C'ero anche io in Nord a quel Lazio-vicenza e a quel Lazio-inter di qualche anno dopo al Flaminio e il mio ricordo coincide grosso modo con quello che è stato detto, salvo che la sua attività con i disabili a me era nota. La conoscevo perché i giornalisti che seguivano la Lazio ne avevano scritto ed era una cosa che veniva accettata, almeno tra i miei amici, come meritoria, che spesso gli evitava qualche critica che a un altro portiere non sarebbe stata risparmiata. Ricordo uno svarione grave, fortunatamente senza conseguenze, già alla prima di coppa Italia in casa, forse contro il Catania, che a qualsiasi altro portiere sarebbe valsa il marchio di pipparsugo, che a lui fu risparmiato, malgrado in molti, me compreso, storsero la bocca.
La papera incredibile che fece su un tiro da molto, molto lontano, forte ma sostanzialmente centrale, di certo alla portata di qualsiasi portiere professionista, anche privo di particolari doti tecniche e in condizioni fisiche un minimo accettabili, diede la stura a fischi e contestazioni di un pubblico inviperito che aveva quale obiettivo le prestazioni deludenti di una squadra incerta che nel momento esatto in cui quella palla entrò nella nostra porta aveva ottenuto l'attestazione definitiva del fallimento del suo campionato, vergata in carta bollata munita del sigillo di stato, ma non ebbe certo come obiettivo le meritorie attività extracalcistiche del portiere di quella squadra.
Non capisco neanche io perché periodicamente questa storia venga riproposta, poi questa volta in questi modi da descrizione becera del regno del male e delle tenebre, in contrapposizione al bene e alla luce che slpendono su trigoria.