Pjanic e Milinkovic pedine da scudetto con l'addio in testa
Il bosniaco già ceduto al Barcellona per Arthur e per sistemare il bilancio Il serbo sempre in vetrina per dimostrare di valere davvero 100 milioni
di Giulio Cardone e Emanuele Gamba
Il 30 giugno, con la chiusura dei bilanci, il calcio celebra il santo patrono delle plusvalenze, che quest'anno cade due mesi prima che il mercato apra: tra le stranezze di quest'epoca, avremo pure la volata scudetto con i giocatori già venduti e con quelli che si danneranno per farsi vendere. Se serve un esempio, si possono usare i nomi di Pjanic, da ieri ufficialmente un calciatore del Barcellona, e di Milinkovic, che in genere a fine giugno stava al mare a godersi l'asta tra chi se lo voleva accaparrare (alla fine la spuntava sempre Lotito) mentre quest'anno gioca, fiuta lo scudetto e aspetta che qualcuno si interessi a lui. O meglio: qualcuno che intenda scucire i 100 milioni che servono per comprarlo. Non sarà facile.
Sarri si fida
In questo campionato post pandemia è tutto nuovo, tutto strano. Anche che in pieno campionato venga ufficializzata un'operazione di mercato di grandie rilievo: dopo due mesi di trattativa fra i club, curata dal mediatore internazionale Fabrizio De Vecchi, Arthur passa alla Juve per 72 milioni più 10 di bonus e Pjanic al Barcellona per 60 più 5. La plusvalenza secca, per Agnelli, è di 41,8 milioni. L'aspetto inconsueto è però un altro: che effetto farà avere un giocatore cruciale, nella fase cruciale della stagione, già ceduto a un'altra squadra? Come saranno questi due mesi di convivenza? Sarri dice che non ci saranno poi così tante complicazioni: «Pjanic sarà contento perché va a finire la carriera in una squadra grandissima. E io sono sereno, perché è un ragazzo serio e intelligente a cui piace giocare al pallone. La possibilità che lui non ci dia il 101% in questi due mesi non la vedo». In effetti, nulla esclude che la Juve tragga dei vantaggi, dalla situazione: l'ultimo Pjanic (ma anche il penultimo, cioè quello della stagione passata) è stato sovente un calciatore deludente. In questa annata ha avuto problemi con i compagni, insofferenti allo scarso lavoro di filtro del bosniaco: la squadra era per Bentancur. Ha avuto problemi con Sarri («Ma io con lui ho un buon rapporto, è un ragazzo intelligente con cui si può parlare di tutto»), che non mai mai avuto i 150 tocchi a partita che si aspettava ma in compenso un paio di rispostacce a qualche rimprovero sì. E anche con la dirigenza il feeling s'è raffreddato, tant'è vero che Pjanic è stato il primo bianconero a lasciare l'Italia in pieno lockdown, con più di 100 juventini, tra tesserati e impiegati, in isolamento dopo la positività di Rugani, non scatenando certo l'entusiasmo dei vertici. Ma la trattativa con il Barcellona ha paradossalmente riportato serenità nei rapporti, infatti la separazione è stata dolce e Pjanic l'ha sottolineata con un video sui social quasi romantico, pieno di ringraziamenti e parole d'amore («Respira Mire, perché quello che oggi ti sembra così triste, da domani sarà uno splendido ricordo »). Può essere che con la testa sgombra, e un certo orgoglio da esibire (Mire è un tipo fiero), gli ultimi due mesi del bosniaco siano all'altezza della sua migliore stagione juventina. «Godiamoci Pjanic per il resto della stagione» e in effetti il senso è quello: certe volte, le ultime scene di un addio sono le più appassionanti.
Buffon e Chiellini, rinnovo
Stasera la Juve giocherà a Marassi con il Genoa. Pjanic sarà al suo posto, senza ombra di dubbio. Buffon, che con Chiellini ha rinnovato fino al 2021, giocherà il derby di sabato, quando stabilirà il record assoluto di presenze in A (648). La Lazio è invece a Torino in casa del Toro per l'unica partita che i tifosi granata accetterebbero di buon cuore di perdere, pur di fare un dispetto ai cugini, e quella che Cairo farebbe l'impossibile per vincere, visti gli appuntiti pungenti conflitti diplomatici con Lotito: se esistesse un parlamento del calcio, siederebbero ai lati opposti dell'emiciclo. I due presidenti sono però accomunati dall'abilità come venditori: chi bussa alla loro bottega non strappa un prezzo di favore, ed è una delle ragioni per cui Milinkovic è ancora un calciatore della Lazio. Due estati fa lo voleva mezza Europa ma Lotito non fece un euro di sconto sul prezzo di listino, 100 milioni. Poi arrivarono un Mondiale deludente e un'annata storta, ma in questa stagione il serbo è tornato ai suoi sublimi livelli, di conseguenza anche i corteggiatori.
Le condizioni di Lotito
Lui per la verità ha meno fregole di un tempo (in fondo lo affascina la Champions con la Lazio), ma il punto fermo rimane quel prezzo troppo alto. «Il Psg non farà operazioni da 100 milioni», ha detto Leonardo, che ne ha offerti infatti "solo" 60. Ancor più chiaro Rummenigge, da Monaco: «Milinkovic è molto forte, ma non così forte da costare 100 milioni ». Lotito forse a 80 ci penserebbe, ma il punto è un altro: mancano dieci giornate alla fine e si parla di questo, sovrapponendo le chiacchiere da ombrellone, perché il mercato è il più coinvolgente dei passatempi estivi, a ritiri e trasferte, a partite e ambizioni. Non era mai successo: andiamo a questo strano zoo, per vedere l'effetto che fa.