazio nasce sul Tevere, asse della città storica, flusso psicologico e memento antichissimo. Già negli ultimi due decenni del XIX secolo, il Tevere diviene un elemento di libertà, liberazione, creatività, gioia di vivere. Chi frequenta le sue acque e le sue sponde? Aristocratici non neri, ricchi borghesi insoddisfatti, omosessuali raffinati, artisti visionari, bizzarri scrittori emarginati, studenti squattrinati, strilloni di giornali, edili, macellai, modesti artigiani. Essi, quotidianamente, entrano vestiti nei canneti con i loro abiti diseguali per qualità, ma quando rimangono in mutande sono tutti uguali. Le classi si parificano, non ci sono differenze sociali. Nascono amicizie tra lo strillone e lo scrittore, si organizzano giochi, si canta, si recita, si mangia insieme con il tovagliolo appoggiato sull'acqua. Si scandalizzano i benpensanti affacciati sui ponti (abbiamo tante foto di nostri fondatori con le virtù in bella vista), non ci sono vincoli morali né leggi opprimenti. Si cerca l'elan vital bergsoniano, il ritorno matissiano ad un mondo primordiale incorrotto. Si creano i Rari Nantes, i [...] (quasi tutti protolaziali), la Romana Nuoto, i Bagni Talacchi (erano macellai). E che c'è di più bello del fatto che i nostri fondatori e pionieri siano partecipi di questo mondo impregnato di libertà? Altro che l'aquila e il biancoceleste! Nel 1901 i nostri giovani fiumaroli, ricordiamolo, siamo una società fiumarola, partecipano ai "Ludi al secolo nascente" una manifestazione positivista antioscurantista. Pazzi scatenati che eleggono il primo presidente sociale, Pedercini, perché fu l'unico a saltare con un balzo su un carro pieno di fieno. Tra l'altro Pedercini scoprì da solo l'emissario del lago di Nemi che gli archeologi cercavano da secoli.
Non vi basta sapere che erano dei libertari anticonformisti? Va bene. Nel secondo statuto sociale c'è scritto che la Lazio persegue la cura del corpo tramite attività atletiche varie. Anche gli altri statuti coevi di altre società affermavano la stessa cosa. Ma la Lazio aggiunge qualcosa di eccezionale: la cura del corpo non disgiunta dalla cultura, dalla conoscenza. Chi più moderni i loro? E' la sintesi della visione dell'uomo greco e poi, in parte, di quello romano. Se volessimo tornare alle olimpiadi antiche si potrebbe dire che sì che è vera la questione dello spirito olimpico delle nostre origini, ma è una posizione quasi spontanea nei comportamenti e non connessa con la stupidaggine dei colori della bandiera ellenica. Quando nel 1903 la Lazio passava una gravissima crisi finanziaria, I Bigiarelli se ne erano andati in Belgio, altri se ne andarono fondando la Virtus, il povero Tito Masini, Dio lo benedica sempre, si mise alla ricerca disperata di un presidente affidabile e prestigioso, si rivolse a Fortunato Ballerini, uomo di sport e segretario della Federazione di Ginnastica. Questi ci pensò un po' e poi rifiutò. Voleva approfondire. Nel frattempo de Coubertin gli scrisse per proporgli di organizzare le olimpiadi a Roma nel 1908. Ballerini si alleprò e leggendo lo statuto laziale pensò che la Nostra potesse essere un laboratorio di sport e cultura come nel più puro spirito olimpico. Accettò nel 1904 la presidenza e fu lui che scelse il biancoceleste e l'aquila, non ad ali spiegate, come colori e simbolo. Da buon massone, la tomba è stata scoperta da LW un paio d'anni fa ed è decorata con la simbologia massonica, vide nella bellezza del corpo e nella pratica della conoscenza, i pioli essenziali di quella scala che conduce alla purificazione. Con lui la lazio ebbe 16 anni di splendore: i soci arrivarono a diverse migliaia, la sede di via Veneto si popolò di premi Nobel, musicisti, cantanti lirici, pedagoghi, benefattori, archeologi di fama, letterati, poeti, scienziati. Divenne il centro culturale più importante di Roma. Nel frattempo i soci si esibivano nel football, nella scherma, nel nuoto, nel podismo. Si vinceva tanto e si apprezzavano le voci migliori della cultura contemporanea. Ballerini creò la Lazio che conosciamo. Senza di lui non staremmo su questo forum e venerdì non giocheremmo con il Lecce. E guardate che questo spiritaccio non è scomparso. Il portato balleriniano è arrivato fino ad oggi. Cosa persegue la Lazio Generale, perché si è creata la Fondazione Lazio? E il Terzo Pilastro? E la Multisport di cui la Lazio è il vertice in Europa? Retaggi di quei tempi. Ovviamente convitata di pietra la Sezione calcio che non ha capito tante cose.
Alla luce di quanto detto mi posso sentire un po' più in alto dei cugini? Dei loro ridicoli SPQR. Dei colori del'Imbero. Delle cialtronate eterodirette? Di Ferdinando e dei Texani? Loro non hanno questo pregresso. I loro dirigenti attuali ce lo hanno confessato apertamente che ci invidiano.
Sì, se loro sono un popolo, io proclamo il mio essere elitario.

Varie: Vaccaro non fu un fascista tuttodiunpezzo. Fu un fascista moderato. Quando nel 1945 fi recluso a Coltano, vi rimase poco perché non autore di nefandezze e violenze. Era soprattutto un uomo di sport. Quando nel 1936 si dovevano scegliere gli atleti italiani per le olimpiadi di Berlino, si impose e pretese la partecipazione del ginnasta Egidio Armelloni, comunista dichiarato e che in quanto tale aveva scontato due anni di carcere duro.
Nel 1927 Vaccaro era molto d'accordo nel fare la fusione. Lo riteneva utile. Quello che non accettò fu il nome e i colori proposti (per fortuna).
Il nome <<Lazio>>. Ma come non si sa perché lo abbiamo adottato? Lo dice Ballerini nel discorso di Commiato dopo 16 anni di presidenza, riportato nel giornale ufficiale "Lazio" del 20 febbraio 1922 che recita: "(Il nome Lazio) come auspicio a conoscere il territorio in tutta la sua ampiezza geografica, panoramica e storica come le glorie del passato richiedono".
Anche questo documento ce l'ha solo LazioWiki.
Consigli per gli acquisti. Ricordate che indico due testi di LW non per guadagnare. LW con i proventi delle vendite ci paga il server (non abbiamo introiti esterni e ci autofinanziamo con quanto esce dalle nostre tasche) e ciò che avanza va in beneficenza certificata. Li indico perché illuminanti e scientificamente inattaccabili. I vertici della Generale credono a ciò che scriviamo e intendono modificare qualcosa dello statuto. Che i fondatori fossero 15 e non 9 è già passato, ad esempio!
"Società Podistica <<Lazio>>. Ideali sportivi, olimpici, unitari, romani e biancocelesti". Autore Marco Impiglia, è Laziale statene certi. 520 pagine di documenti inediti e di scritti che spiegano nel dettaglio i primi 26 anni di Lazio. Purtroppo è stato tirato in sole 100 copie firmate e numerate ed è introvabile. Però chissà.
"Lì dove la Lazio nacque. Dal barcone di Luigi Del Bigio alla panchina di piazza della Libertà". E' uno dei testi della collana "I libri di LazioWiki" (anche quello di Impiglia lo è). In questo volume, anch'esso denso di materiale inedito, si tratta dei luoghi della Lazio dei Fondatori e dei Pionieri. Il traghetto del leggendario Toto er Bigio e la sua foto inedita, il Pippanera con l'individuazione del gestore, piazza della Libertà, la casina superstite della vecchia stazione ferroviaria, la foto (inedita) della magica panchina e altro.
Scusate la lunghezza ed eventuali errori ortografici. Non ho riletto.

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FatDanny

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Bellissimo affresco quintino.
Bellissimo davvero.

Citazione di: adiutrix il 09 Mag 2023, 20:51
Non stiamo nemmeno spiegando lo sfasamento termoionico delle coppie perchè l'argomento è molto più semplice.
Tu insisti con la peculiaretà  del LA roma come una eccezione divina invece già solo con l'esempio dell' Alessandria e l' Andria (mi sono fermato alla prima lettera dell' alfabeto) 'sta cosa del LA associato alla roma come se fosse un comandamento di Mosè è già caduto.
Ho sollevato il fatto, che l'eccezione eventualmente sarebbe della Lazio, nome maschile che invece viene chiamata LA Lazio e qui mi viene risposto (tu) che dato che dalla Lega la Lazio è una società, quindi femminile, prende l'articolo determinativo femminile, LA.
Però poi mi chiedo come mai per il Napoli questa regola non vale, dato che il Napoli è una società , quindi femminile e viene comunque chiamato il Napoli.
Qualcuno, qui, ruba.
Per carità, io lo so di essere un sercio, però qualcuno me frega.

Ma non hai dimostrato niente con l'Andria, che se chiama Fidelis Andria quindi è come Lazio o Juve, non c'è omonimia ma un nome proprio.
l'Alessandria calcio è L'UNICO esempio finora portato che sembra costituire eccezione assieme alla Roma. Ma l'Alessandria si chiamava Pro Alessandria e probabilmente per questo mantiene l'articolo LA.
Come lo mantiene LA Pro Vercelli, nella stessa zona.

La Lazio non è LA perché è una società, ma perché non c'è omonimia, mentre nel caso del napoli si (e centoventuordici).
La regola che stiamo vedendo, e tu ancora non l'hai capito, riguarda i casi di omonimia che fanno passare il nome della squadra dal femminile al maschile.
Lazio non è maschile, non è omonimo della città di Roma, quindi in che modo invaliderebbe la regola?
Napoli è omonimo, maschile e quindi la conferma.

Non si tratta di legge di Mosè, porca miseria, ma semplicemente di individuare una regola linguistica, ma siccome te sto sul cazzo devi stare lì a rompere i maroni come solo una cazzo di guardia sa fare.

Che poi non è chiaro cosa ti disturba di questa regola innocua, forse nel vedere che la Roma fa eccezione vedi la cosa come "eccezionale" confondendo i due termini simili a causa di un'ossessione radicale.

Detto ciò io non stavo sottolineando questa eccezione per decantare l'eccezionalità della roma, ma semplicemente a dimostrazione di come la loro operazione abbia invaso anche il piano della lingua parlata/scritta. Che era il tema del topic, l'operazione di identificazione e come incide sui festeggiamenti, mentre te sei incartato su questa cosa che dovevi assolutamente smentire o stanotte dormivi male.

niente eh, siamo su un livello che qualsiasi discorso più complesso di "romammmerdaaa" risulta equivocabile. Evabbe, tocca accettarlo.

WhiteBluesBrother

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Citazione di: Quintino il 09 Mag 2023, 21:27
Dopo le diatribe su SMS, mi affaccio su questo interessante topic. Ho letto tante tesi ben formulate ma vorrei aggiungere delle mie considerazioni maturate in 16 anni di lavoro su LazioWiki. Il lavoro che facciamo si basa soltanto sui documenti ufficiali, fonti primarie e tutto ciò che è verificabile. Naturalmente la documentazione è in nostro possesso ed è costata anni di ricerche in archivi, biblioteche, emeroteche, case private ecc.
In base a ciò che abbiamo appurato, abbiamo dedotto che una certa confusione che si è creata sulla genesi della Lazio si deve alla comunque magnifica e lirica opera di Mario Pennacchia "Storia della Lazio", pubblicata nel 1969. Non si tratta di disistimare il grande maestro, che mi ha onorato della sua prefazione per due miei libri, fu la non oggettività dei fatti narrati dal suo testimone a trarlo in inganno, unita all'estrema fretta con cui, causa il giornaliero stillicidio dell'editore, fu costretto a procedere. Egli basò il racconto delle origini soltanto su ciò che gli venne narrato da un pioniere, notoriamente narcisello, che o per erigersi a unica voce ufficiale o per deficit di memoria su fatti accaditi quasi 70 anni prima, immaginò cose mai avvenute e, pertanto, mai provate. Ed è un peccato, perché quando Mario scrisse il libro non sapeva che erano vispi e arzilli ben due fondatori e un grande numero di pionieri tra cui, in primis, il grande Tito Masini, memoria storica della Lazio del 1900 e lucidissima persona, tanto che fu scelto a interpretare il magnifico e ieratico "cardinale" nel felliniano "8 e mezzo".
La "fabula" pennacchiesca ha fatto credere ad ogni laziale che la mattina del freddo 9 gennaio 1900, i fondatori posizionati davanti al barcone spogliatoio fluviale del Pippanera, decisero che la società che avrebbero fondato nel pomeriggio si sarebbe chiamata Lazio, avrebbe avuto i colori biancocelesti in onore di quelli della bandiera della Grecia patria delle olimpiadi, avrebbe avuto per simbolo l'aquila e avrebbe adottato il motto sallustiano. Solo la prima asserzione è vera.
-   La Lazio nacque priva di colori. In ogni fotografia la maglia sociale è bianca (v. la celebre foto di Bigiarelli del 1901 mentre gareggia in Belgio). In alcun documento ufficiale e in alcun reperto emerotecario si nominano una sola volta i colori biancocelesti.
-   Le olimpiadi, con la nascita della Lazio, non hanno alcun rapporto. Anche in questo caso ci soccorrono la mancanza di testimonianze scritte e soprattutto il fatto che le olimpiadi del 1900 erano completamente ignorate da chiunque. Il Messaggero, durante lo svolgimento dei giochi parigini, dedica un solo articolo sull'argomento e in esso si parla di giocolieri acrobati, funamboli, donne cannone, zucchero filato e dell'abbondanza di leccornie in vendita. Non c'è un solo risultato sportivo, né, tantomeno i nomi degli atleti partecipanti. Era una kermesse circense-culinaria. Ulteriore prova è costituita dal primo punto: le maglie della Lazio non avevano alcun colore.
-   Fino al 1905 nella carta da lettere sociale non c'è alcuna aquila e nel diploma sociale, in possesso di LazioWiki, consegnato ad un podista vittorioso in una gara del 1902 non appare il fiero volatile. Tanto meno ci sono reperti fotografici con il simbolo aquilino.
-   Il motto sallustiano resta un mistero (ma stiamo indagando). Non si ha notizia di un motto sicuramente fino al 1910-1911. Presumiamo che esso apparve nel primo dopoguerra. Per altro il motto non è affatto un'idea laziale: è il motto di numerose associazioni nordeuropee e dell'università di Cambridge, ad esempio.
Direte, ma quarda 'sto scemo che ci distrugge il mito! No, calma.
Se è vero che aquila, colori, motto, olimpiadi sono elementi gratificanti e romantici per ogni Laziale, è certamente più appagante qualcosa sotteso alla fondazione.
Fat dice, ragionevolmente, che la Lazio nasce in Prati. Quindi fuori del centro antico di Roma, proiettata quindi verso un quartiere che il Viviani, seguendo la volontà politica dell'allora governo, avrebbe dovuto realizzare come la proiezione verso la modernità di un'espansione già patrimonio di Parigi, Londra, Berlino ecc. Non è così. La Lazio nasce sul Tevere, asse della città storica, flusso psicologico e memento antichissimo. Già negli ultimi due decenni del XIX secolo, il Tevere diviene un elemento di libertà, liberazione, creatività, gioia di vivere. Chi frequenta le sue acque e le sue sponde? Aristocratici non neri, ricchi borghesi insoddisfatti, omosessuali raffinati, artisti visionari, bizzarri scrittori emarginati, studenti squattrinati, strilloni di giornali, edili, macellai, modesti artigiani. Essi, quotidianamente, entrano vestiti nei canneti con i loro abiti diseguali per qualità, ma quando rimangono in mutande sono tutti uguali. Le classi si parificano, non ci sono differenze sociali. Nascono amicizie tra lo strillone e lo scrittore, si organizzano giochi, si canta, si recita, si mangia insieme con il tovagliolo appoggiato sull'acqua. Si scandalizzano i benpensanti affacciati sui ponti (abbiamo tante foto di nostri fondatori con le virtù in bella vista), non ci sono vincoli morali né leggi opprimenti. Si cerca l'elan vital bergsoniano, il ritorno matissiano ad un mondo primordiale incorrotto. Si creano i Rari Nantes, i [...] (quasi tutti protolaziali), la Romana Nuoto, i Bagni Talacchi (erano macellai). E che c'è di più bello del fatto che i nostri fondatori e pionieri siano partecipi di questo mondo impregnato di libertà? Altro che l'aquila e il biancoceleste! Nel 1901 i nostri giovani fiumaroli, ricordiamolo, siamo una società fiumarola, partecipano ai "Ludi al secolo nascente" una manifestazione positivista antioscurantista. Pazzi scatenati che eleggono il primo presidente sociale, Pedercini, perché fu l'unico a saltare con un balzo su un carro pieno di fieno. Tra l'altro Pedercini scoprì da solo l'emissario del lago di Nemi che gli archeologi cercavano da secoli.
Non vi basta sapere che erano dei libertari anticonformisti? Va bene. Nel secondo statuto sociale c'è scritto che la Lazio persegue la cura del corpo tramite attività atletiche varie. Anche gli altri statuti coevi di altre società affermavano la stessa cosa. Ma la Lazio aggiunge qualcosa di eccezionale: la cura del corpo non disgiunta dalla cultura, dalla conoscenza. Chi più moderni i loro? E' la sintesi della visione dell'uomo greco e poi, in parte, di quello romano. Se volessimo tornare alle olimpiadi antiche si potrebbe dire che sì che è vera la questione dello spirito olimpico delle nostre origini, ma è una posizione quasi spontanea nei comportamenti e non connessa con la stupidaggine dei colori della bandiera ellenica. Quando nel 1903 la Lazio passava una gravissima crisi finanziaria, I Bigiarelli se ne erano andati in Belgio, altri se ne andarono fondando la Virtus, il povero Tito Masini, Dio lo benedica sempre, si mise alla ricerca disperata di un presidente affidabile e prestigioso, si rivolse a Fortunato Ballerini, uomo di sport e segretario della Federazione di Ginnastica. Questi ci pensò un po' e poi rifiutò. Voleva approfondire. Nel frattempo de Coubertin gli scrisse per proporgli di organizzare le olimpiadi a Roma nel 1908. Ballerini si alleprò e leggendo lo statuto laziale pensò che la Nostra potesse essere un laboratorio di sport e cultura come nel più puro spirito olimpico. Accettò nel 1904 la presidenza e fu lui che scelse il biancoceleste e l'aquila, non ad ali spiegate, come colori e simbolo. Da buon massone, la tomba è stata scoperta da LW un paio d'anni fa ed è decorata con la simbologia massonica, vide nella bellezza del corpo e nella pratica della conoscenza, i pioli essenziali di quella scala che conduce alla purificazione. Con lui la lazio ebbe 16 anni di splendore: i soci arrivarono a diverse migliaia, la sede di via Veneto si popolò di premi Nobel, musicisti, cantanti lirici, pedagoghi, benefattori, archeologi di fama, letterati, poeti, scienziati. Divenne il centro culturale più importante di Roma. Nel frattempo i soci si esibivano nel football, nella scherma, nel nuoto, nel podismo. Si vinceva tanto e si apprezzavano le voci migliori della cultura contemporanea. Ballerini creò la Lazio che conosciamo. Senza di lui non staremmo su questo forum e venerdì non giocheremmo con il Lecce. E guardate che questo spiritaccio non è scomparso. Il portato balleriniano è arrivato fino ad oggi. Cosa persegue la Lazio Generale, perché si è creata la Fondazione Lazio? E il Terzo Pilastro? E la Multisport di cui la Lazio è il vertice in Europa? Retaggi di quei tempi. Ovviamente convitata di pietra la Sezione calcio che non ha capito tante cose.
Alla luce di quanto detto mi posso sentire un po' più in alto dei cugini? Dei loro ridicoli SPQR. Dei colori del'Imbero. Delle cialtronate eterodirette? Di Ferdinando e dei Texani? Loro non hanno questo pregresso. I loro dirigenti attuali ce lo hanno confessato apertamente che ci invidiano.
Sì, se loro sono un popolo, io proclamo il mio essere elitario.

Varie: Vaccaro non fu un fascista tuttodiunpezzo. Fu un fascista moderato. Quando nel 1945 fi recluso a Coltano, vi rimase poco perché non autore di nefandezze e violenze. Era soprattutto un uomo di sport. Quando nel 1936 si dovevano scegliere gli atleti italiani per le olimpiadi di Berlino, si impose e pretese la partecipazione del ginnasta Egidio Armelloni, comunista dichiarato e che in quanto tale aveva scontato due anni di carcere duro.
Nel 1927 Vaccaro era molto d'accordo nel fare la fusione. Lo riteneva utile. Quello che non accettò fu il nome e i colori proposti (per fortuna).
Il nome <<Lazio>>. Ma come non si sa perché lo abbiamo adottato? Lo dice Ballerini nel discorso di Commiato dopo 16 anni di presidenza, riportato nel giornale ufficiale "Lazio" del 20 febbraio 1922 che recita: "(Il nome Lazio) come auspicio a conoscere il territorio in tutta la sua ampiezza geografica, panoramica e storica come le glorie del passato richiedono".
Anche questo documento ce l'ha solo LazioWiki.
Consigli per gli acquisti. Ricordate che indico due testi di LW non per guadagnare. LW con i proventi delle vendite ci paga il server (non abbiamo introiti esterni e ci autofinanziamo con quanto esce dalle nostre tasche) e ciò che avanza va in beneficenza certificata. Li indico perché illuminanti e scientificamente inattaccabili. I vertici della Generale credono a ciò che scriviamo e intendono modificare qualcosa dello statuto. Che i fondatori fossero 15 e non 9 è già passato, ad esempio!
"Società Podistica <<Lazio>>. Ideali sportivi, olimpici, unitari, romani e biancocelesti". Autore Marco Impiglia, è Laziale statene certi. 520 pagine di documenti inediti e di scritti che spiegano nel dettaglio i primi 26 anni di Lazio. Purtroppo è stato tirato in sole 100 copie firmate e numerate ed è introvabile. Però chissà.
"Lì dove la Lazio nacque. Dal barcone di Luigi Del Bigio alla panchina di piazza della Libertà". E' uno dei testi della collana "I libri di LazioWiki" (anche quello di Impiglia lo è). In questo volume, anch'esso denso di materiale inedito, si tratta dei luoghi della Lazio dei Fondatori e dei Pionieri. Il traghetto del leggendario Toto er Bigio e la sua foto inedita, il Pippanera con l'individuazione del gestore, piazza della Libertà, la casina superstite della vecchia stazione ferroviaria, la foto (inedita) della magica panchina e altro.
Scusate la lunghezza ed eventuali errori ortografici. Non ho riletto.
Grazie per questo distillato di cultura Laziale anche se con una tua riflessione non sono d'accordo (quella sul nome Lazio, 22 anni dopo è un'interpretazione soggettiva e romantica, non autentica ed originale). Estremamente interessante. Grazie ancora.

DajeLazioMia

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@Quintino

Grazie per il tuo intervento.

Una domanda sullo stemma del 1915. Sai qualcosa in più sulla scritta "Roma" che si trova sotto l'aquila? Come mai? Chi lo decise? Per quanto tempo? Chi decise di toglierlo? Perché?

:beer:

adiutrix

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Per tornare in topic e quindi dei festeggiamenti,  volevo raccontare quello che successe nella mia borgata ai tempi del nostro scudetto del 2000. I ragazzi del club decise di verniciare la piazzetta principale, con un grande scudo biancoceleste, niente di invasivo, la piazza era pavimentata con asfalto e le poche righe che c'erano non erano più visibili. Decisero di farlo di notte per non intralciare il traffico e la vita dei concittadini. A lavoro quasi ultimato arrivò una pattuglia della polizia municipale, informata da qualcuno  che aveva denunciato il fatto, e prese gli estremi di quei ragazzi. Non so, sinceramente se ci furono conseguenze.  L'anno dopo, purtroppo arrivò lo scudetto delle merde e in quel mefistelico periodo, un pomeriggio mi trovai in mezzo a traffico inusuale per la zona e il periodo. Pensai a un incidente e invece scoprii che c'era una pattuglia di vigili urbani che stava deviando il traffico nei pressi della suddetta piazzetta, perché c'erano dei ragazzi romanisti che stavano verniciando sopra quello che rimaneva dello scudetto biancoceleste dell'anno prima. A noi, i vigili c'hanno denunciato, a loro gli facevano da spalla, in pieno giorno, con traffico impazzito, per fargli fare la loro opera... questo è.  Senza dimenticare che una volta, l'allora sindaco, con una ordinanza, chiuse alcune piazze e strade del centro di Roma, in concomitanza di una nostra finale, (che vincemmo) non ricordo quale, per paura dei festeggiamenti.

vaz

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Post Quintino tra i più belli di sempre letti, grazie per la lezione di storia.

GiPoda

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Citazione di: Quintino il 09 Mag 2023, 21:27
Dopo le diatribe su SMS, mi affaccio su questo interessante topic. Ho letto tante tesi ben formulate ma vorrei aggiungere delle mie considerazioni maturate in 16 anni di lavoro su LazioWiki. Il lavoro che facciamo si basa soltanto sui documenti ufficiali, fonti primarie e tutto ciò che è verificabile. Naturalmente la documentazione è in nostro possesso ed è costata anni di ricerche in archivi, biblioteche, emeroteche, case private ecc.
In base a ciò che abbiamo appurato, abbiamo dedotto che una certa confusione che si è creata sulla genesi della Lazio si deve alla comunque magnifica e lirica opera di Mario Pennacchia "Storia della Lazio", pubblicata nel 1969. Non si tratta di disistimare il grande maestro, che mi ha onorato della sua prefazione per due miei libri, fu la non oggettività dei fatti narrati dal suo testimone a trarlo in inganno, unita all'estrema fretta con cui, causa il giornaliero stillicidio dell'editore, fu costretto a procedere. Egli basò il racconto delle origini soltanto su ciò che gli venne narrato da un pioniere, notoriamente narcisello, che o per erigersi a unica voce ufficiale o per deficit di memoria su fatti accaditi quasi 70 anni prima, immaginò cose mai avvenute e, pertanto, mai provate. Ed è un peccato, perché quando Mario scrisse il libro non sapeva che erano vispi e arzilli ben due fondatori e un grande numero di pionieri tra cui, in primis, il grande Tito Masini, memoria storica della Lazio del 1900 e lucidissima persona, tanto che fu scelto a interpretare il magnifico e ieratico "cardinale" nel felliniano "8 e mezzo".
La "fabula" pennacchiesca ha fatto credere ad ogni laziale che la mattina del freddo 9 gennaio 1900, i fondatori posizionati davanti al barcone spogliatoio fluviale del Pippanera, decisero che la società che avrebbero fondato nel pomeriggio si sarebbe chiamata Lazio, avrebbe avuto i colori biancocelesti in onore di quelli della bandiera della Grecia patria delle olimpiadi, avrebbe avuto per simbolo l'aquila e avrebbe adottato il motto sallustiano. Solo la prima asserzione è vera.
-   La Lazio nacque priva di colori. In ogni fotografia la maglia sociale è bianca (v. la celebre foto di Bigiarelli del 1901 mentre gareggia in Belgio). In alcun documento ufficiale e in alcun reperto emerotecario si nominano una sola volta i colori biancocelesti.
-   Le olimpiadi, con la nascita della Lazio, non hanno alcun rapporto. Anche in questo caso ci soccorrono la mancanza di testimonianze scritte e soprattutto il fatto che le olimpiadi del 1900 erano completamente ignorate da chiunque. Il Messaggero, durante lo svolgimento dei giochi parigini, dedica un solo articolo sull'argomento e in esso si parla di giocolieri acrobati, funamboli, donne cannone, zucchero filato e dell'abbondanza di leccornie in vendita. Non c'è un solo risultato sportivo, né, tantomeno i nomi degli atleti partecipanti. Era una kermesse circense-culinaria. Ulteriore prova è costituita dal primo punto: le maglie della Lazio non avevano alcun colore.
-   Fino al 1905 nella carta da lettere sociale non c'è alcuna aquila e nel diploma sociale, in possesso di LazioWiki, consegnato ad un podista vittorioso in una gara del 1902 non appare il fiero volatile. Tanto meno ci sono reperti fotografici con il simbolo aquilino.
-   Il motto sallustiano resta un mistero (ma stiamo indagando). Non si ha notizia di un motto sicuramente fino al 1910-1911. Presumiamo che esso apparve nel primo dopoguerra. Per altro il motto non è affatto un'idea laziale: è il motto di numerose associazioni nordeuropee e dell'università di Cambridge, ad esempio.
Direte, ma quarda 'sto scemo che ci distrugge il mito! No, calma.
Se è vero che aquila, colori, motto, olimpiadi sono elementi gratificanti e romantici per ogni Laziale, è certamente più appagante qualcosa sotteso alla fondazione.
Fat dice, ragionevolmente, che la Lazio nasce in Prati. Quindi fuori del centro antico di Roma, proiettata quindi verso un quartiere che il Viviani, seguendo la volontà politica dell'allora governo, avrebbe dovuto realizzare come la proiezione verso la modernità di un'espansione già patrimonio di Parigi, Londra, Berlino ecc. Non è così. La Lazio nasce sul Tevere, asse della città storica, flusso psicologico e memento antichissimo. Già negli ultimi due decenni del XIX secolo, il Tevere diviene un elemento di libertà, liberazione, creatività, gioia di vivere. Chi frequenta le sue acque e le sue sponde? Aristocratici non neri, ricchi borghesi insoddisfatti, omosessuali raffinati, artisti visionari, bizzarri scrittori emarginati, studenti squattrinati, strilloni di giornali, edili, macellai, modesti artigiani. Essi, quotidianamente, entrano vestiti nei canneti con i loro abiti diseguali per qualità, ma quando rimangono in mutande sono tutti uguali. Le classi si parificano, non ci sono differenze sociali. Nascono amicizie tra lo strillone e lo scrittore, si organizzano giochi, si canta, si recita, si mangia insieme con il tovagliolo appoggiato sull'acqua. Si scandalizzano i benpensanti affacciati sui ponti (abbiamo tante foto di nostri fondatori con le virtù in bella vista), non ci sono vincoli morali né leggi opprimenti. Si cerca l'elan vital bergsoniano, il ritorno matissiano ad un mondo primordiale incorrotto. Si creano i Rari Nantes, i [...] (quasi tutti protolaziali), la Romana Nuoto, i Bagni Talacchi (erano macellai). E che c'è di più bello del fatto che i nostri fondatori e pionieri siano partecipi di questo mondo impregnato di libertà? Altro che l'aquila e il biancoceleste! Nel 1901 i nostri giovani fiumaroli, ricordiamolo, siamo una società fiumarola, partecipano ai "Ludi al secolo nascente" una manifestazione positivista antioscurantista. Pazzi scatenati che eleggono il primo presidente sociale, Pedercini, perché fu l'unico a saltare con un balzo su un carro pieno di fieno. Tra l'altro Pedercini scoprì da solo l'emissario del lago di Nemi che gli archeologi cercavano da secoli.
Non vi basta sapere che erano dei libertari anticonformisti? Va bene. Nel secondo statuto sociale c'è scritto che la Lazio persegue la cura del corpo tramite attività atletiche varie. Anche gli altri statuti coevi di altre società affermavano la stessa cosa. Ma la Lazio aggiunge qualcosa di eccezionale: la cura del corpo non disgiunta dalla cultura, dalla conoscenza. Chi più moderni i loro? E' la sintesi della visione dell'uomo greco e poi, in parte, di quello romano. Se volessimo tornare alle olimpiadi antiche si potrebbe dire che sì che è vera la questione dello spirito olimpico delle nostre origini, ma è una posizione quasi spontanea nei comportamenti e non connessa con la stupidaggine dei colori della bandiera ellenica. Quando nel 1903 la Lazio passava una gravissima crisi finanziaria, I Bigiarelli se ne erano andati in Belgio, altri se ne andarono fondando la Virtus, il povero Tito Masini, Dio lo benedica sempre, si mise alla ricerca disperata di un presidente affidabile e prestigioso, si rivolse a Fortunato Ballerini, uomo di sport e segretario della Federazione di Ginnastica. Questi ci pensò un po' e poi rifiutò. Voleva approfondire. Nel frattempo de Coubertin gli scrisse per proporgli di organizzare le olimpiadi a Roma nel 1908. Ballerini si alleprò e leggendo lo statuto laziale pensò che la Nostra potesse essere un laboratorio di sport e cultura come nel più puro spirito olimpico. Accettò nel 1904 la presidenza e fu lui che scelse il biancoceleste e l'aquila, non ad ali spiegate, come colori e simbolo. Da buon massone, la tomba è stata scoperta da LW un paio d'anni fa ed è decorata con la simbologia massonica, vide nella bellezza del corpo e nella pratica della conoscenza, i pioli essenziali di quella scala che conduce alla purificazione. Con lui la lazio ebbe 16 anni di splendore: i soci arrivarono a diverse migliaia, la sede di via Veneto si popolò di premi Nobel, musicisti, cantanti lirici, pedagoghi, benefattori, archeologi di fama, letterati, poeti, scienziati. Divenne il centro culturale più importante di Roma. Nel frattempo i soci si esibivano nel football, nella scherma, nel nuoto, nel podismo. Si vinceva tanto e si apprezzavano le voci migliori della cultura contemporanea. Ballerini creò la Lazio che conosciamo. Senza di lui non staremmo su questo forum e venerdì non giocheremmo con il Lecce. E guardate che questo spiritaccio non è scomparso. Il portato balleriniano è arrivato fino ad oggi. Cosa persegue la Lazio Generale, perché si è creata la Fondazione Lazio? E il Terzo Pilastro? E la Multisport di cui la Lazio è il vertice in Europa? Retaggi di quei tempi. Ovviamente convitata di pietra la Sezione calcio che non ha capito tante cose.
Alla luce di quanto detto mi posso sentire un po' più in alto dei cugini? Dei loro ridicoli SPQR. Dei colori del'Imbero. Delle cialtronate eterodirette? Di Ferdinando e dei Texani? Loro non hanno questo pregresso. I loro dirigenti attuali ce lo hanno confessato apertamente che ci invidiano.
Sì, se loro sono un popolo, io proclamo il mio essere elitario.

Varie: Vaccaro non fu un fascista tuttodiunpezzo. Fu un fascista moderato. Quando nel 1945 fi recluso a Coltano, vi rimase poco perché non autore di nefandezze e violenze. Era soprattutto un uomo di sport. Quando nel 1936 si dovevano scegliere gli atleti italiani per le olimpiadi di Berlino, si impose e pretese la partecipazione del ginnasta Egidio Armelloni, comunista dichiarato e che in quanto tale aveva scontato due anni di carcere duro.
Nel 1927 Vaccaro era molto d'accordo nel fare la fusione. Lo riteneva utile. Quello che non accettò fu il nome e i colori proposti (per fortuna).
Il nome <<Lazio>>. Ma come non si sa perché lo abbiamo adottato? Lo dice Ballerini nel discorso di Commiato dopo 16 anni di presidenza, riportato nel giornale ufficiale "Lazio" del 20 febbraio 1922 che recita: "(Il nome Lazio) come auspicio a conoscere il territorio in tutta la sua ampiezza geografica, panoramica e storica come le glorie del passato richiedono".
Anche questo documento ce l'ha solo LazioWiki.
Consigli per gli acquisti. Ricordate che indico due testi di LW non per guadagnare. LW con i proventi delle vendite ci paga il server (non abbiamo introiti esterni e ci autofinanziamo con quanto esce dalle nostre tasche) e ciò che avanza va in beneficenza certificata. Li indico perché illuminanti e scientificamente inattaccabili. I vertici della Generale credono a ciò che scriviamo e intendono modificare qualcosa dello statuto. Che i fondatori fossero 15 e non 9 è già passato, ad esempio!
"Società Podistica <<Lazio>>. Ideali sportivi, olimpici, unitari, romani e biancocelesti". Autore Marco Impiglia, è Laziale statene certi. 520 pagine di documenti inediti e di scritti che spiegano nel dettaglio i primi 26 anni di Lazio. Purtroppo è stato tirato in sole 100 copie firmate e numerate ed è introvabile. Però chissà.
"Lì dove la Lazio nacque. Dal barcone di Luigi Del Bigio alla panchina di piazza della Libertà". E' uno dei testi della collana "I libri di LazioWiki" (anche quello di Impiglia lo è). In questo volume, anch'esso denso di materiale inedito, si tratta dei luoghi della Lazio dei Fondatori e dei Pionieri. Il traghetto del leggendario Toto er Bigio e la sua foto inedita, il Pippanera con l'individuazione del gestore, piazza della Libertà, la casina superstite della vecchia stazione ferroviaria, la foto (inedita) della magica panchina e altro.
Scusate la lunghezza ed eventuali errori ortografici. Non ho riletto.
Che bello!
Grazie Quintino. 
Dopo aver letto sempre più convinto che il riferimento a Roma per noi dovrebbe essere principalmente questo, quello di inizio secolo.
Tanta roba, che non so come, ma so che andrebbe valorizzata.

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Citazione di: FatDanny il 09 Mag 2023, 21:40
Bellissimo affresco quintino.
Bellissimo davvero.

Ma non hai dimostrato niente con l'Andria, che se chiama Fidelis Andria quindi è come Lazio o Juve, non c'è omonimia ma un nome proprio.
l'Alessandria calcio è L'UNICO esempio finora portato che sembra costituire eccezione assieme alla Roma. Ma l'Alessandria si chiamava Pro Alessandria e probabilmente per questo mantiene l'articolo LA.
Come lo mantiene LA Pro Vercelli, nella stessa zona.

La Lazio non è LA perché è una società, ma perché non c'è omonimia, mentre nel caso del napoli si (e centoventuordici).
La regola che stiamo vedendo, e tu ancora non l'hai capito, riguarda i casi di omonimia che fanno passare il nome della squadra dal femminile al maschile.
Lazio non è maschile, non è omonimo della città di Roma, quindi in che modo invaliderebbe la regola?
Napoli è omonimo, maschile e quindi la conferma.

Non si tratta di legge di Mosè, porca miseria, ma semplicemente di individuare una regola linguistica, ma siccome te sto sul cazzo devi stare lì a rompere i maroni come solo una cazzo di guardia sa fare.

Che poi non è chiaro cosa ti disturba di questa regola innocua, forse nel vedere che la Roma fa eccezione vedi la cosa come "eccezionale" confondendo i due termini simili a causa di un'ossessione radicale.

Detto ciò io non stavo sottolineando questa eccezione per decantare l'eccezionalità della roma, ma semplicemente a dimostrazione di come la loro operazione abbia invaso anche il piano della lingua parlata/scritta. Che era il tema del topic, l'operazione di identificazione e come incide sui festeggiamenti, mentre te sei incartato su questa cosa che dovevi assolutamente smentire o stanotte dormivi male.

niente eh, siamo su un livello che qualsiasi discorso più complesso di "romammmerdaaa" risulta equivocabile. Evabbe, tocca accettarlo.
Citazione di: FatDanny il 09 Mag 2023, 21:40
Bellissimo affresco quintino.
Bellissimo davvero.

Ma non hai dimostrato niente con l'Andria, che se chiama Fidelis Andria quindi è come Lazio o Juve, non c'è omonimia ma un nome proprio.
l'Alessandria calcio è L'UNICO esempio finora portato che sembra costituire eccezione assieme alla Roma. Ma l'Alessandria si chiamava Pro Alessandria e probabilmente per questo mantiene l'articolo LA.
Come lo mantiene LA Pro Vercelli, nella stessa zona.

La Lazio non è LA perché è una società, ma perché non c'è omonimia, mentre nel caso del napoli si (e centoventuordici).
La regola che stiamo vedendo, e tu ancora non l'hai capito, riguarda i casi di omonimia che fanno passare il nome della squadra dal femminile al maschile.
Lazio non è maschile, non è omonimo della città di Roma, quindi in che modo invaliderebbe la regola?
Napoli è omonimo, maschile e quindi la conferma.

Non si tratta di legge di Mosè, porca miseria, ma semplicemente di individuare una regola linguistica, ma siccome te sto sul cazzo devi stare lì a rompere i maroni come solo una cazzo di guardia sa fare.

Che poi non è chiaro cosa ti disturba di questa regola innocua, forse nel vedere che la Roma fa eccezione vedi la cosa come "eccezionale" confondendo i due termini simili a causa di un'ossessione radicale.

Detto ciò io non stavo sottolineando questa eccezione per decantare l'eccezionalità della roma, ma semplicemente a dimostrazione di come la loro operazione abbia invaso anche il piano della lingua parlata/scritta. Che era il tema del topic, l'operazione di identificazione e come incide sui festeggiamenti, mentre te sei incartato su questa cosa che dovevi assolutamente smentire o stanotte dormivi male.

niente eh, siamo su un livello che qualsiasi discorso più complesso di "romammmerdaaa" risulta equivocabile. Evabbe, tocca accettarlo.

La roma ha l'articolo determinativo femminile La perché è una associazione sportiva.  SECONDO ME. poi se si vuole pensare ad altro, riti esoterici o sovrannaturali,  fare come ve pare. 
Poi che c'entra il fatto che abbia fatto parte della polizia,  non si capisce... ma veramente eh.

samu_s

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Bellissimo post, grazie davvero.

:beer: :ssl


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