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Di Messi ce n'è uno, tutti gli altri son nessuno. Mica vero. Di Messi ce ne sono tanti, sparsi in tutto il mondo. Sono tentativi di imitazioni, diffidare dall'uso. Qualcuno si è perso, altri continuano a vivacchiare. I più si sono arresi alla peggiore delle sconfitte. Diventare se stessi, non l'altro. Ecco la nostra Top 10.
NINIS
Il Messi greco
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Sotiris Ninis, centrocampista classe '90, albanese di Himara naturalizzato greco. A diciotto anni e centoventicinque giorni è il più giovane capitano nella storia del Panathinaikos. Piedi raffinati, immediato il paragone. Come so' 'ste olive? So' greche. E 'sto Messi? È greco. Nel 2012 viene ingaggiato dal Parma: poche e dimenticabili le sue 14 apparizioni in Serie A. Carriera al di sotto delle aspettative, tra Grecia, Belgio e Israele. Fino a un attimo fa era svincolato, l'ha preso il Pas Giannina: torna a casa Messi.
MUSA
Il Messi nigeriano
Compro una vocale, anzi due. E raddoppio la esse. Ahmed Musa, il Messi della Nigeria. Classe 1992, 107 presenze e 18 gol in Nazionale (campione d'Africa nel 2013), tre campionati russi (CSKA Mosca) e uno saudita (Al Nassr) in bacheca, più svariate coppe. E' il miglior marcatore della Nigeria ai Mondiali: doppietta contro l'Argentina (2014) e contro l'Islanda (2018). Carriera eccellente: non è diventato Messi, ma può dirsi comunque soddisfatto. Ora gioca in Turchia, con la maglia dello Sivasspor.
YOSHINORI
Il Messi giapponese
C'è stato un momento, dieci anni fa, in cui in Giappone hanno pensato: Messi ce l'abbiamo anche noi. Yoshinori Muto, 30 anni, profilo da divo, punta rapida, da mordi e fuggi. Quando ha giocato in patria (FC Tokyo al debutto, Vissel Kobe dal 2021) ha sempre fatto bene, quando ha messo il naso fuori di casa (Magonza, Newcastle, Eibar) non ha brillato poi molto. Dal 2014 al 2019 ha anche giocato con la Nazionale una quarantina di partite, ma senza lasciare tracce particolarmente significative.
MASTOUR
Il Messi marocchino
Se le stelle del pallone si fossero allineate come si deve, allora Hachim Mastour sarebbe stato in campo con il Marocco semifinalista al Mondiale di Qatar 2022. E invece no. Il più giovane esordiente di sempre nella nazionale marocchina (aveva 17 anni meno 3 giorni) si è perso per strada. Marocchino con cittadinanza italiana (è nato a Reggio Emilia), trequartista di bellissime speranze: le giovanili nel Milan, poi Malaga, PEC Zwolle, Lamia, Reggina e Carpi. Da quest'anno Mastour il "Messi del Marocco" - così era stato soprannominato ad inizio carriera - gioca con il Renaissance Zemamra, club che milita nella seconda divisione del campionato marocchino, la "Botola 2": un nome, una sentenza.
ROMERO
Il Messi della Lazio
Il mancino Luka Romero è quello che - se ne scontorniamo la figura - somiglia di più a Leo Messi. Stesse movenze per l'attaccante classe 2004 della Lazio, stessa carezza al pallone quando avanza palla al piede, stesso modo di caracollare prima di tentare il dribbling. Nato in Messico, ma argentino (è figlio d'arte), come il vero Messi da ragazzino era in Spagna anche lui con tutta la famiglia. Ha solo diciotto anni. E tutta la vita davanti.
DZAGOEV
Il Messi russo
Alan Dzagoev, il "Messi di Russia". Talento purissimo, fuoriclasse in divenire che non è mai diventato tale. Più alto di una decina di centimetri e decisamente più strutturato di Messi, ma tant'è, quando calciava le punizioni pareva lui. Quasi lui. Ha giocato 14 anni nel CSKA Mosca vincendo molto (3 campionati, 4 coppe di Russia) ma segnando meno del previsto (media di 4 gol a campionato). In estate è passato al Rubin, e un po' è passato anche lui. Un eterno incompiuto, un eterno incompreso.
ATSU
Il Messi ghanese
Ghanese di Accra, cresciuto in Portogallo, dove arriva appena quindicenne. Fisico alla Messi, ma ci fermiamo lì. Qualche lampo, mai un temporale. Tre anni discreti al Newcastle (2016-2019), prima in Championship e poi in Premier League. Christian Atsu, il "Messi del Ghana", ha una robusta militanza in Nazionale (65 presenze, 10 reti) ma è un fiore che non è mai sbocciato e a trent'anni è fuori sincro. Le ultime notizie lo danno in Turchia, con l'Hatayspor.
TARIQ
Il Messi iraniano
Il vero problema di questi tempi è che bastano un paio di filmati su Youtube per iscriversi all'allegra brigata dei nuovi Messi e accendere di colpo una carriera. Uno degli ultimi è Humam Tariq, 26 anni, il "Messi d'Iraq" per mancanza di prove. Ha giocato in patria, negli Emirati Arabi, in Iran e in Qatar (attualmente è in forza al Muaither), grattando sempre buoni ingaggi e confermando la fama del campione mancato di un pelo. Messi lo vede col binocolo, ma anche il grande Pietro Maiellaro (ex Bari e Fiorentina) gli dava due giri di pista di distacco.
ITURBE
Il Messi che piaceva a Messi
Juan Manuel Iturbe, attaccante paraguaiano naturalizzato argentino classe '93, in Italia con alti e bassi con le maglie di Verona, Roma e Torino. 29 anni, 11 squadre in 13 stagioni da professionista: girare come una trottola non gli ha giovato. Fu proprio Messi, durante un'amichevole tra l'Argentina e una squadra delle nazionali giovanili dell'albiceleste, a chiedere stupito: «Come si chiama quel ragazzo?». I Guaraní sono una popolazione indigena che vive tra Brasile sud- amazzonico, Paraguay e Argentina nord-orientale.
ROBERTS
Il Messi inglese
Quando nel 2014-15 Patrick Roberts cominciò a giocare con una certa continuità nel Fulham - che all'epoca disputava la Championship - qualcuno osò pensare che un replicante di Messi fosse nato in Inghilterra. Palo. Non è un bidone, ma non è nemmeno un campione. E a 25 anni Patrick - mancino che parte da destra e si accentra - è un discreto giocatore di fascia media: molto bene al Celtic, maluccio al Girona, dimenticabile al Norwich e al Middlesbrough, così così al Derby County, fantasma al Troyes. Ora si è rilanciato con il Sunderland nella Championship inglese e se la sta cavando dignitosamente.