Giornalisti che parlano di Lazio....

Aperto da gentlemen, 30 Apr 2014, 19:04

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Lativm88

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Se mi capita di andare in deposito ci vado a dare un'occhiata.
A spanne 2001?

arturo

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Secondo me più recenti, li ricordo anche io, che sono iscritto dal 2006.
A meno che non fosse un altro articolo.

calimero

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Ma uno dei due mi pare fosse aquilante, del quale non leggo niente da troppo tempo.

kelly slater

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Citazione di: Lativm88 il 02 Lug 2020, 11:03
Se mi capita di andare in deposito ci vado a dare un'occhiata.
A spanne 2001?

L'articolo di cui parla Pan non so, il periodo in cui i due scrivevano di Lazio e di curva era 2001/2002, sono abbastanza sicuro.

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Tarallo

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Citazione di: calimero il 02 Lug 2020, 11:26
Ma uno dei due mi pare fosse aquilante, del quale non leggo niente da troppo tempo.

Vero!

paolo71

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Di Guido Liguori e Antonio Smargiasse

Il calciomercato di gennaio della Lazio, indubbiamente, ha regalato più di un tema di discussione. Dalle vicende Pandev/Ledesma, il cui esito contrastante – rescissione del contratto per il primo, inconsistenza di qualsiasi motivazione per la rescissione del secondo – solleva più di un interrogativo sulle norme contrattuali del calcio italiano e sulla bizzarria della loro applicazione. All'ingaggio di due calciatori che per ora stanno riempiendo le pagine dei giornali più per le anomalie culturali che rappresentano nel nostro panorama nazionale che non per le loro qualità tecniche: ovvero il fantasista diciottenne israeliano Golasa, preso in svincolo dal MaccabiHaifa e il ventisettenne tedesco Hitzlsperger, acquistato dallo Stoccarda. Il primo si trova a essere, curiosamente, l'unico calciatore israeliano in un calcio pure multiculturale come il nostro. Il secondo, che vanta più di cinquanta presenze nella nazionale tedesca, in Germania è conosciuto (e molto apprezzato, anche) per il suo impegno a favore delle minoranze e per la decisione con cui si batte contro ogni forma di razzismo nel calcio. Le cronache raccontano di un Eyal Golasa, nelle sue prime giornate romane, ospite della Comunità ebraica della Capitale, a pranzo nei ristoranti del Ghetto, in preghiera nella Sinagoga. E di un affannoso interrogarsi, sulla grande stampa italiana e su quella israeliana, sulla compatibilità tra calciatore ebreo e tifo laziale. Interrogativo che rimbalza ancora più prepotente di fronte all'emergere nitido della personalità di Thomas «The Hammer» («il martello» per la potenza del tiro) Hitzlsperger, apertamente schierato contro le varianti naziste del tifo ultras in Germania e in Europa. «Sapevo che la Lazio è collegata a queste tematiche ma vengo a Roma senza essere prevenuto. Porterò avanti lemie battaglie anche qui».
Dai saluti romani di PaoloDi Canio – ci si chiede, ancora sulla grande stampa italiana e su quella tedesca – ai blog antirazzisti del calciatore tedesco, come reagirà la gente laziale? Tanto clamore certo non può sorprendere.
Per la storia chiara, facilmente tracciabile, orgogliosamente rivendicata anche, del profilo fascista della parte egemone del tifo ultras della Lazio. Alcuni slogan, i simboli (soprattutto croci celtiche e aquile di Salò), i colori (il tricolore spesso a complemento del biancoceleste), i riferimenti culturali (ci sono anni di trasmissioni radiofoniche e intere collezioni di riviste vendute allo stadio in cui trovare esempi a volontà), i cori («laziale che porti il moschetto» sul tema di «ragazzo di Budapest», oggi diffuso in tutta Europa, in curva nord si canta da decenni...) non lasciano spazio a dubbi sulla identità che la destra antisistema ha voluto e saputo – con decenni di militanza – dare alla componente più estrema del tifo ultras laziale. Chi oggi si indigna, o addirittura si offende, per gli interrogativi sollevati dalla stampa sull'arrivo di Golasa e Hitzl alla Lazio davvero ha poche ragioni per farlo.
Ha invece (o avrebbe, se volesse) molto da indignarsi per il pressapochismo, la faciloneria e dunque la pericolosità – ma potremmo dire quasi la correità – con cui la grande stampa o la comunicazione più in generale, italiana soprattutto, sportiva e non, continua a stravolgere i temi del nazismo e del razzismo negli stadi italiani. Questioni complesse, contraddittorie, ricche di angolazioni e sfumature, difficilmente riducibili a etichettature e schematizzazioni utili più a servire questa o quella causa (colpire una squadra, ad esempio, e favorirne un altra...) o a riempire una pagina vuota che non a comprendere e contrastare un movimento reale che ha contribuito, non poco, a modificare gli orientamenti politici e culturali dell'Italia nell'ultimo quarto di secolo.
Restiamo alla Lazio, per esempio. Il contesto prima descritto non ha affatto impedito che nella squadra biancoceleste giocassero campioni di ogni razza, colore e convinzione politica e religiosa: dallo «zingaro» (come molte tifoserie amano affettuosamente chiamarlo ancora oggi) Sinisa Mihajlovic all'ebreo Juan Pablo Sorin, dai «negri» Winter e Makinwa, Manfredini e Mudingay al Juan Sebastian Veron con il «Che» tatuato sulla spalla. Tutti calciatori apprezzati, osannati, fischiati più per le loro prestazioni in campo che non per altro. E la vicenda di Aaron Winter, accolto con scritte di spregio da parte di fanatici neonazisti ma poi clamorosamente applaudito dall'intero stadio laziale, dimostra la contraddittorietà e la sostanziale minorità di queste componenti razziste. La società biancoceleste poi, dagli anni di Cragnotti ai giorni nostri di Lotito, non ha mai mancato di mettere in campo iniziative (tornei, amichevoli, celebrazioni o quant'altro) capaci di testimoniare l'estraneità, profonda, radicata, della Lazio a qualsiasi orientamento o volontà discriminatrice.
Inoltre occorre dire che se i movimenti neofascisti della Capitale marcano inequivocabilmente il tifo ultras laziale, lo stesso vale per il tifo ultras romanista. Nè più nè meno. E a livello nazionale ragionamenti identici valgono per gli ultras della Juventus o dell'Inter, del Milan o del Napoli.
Valgono insomma per tutti i maggiori gruppi ultras metropolitani, su cui la destra estrema ha lavorato politicamente con profitto da inizio anni '80. Certo esistono le eccezioni, ma appunto di eccezioni si tratta.
L'impressione, non nuova, è che ancora una volta alla Lazio sia assegnato il ruolo di parafulmine, utile a coprire (a nascondere) la realtà di un calcio italiano che, come nell'economia, negli stadi, nelle normative che regolano i rapporti tra società e calciatori o l'accesso dei tifosi sugli spalti, anche nel suo profilo politico, ideologico e socioculturale, segna una arretratezza e un vuoto di iniziativa che ne pregiudica pesantemente il passo rispetto alle assai più ricche, sviluppate e dinamiche realtà calcistiche europee. Quella inglese e quella spagnola più di ogni altra. Ben al di là che con gli ultras della Lazio, Golasa e Hitzlsperger dovranno confrontarsi da un lato con gli ultras di tutte le curve italiane, per nulla diversi nelle loro componenti più estreme da quelli biancocelesti, dall'altro con un calcio non solo costantemente in ritardo nel legiferare in maniera chiara ed efficace per punire e prevenire i casi di offese razziste verso questo o quel giocatore, ma addirittura incapace – in tutte le sue componenti: dirigenti, tecnici, giocatori, comunicazione – dimettere a fuoco con il nitore necessario la questione stessa della discriminazione razziale negli stadi. Per non dire della afasia che colpisce tutto il calcio italiano quando si tratta di ragionare (e intervenire di conseguenza) sulle origini tutte politiche di tale discriminazione.
In Italia, per quanto possa apparire paradossale, si discute ancora su quanto Balotelli sia responsabile degli ululati che lo accolgono non appena mette piede in un qualsiasi stadio italiano. Un po' come se gli storici si interrogassero su quanto gli ebrei, o gli zingari, fossero responsabili della loro reclusione e sterminio nei campi di concentramento.
Benvenuti Eyal e Thomas. Vedremo come andrà. In ogni caso, non sarete soli.


io mi salvai questo bel pezzo dei 2, ripeto Giornalisti, ed è del 2010.

Questo per dire che per fare quel mestiere, basterebbe riportare la verità.

WhiteBluesBrother

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Aquilante non sta manco sui social, non so dove trovarlo. Ci frequentavamo nei ruggenti anni 80.

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Citazione di: paolo71 il 02 Lug 2020, 11:43
Di Guido Liguori e Antonio Smargiasse

Il calciomercato di gennaio della Lazio, indubbiamente, ha regalato più di un tema di discussione. Dalle vicende Pandev/Ledesma, il cui esito contrastante – rescissione del contratto per il primo, inconsistenza di qualsiasi motivazione per la rescissione del secondo – solleva più di un interrogativo sulle norme contrattuali del calcio italiano e sulla bizzarria della loro applicazione. All'ingaggio di due calciatori che per ora stanno riempiendo le pagine dei giornali più per le anomalie culturali che rappresentano nel nostro panorama nazionale che non per le loro qualità tecniche: ovvero il fantasista diciottenne israeliano Golasa, preso in svincolo dal MaccabiHaifa e il ventisettenne tedesco Hitzlsperger, acquistato dallo Stoccarda. Il primo si trova a essere, curiosamente, l'unico calciatore israeliano in un calcio pure multiculturale come il nostro. Il secondo, che vanta più di cinquanta presenze nella nazionale tedesca, in Germania è conosciuto (e molto apprezzato, anche) per il suo impegno a favore delle minoranze e per la decisione con cui si batte contro ogni forma di razzismo nel calcio. Le cronache raccontano di un Eyal Golasa, nelle sue prime giornate romane, ospite della Comunità ebraica della Capitale, a pranzo nei ristoranti del Ghetto, in preghiera nella Sinagoga. E di un affannoso interrogarsi, sulla grande stampa italiana e su quella israeliana, sulla compatibilità tra calciatore ebreo e tifo laziale. Interrogativo che rimbalza ancora più prepotente di fronte all'emergere nitido della personalità di Thomas «The Hammer» («il martello» per la potenza del tiro) Hitzlsperger, apertamente schierato contro le varianti naziste del tifo ultras in Germania e in Europa. «Sapevo che la Lazio è collegata a queste tematiche ma vengo a Roma senza essere prevenuto. Porterò avanti lemie battaglie anche qui».
Dai saluti romani di PaoloDi Canio – ci si chiede, ancora sulla grande stampa italiana e su quella tedesca – ai blog antirazzisti del calciatore tedesco, come reagirà la gente laziale? Tanto clamore certo non può sorprendere.
Per la storia chiara, facilmente tracciabile, orgogliosamente rivendicata anche, del profilo fascista della parte egemone del tifo ultras della Lazio. Alcuni slogan, i simboli (soprattutto croci celtiche e aquile di Salò), i colori (il tricolore spesso a complemento del biancoceleste), i riferimenti culturali (ci sono anni di trasmissioni radiofoniche e intere collezioni di riviste vendute allo stadio in cui trovare esempi a volontà), i cori («laziale che porti il moschetto» sul tema di «ragazzo di Budapest», oggi diffuso in tutta Europa, in curva nord si canta da decenni...) non lasciano spazio a dubbi sulla identità che la destra antisistema ha voluto e saputo – con decenni di militanza – dare alla componente più estrema del tifo ultras laziale. Chi oggi si indigna, o addirittura si offende, per gli interrogativi sollevati dalla stampa sull'arrivo di Golasa e Hitzl alla Lazio davvero ha poche ragioni per farlo.
Ha invece (o avrebbe, se volesse) molto da indignarsi per il pressapochismo, la faciloneria e dunque la pericolosità – ma potremmo dire quasi la correità – con cui la grande stampa o la comunicazione più in generale, italiana soprattutto, sportiva e non, continua a stravolgere i temi del nazismo e del razzismo negli stadi italiani. Questioni complesse, contraddittorie, ricche di angolazioni e sfumature, difficilmente riducibili a etichettature e schematizzazioni utili più a servire questa o quella causa (colpire una squadra, ad esempio, e favorirne un altra...) o a riempire una pagina vuota che non a comprendere e contrastare un movimento reale che ha contribuito, non poco, a modificare gli orientamenti politici e culturali dell'Italia nell'ultimo quarto di secolo.
Restiamo alla Lazio, per esempio. Il contesto prima descritto non ha affatto impedito che nella squadra biancoceleste giocassero campioni di ogni razza, colore e convinzione politica e religiosa: dallo «zingaro» (come molte tifoserie amano affettuosamente chiamarlo ancora oggi) Sinisa Mihajlovic all'ebreo Juan Pablo Sorin, dai «negri» Winter e Makinwa, Manfredini e Mudingay al Juan Sebastian Veron con il «Che» tatuato sulla spalla. Tutti calciatori apprezzati, osannati, fischiati più per le loro prestazioni in campo che non per altro. E la vicenda di Aaron Winter, accolto con scritte di spregio da parte di fanatici neonazisti ma poi clamorosamente applaudito dall'intero stadio laziale, dimostra la contraddittorietà e la sostanziale minorità di queste componenti razziste. La società biancoceleste poi, dagli anni di Cragnotti ai giorni nostri di Lotito, non ha mai mancato di mettere in campo iniziative (tornei, amichevoli, celebrazioni o quant'altro) capaci di testimoniare l'estraneità, profonda, radicata, della Lazio a qualsiasi orientamento o volontà discriminatrice.
Inoltre occorre dire che se i movimenti neofascisti della Capitale marcano inequivocabilmente il tifo ultras laziale, lo stesso vale per il tifo ultras romanista. Nè più nè meno. E a livello nazionale ragionamenti identici valgono per gli ultras della Juventus o dell'Inter, del Milan o del Napoli.
Valgono insomma per tutti i maggiori gruppi ultras metropolitani, su cui la destra estrema ha lavorato politicamente con profitto da inizio anni '80. Certo esistono le eccezioni, ma appunto di eccezioni si tratta.
L'impressione, non nuova, è che ancora una volta alla Lazio sia assegnato il ruolo di parafulmine, utile a coprire (a nascondere) la realtà di un calcio italiano che, come nell'economia, negli stadi, nelle normative che regolano i rapporti tra società e calciatori o l'accesso dei tifosi sugli spalti, anche nel suo profilo politico, ideologico e socioculturale, segna una arretratezza e un vuoto di iniziativa che ne pregiudica pesantemente il passo rispetto alle assai più ricche, sviluppate e dinamiche realtà calcistiche europee. Quella inglese e quella spagnola più di ogni altra. Ben al di là che con gli ultras della Lazio, Golasa e Hitzlsperger dovranno confrontarsi da un lato con gli ultras di tutte le curve italiane, per nulla diversi nelle loro componenti più estreme da quelli biancocelesti, dall'altro con un calcio non solo costantemente in ritardo nel legiferare in maniera chiara ed efficace per punire e prevenire i casi di offese razziste verso questo o quel giocatore, ma addirittura incapace – in tutte le sue componenti: dirigenti, tecnici, giocatori, comunicazione – dimettere a fuoco con il nitore necessario la questione stessa della discriminazione razziale negli stadi. Per non dire della afasia che colpisce tutto il calcio italiano quando si tratta di ragionare (e intervenire di conseguenza) sulle origini tutte politiche di tale discriminazione.
In Italia, per quanto possa apparire paradossale, si discute ancora su quanto Balotelli sia responsabile degli ululati che lo accolgono non appena mette piede in un qualsiasi stadio italiano. Un po' come se gli storici si interrogassero su quanto gli ebrei, o gli zingari, fossero responsabili della loro reclusione e sterminio nei campi di concentramento.
Benvenuti Eyal e Thomas. Vedremo come andrà. In ogni caso, non sarete soli.


io mi salvai questo bel pezzo dei 2, ripeto Giornalisti, ed è del 2010.

Questo per dire che per fare quel mestiere, basterebbe riportare la verità.

Grazie, non ricordo di averlo mai letto prima. Ma qui parliamo di  1) persone  perbene 2) professionisti preparati 3) uomini liberi.

In un panorama di marionette, ominicchi e pigmei intellettuali, giornalisti simili sembrano alieni.

vaz

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Citazione di: Palo il 02 Lug 2020, 06:54
La redazione del Manifesto era, non so ora, molto biancazzurra. Me lo confermò un netter (attualmente fuori dai radar di LN) Che in quella redazione ci lavorava (allora, ora non più).

Da ciò che so qualcuno ex manifesto ora è al fatto

Adler Nest

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Citazione di: WhiteBluesBrother il 02 Lug 2020, 11:46
Aquilante non sta manco sui social, non so dove trovarlo. Ci frequentavamo nei ruggenti anni 80.
Io so dove trovarlo e come contattarlo

biancocelestedentro

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* 16.771
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Io ricordo un bell'articolo di Liguori e Smargiasse sul Manifesto ripreso e letto in diretta da Stefanino della voce della Nord ai tempi della banda Mancini. Parlava sempre della curva nord e della sua connotazione politica ma non ricordo quale era il presupposto giornalistico del pezzo. Associo l'articolo a quella stagione calcistica perché è stata l'unica nella quale per un breve periodo ascoltavo la voce della Nord il lunedì dopo la partita.

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meanwhile

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* 9.015
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Per dire come siamo ridotti, per leggere un bell'articolo onesto e interessante sulla Lazio e quanto ci sta attorno (mica un Pulitzer) si deve ricorrere alla buona volontà di un netter che l'ha conservato per anni, giornalisti come cardone (altri non li nomino proprio) ci riflettano un attimo su prima di fare gli offesi.

Quanto ad aquilante, fu un suo post qui dentro prima del debutto casalingo di Simone Inzaghi sulla panchina in quel Lazio-Empoli, a spingermi quella domenica a mettere in moto l'auto e farmi i 300 km che mi separano dall'Olimpico, pur in un periodo un pò complicato. Cosa che poi, man mano che in un modo o nell'altro si risolvevano un pò di cose, ho fatto sempre più spesso e con tanta soddisfazione.

Palo

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* 15.891
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Citazione di: vaz il 02 Lug 2020, 12:02
Da ciò che so qualcuno ex manifesto ora è al fatto
Già. Lo ricordo molto impegnato al tempo di Mauri

neogrigio

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* 3.890
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Per la serie giornalisti che NON parlano di Lazio, su sky nel dopopartita di Atalanta Napoli hanno detto che Gomez ha fatto 15 assist ed è il primo che ci riesce a questo punto della stagione, da 15 anni a questa parte.
Allora ho controllato su trasfermarkt quanti assist ha fatto Louis Alberto ad oggi: 15.

Il nostro Giorgione

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Citazione di: neogrigio il 02 Lug 2020, 21:38
Per la serie giornalisti che NON parlano di Lazio, su sky nel dopopartita di Atalanta Napoli hanno detto che Gomez ha fatto 15 assist ed è il primo che ci riesce a questo punto della stagione, da 15 anni a questa parte.
Allora ho controllato su trasfermarkt quanti assist ha fatto Louis Alberto ad oggi: 15.

Speriamo che Il Mago allunghi ancora. Stemmerde.

Cesio

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 02 Lug 2020, 21:41
Speriamo che Il Mago allunghi ancora. Stemmerde.

Hanno pure detto che Luis Alberto è dietro a 14 quindi pure buciardi

Il nostro Giorgione

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Citazione di: neogrigio il 02 Lug 2020, 21:38
Per la serie giornalisti che NON parlano di Lazio, su sky nel dopopartita di Atalanta Napoli hanno detto che Gomez ha fatto 15 assist ed è il primo che ci riesce a questo punto della stagione, da 15 anni a questa parte.
Allora ho controllato su trasfermarkt quanti assist ha fatto Louis Alberto ad oggi: 15.

Allora, ho rosicato e ho controllato.

L'errore che fa Sky è il frutto di errori di altri, che hanno fermato l'orologio degli asssit del Mago alla 28' giornata.
Ma le giornate sono 29 e in occasione dell'ultima Luis ha effettuato un altro passaggio gol, il XV.
In dettaglio:
Samp:  2
Parma: 1
Genoa: 1
Bologna: 1
Torino: 2
Milan:  1
Lecce:  1
Sassuolo: 1
Juventus: 2
Bologna:  1
Atalanta: 1
Torino:    1
TOTALE:  15


SKY MERDA

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ES

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Citazione di: BalkanLaziale il 02 Lug 2020, 22:48
http://www.legaseriea.it/en/serie-a/statistics

Deficienti come pochi.

Non sono deficienti,  sanno benissimo cosa fanno.
Minimizzare la Lazio è un obiettivo strategico.

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