Identificarsi in un campione biancoceleste

Aperto da kelly slater, 02 Set 2011, 00:01

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kelly slater

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Evidentemente non era Zarate: troppo immaturo, troppo fragile, troppo poco campione, forse.

Ma la delusione della sua partenza fa riflettere su un bisogno della nostra tifoseria  da troppo tempo  inappagato: l'identificazione in un campione che veste i nostri colori, che ci è fedele, che ci trascina e ci incanta.

Ho letto prese in giro dei bambini che hanno pianto per la partenza di Maurito.
Ma a me sembra piu' che naturale il loro (e il nostro della nostra parte bambina) desiderio di identificarsi, di proiettare su un campione, il proprio eroe, le speranze i desideri la fantasia e la voglia di essere rappresentati.

E francamente le critiche realistiche di chi sta coi piedi per terra e parla di bandiere che non esistono piu', dei calciatori professionisti e basta, del conta solo la maglia, non mi convincono piu' di tanto.
Il calcio è amore e identificazione e passa per esseri umani in carne e ossa, perche' tifare solo per la maglia quando sai che chi in campo la indossa pensa solo a svolgere al meglio un lavoro molto ben remunerato è una cosa di una tristezza indicibile, e per fortuna non siamo del tutto ancora arrivati a questo punto.

Abbiamo criticato e criticheremo fino alla nausea gli eccessi e le pacchianerie ossessive del tottismo. Bene.
Ma sta di fatto che negli ultimi anni la figura di giocatore molto forte ( e romano tra l'altro, anche se questo non è proprio indispensabile) che ha speso tutta la carriera nella loro squadra e l'ha di fatto simbolicamente rappresentata, ce l'hanno avuta. Noi no.

Avevamo Signori, ma quando se n'e' andato abbiamo cominciato a vincere.
Di canio on ne parliamo nemmeno.
Tutti i campioni della golden age cragnottiana sono andati via in fretta, compreso quel Nesta che non aveva  o non si è voluto prendere il carisma e le responsabilita' del giocatore-bandiera.
E nel resto degli anni zero abbiamo mangiato pane e cipolla a volonta', e Rocchi, ottimo giocatore attaccato a questa maglia non aveva la personalita' ma sopratutto la caratura tecnica necessaria ad assolvere a quella funzione.

E poi appunto è arrivato Maurito  e ha cominciato a fare le magie.

Ora la favola è finita, i bambini si asciugano le lacrime e ripongono nel cassetto la maglia numero 10 e si inizia una nuova stagione.

E' andata cosi', e non è colpa di nessuno, in fondo: evidentemene non era lui.
Ma per quanto ci sforziamo di immaginare e pensare che il collettivo è sempre la forza e tutti sono utili e nessuno indispensabile staremo ancora rimuovendo questa mancanza, questo desiderio inappagato che pero' è intrinseco alla passione per il calcio e per la propria squadra del cuore.

mr_prince

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è forse questo che hai detto che non riesce a capire la gente, o il tifoso superficialotto...

Zarate non era solo un giocatore qualsiasi, ma il giocatore, ruolo che non ha perso neanche con l'arrivo di Hernanes...il resto è fuffa.

SFL

AquilaLidense

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Brujita!

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TomYorke

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Ci vuole rispetto per chi la vede come te, per chi ha riposto in questo giocatore sogni e affetto.
Questo però non può giustificare un atteggiamento teso a denigrazione o a insulti nei confronti degli altri tesserati della S.S. Lazio per la sua cessione. Ci sta l'amarezza, ci sta anche la rabbia, ma dobbiamo smetterla di far diventare ogni cosa accada in questa squadra come un'arma da usare a nostro piacimento.

kelly slater

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Citazione di: TomYorke il 02 Set 2011, 00:33
Ci vuole rispetto per chi la vede come te, per chi ha riposto in questo giocatore sogni e affetto.
Questo però non può giustificare un atteggiamento teso a denigrazione o a insulti nei confronti degli altri tesserati della S.S. Lazio per la sua cessione. Ci sta l'amarezza, ci sta anche la rabbia, ma dobbiamo smetterla di far diventare ogni cosa accada in questa squadra come un'arma da usare a nostro piacimento.

Scusa?

A parte il fatto che la mia riflessione andava oltre lo specifico caso-zarate, ma poi dove l'hai letti gli insulti e le denigrazioni?

TomYorke

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Citazione di: kelly slater il 02 Set 2011, 00:42
Scusa?

A parte il fatto che la mia riflessione andava oltre lo specifico caso-zarate, ma poi dove l'hai letti gli insulti e le denigrazioni?

No aspè, mica ce l'avevo con te.
Ho pure detto che quello che hai scritto merita solo rispetto; il resto non era per te e forse anche abbondantemente off topic.

Cercavo di spiegare solo che la partenza di Zarate e la conseguente rabbia o delusione non può giustificare tutte le reazioni.

JoseAntonio

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Io personalmente contesto l'idea che il bambino automaticamente provi il "desiderio di identificarsi, di proiettare su un campione, il proprio eroe" e che ci sia un "bisogno della nostra tifoseria da troppo tempo  inappagato: l'identificazione in un campione che veste i nostri colori, che ci è fedele, che ci trascina e ci incanta": due affermazioni, che mi paiono, per usare un gentil termine qui nel topic, un pò superficialotte (altro che i tifosi).

Personalmente, i miei giocatori preferiti d'infanzia prima e di adolescenza poi sono stati, tanto per citarne alcuni, Gregucci, Pin, Stroppa, Gascoigne, Signori, Chamot, Fuser, Marchegiani.

Ora, a parte Gascoigne e Signori, che comunque arrivarono alla Lazio nella mia adolescenza, secondo il ragionamento del topic, non avrei mai dovuto diventare Laziale, visto che gli altri non mi sembrano sti campioni trascinatori di folle.

Dice, sei strano tu, gli altri avevano miti normali: a parte che allora tra quelli della mia età i Laziali non dovrebbero esistere, ho avuto la fortuna di crescere con molti Laziali intorno, e sto mito del "giocatore che tremare il mondo fa" non l'ho mai avvertito, ma neanche di striscio, e potrei portare a testimoniare tutti i miei cugini, che sò tanti.  :beer:

Dice, eh, ma dellà c'è Totti che catalizza, te serve pefforza er contraltare: stocazzo, dico io, PROPRIO perchè dellà c'è uno così col carrozzone mediatico che lo incensa e lo esalta e crea danni che pagheranno nel lungo termine quando Egli terminerà la propria meravigliosa avventura, ma che dico, epopea, tu DEVI creare un'identità Laziale diversa, basata su altri valori, su altre premesse, sennò a forza de provà a copià il modello, tanto vale identificarsi con l'originale, si fa prima (un pò come sinistra e destra, ma siamo OT).
Dice, eh ma guarda che te pare facile a te, che non hai i regazzini pe casa che so bombardati de Roma da mane a sera: eloso, infatti il Laziale da quando in qua s'è potuto costruire un'identità facilmente?

Se a me, a 6/7 anni, m'avessero portato a vedere Olympia allo stadio, me lo sarei ricordato eccome, e cazzo che orgoglio.
E invece qui ci sono persone che strappano l'abbonamento e che "cosa diremo ai bimbi ora?".
Se non sai cosa dire, forse devi guardarti qualcosa e indagare sulla tua identità Laziale che suppongo si voglia estendere ai posteri.
Lo sbaglio, secondo me, non risiede nella dipartita del (presunto) campione, ma nel presentare come identità Laziale il campione di turno.
E' tardi e non so se mi sono spiegato. :))

Aggiungo come postilla che alcuni dei giocatori che ho citato (vedi Signori, Gregucci, Marchegiani, Gascoigne...) pur avendo giocato prima e dopo in altre squadre, saranno sempre considerati Laziali, perchè almeno per un pò ne hanno colto gli aspetti, si sono appropriati dell'idea di Lazio e l'hanno estrinsecata.

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gesulio

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premetto che ho un figlio che si chiama mauro non a caso e che forse andrò un po' ot: credo che un personaggio del genere, per esistere, deve meritarselo. Ho visto fior di giocatori straordinari, che non hanno meritato il ruolo che kelly descrive, perché fondamentalmente è mancata una cosa: la vittoria. Dell'anno era un mostro, con la palla ci faceva quel che voleva, ma la lazio con lui in campo non vinse un cazzo. Anzi. Retrocesse. L'avvento di zarate è coinciso con la vittoria in coppa italia, ma poi più nulla. Manco un derby, partita che invece ha fatto le fortune di di canio, legittimamente ricordato come una bandiera, anche se poi lui stesso ha rovinato tutto. In ogni caso, il discorso per me è uno: a comandare è quello che ottieni e fai ottenere alla lazio, tutto il resto è secondario. Per questo molte delle discussioni accanite di questi giorni mi sembrano surreali: proprio perché basate su elementi secondari. Il risultato prima di tutto, il resto, con le vittorie, arriverà come per incanto. Ps: credo che rocchi meriti un porto d'onore nel cuore di ogni laziale. Attualmente è la mia personalissima bandiera.

Palo

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Gesu', pensa che mio padre mi ha chiamato Silvio perché era tifoso di Piola ...

A casa mia ci sono maglie di Signori, Vieri e Nesta. Poi solo bianche (a parte una sulla quale abbiamo messo Giulia, il nome di mia figlia).

Io sono cresciuto con Rozzoni centravanti ... pensa un po' te!

Marito ha fatto una buona (ottima ... Forse) stagione ed una discreta stagione. Nel mezzo una pena (2 anni fa) ... Noi lo abbiamo montato e creduto un campione ma, mi spiace dirlo, a 24 anni Recoba aveva fatto di più.

kelly slater

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Citazione di: gesulio il 02 Set 2011, 01:08
... L'avvento di zarate è coinciso con la vittoria in coppa italia, ma poi più nulla. Manco un derby...

OT



a 00:23

JoseAntonio

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Citazione di: kelly slater il 02 Set 2011, 01:38
OT

a 00:23

Leggi bene, parla di ciò che è successo dopo la Coppa Italia...

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kelly slater

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Citazione di: JoseAntonio il 02 Set 2011, 01:41
Leggi bene, parla di ciò che è successo dopo la Coppa Italia...

Si, ok, avevo capito che parlasse di un bilancio globale dei 3 anni.
In ogni modo è stata un'occasione per rivivere un momento particolarmente felice, non trovi?

JoseAntonio

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Pensa che quel derby coincise con la prima vacanza con la mia ragazza, mentre mio cugino mi aggiornava impazzito via sms.
Come può non ricordarmi cose belle? :))

Il mio discorso di prima non era riferito a te era una riflessione d'ordine generale. ;))

CrazyEagle

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Forse a qualcuno, nonostante tutto, continua a sfuggire il fatto che Zarate è all'Inter IN PRESTITO quindi non è escluso che lo si possa rivedere con la nostra maglia.

Cmq i bambini se ne faranno una ragione, come se la sono fatta con Signori, Vieri, Nesta e compagnia cantando.
Come me la sono fatta IO quando ho visto andare via Ruben Sosa e Riedle, giocatori per i quali da piccolo provavo una venerazione paragonabile a quella che, evidentemente, molti bambini laziali provano (hanno provato) per Mauro Zarate.

I giocatori vanno e vengono, ciò che conta è LA MAGLIA.
E' un discorso che potrà non piacerti e non convincerti questo della maglia, ma tant'è. E i bambini alla lunga lo capiranno, d'altronde la carriera di un tifoso è fatta non solo di lacrime per cocenti sconfitte ma anche di lacrime per un campione che se ne va.
Pensa un po' come dovevano sentirsi i piccoli sampdoriani quando si sono visti andare via Pazzini e Cassano, i piccoli genoani quando hanno dovuto dire addio a Milito (Preziosi aveva promesso che non l'avrebbe venduto) i piccoli viola ai tempi quando se ne andò Batistuta e via dicendo.
Succede, fa parte della vita, il tifoso deve accettare anche questo, fa parte proprio della MATURAZIONE di tifoso.
E uno dei modi per farti capire che alla fine conta solo la maglia è vedere un giocatore per te rappresentativo andare via, imparare che succede anche questo.

djibrilmiro

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HERNANES! x me può essere il il nostro zanetti!

ale10sslazio

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Citazione di: kelly slater il 02 Set 2011, 00:01
Evidentemente non era Zarate: troppo immaturo, troppo fragile, troppo poco campione, forse.

Ma la delusione della sua partenza fa riflettere su un bisogno della nostra tifoseria  da troppo tempo  inappagato: l'identificazione in un campione che veste i nostri colori, che ci è fedele, che ci trascina e ci incanta.

Ho letto prese in giro dei bambini che hanno pianto per la partenza di Maurito.
Ma a me sembra piu' che naturale il loro (e il nostro della nostra parte bambina) desiderio di identificarsi, di proiettare su un campione, il proprio eroe, le speranze i desideri la fantasia e la voglia di essere rappresentati.

E francamente le critiche realistiche di chi sta coi piedi per terra e parla di bandiere che non esistono piu', dei calciatori professionisti e basta, del conta solo la maglia, non mi convincono piu' di tanto.
Il calcio è amore e identificazione e passa per esseri umani in carne e ossa, perche' tifare solo per la maglia quando sai che chi in campo la indossa pensa solo a svolgere al meglio un lavoro molto ben remunerato è una cosa di una tristezza indicibile, e per fortuna non siamo del tutto ancora arrivati a questo punto.

Abbiamo criticato e criticheremo fino alla nausea gli eccessi e le pacchianerie ossessive del tottismo. Bene.
Ma sta di fatto che negli ultimi anni la figura di giocatore molto forte ( e romano tra l'altro, anche se questo non è proprio indispensabile) che ha speso tutta la carriera nella loro squadra e l'ha di fatto simbolicamente rappresentata, ce l'hanno avuta. Noi no.

Avevamo Signori, ma quando se n'e' andato abbiamo cominciato a vincere.
Di canio on ne parliamo nemmeno.
Tutti i campioni della golden age cragnottiana sono andati via in fretta, compreso quel Nesta che non aveva  o non si è voluto prendere il carisma e le responsabilita' del giocatore-bandiera.
E nel resto degli anni zero abbiamo mangiato pane e cipolla a volonta', e Rocchi, ottimo giocatore attaccato a questa maglia non aveva la personalita' ma sopratutto la caratura tecnica necessaria ad assolvere a quella funzione.

E poi appunto è arrivato Maurito  e ha cominciato a fare le magie.

Ora la favola è finita, i bambini si asciugano le lacrime e ripongono nel cassetto la maglia numero 10 e si inizia una nuova stagione.

E' andata cosi', e non è colpa di nessuno, in fondo: evidentemene non era lui.
Ma per quanto ci sforziamo di immaginare e pensare che il collettivo è sempre la forza e tutti sono utili e nessuno indispensabile staremo ancora rimuovendo questa mancanza, questo desiderio inappagato che pero' è intrinseco alla passione per il calcio e per la propria squadra del cuore.

......ti ringrazio di cuore per aver saputo esprimere meglio di me cosa intendo quando dico che non si può "tifare solo la maglia" se dentro ci sono 11 androidi.............dietro la maglia deve esserci un uomo...come dietro ogni tifoso...........un uomo di cui "innamorarsi", cui appellarsi, in cui identificarsi...........per me tifare la squadra è passione e qualcuno in campo me la deve trasmettere.........Zarate è stato l'ultimo che si è innamorato di noi e di cui noi ci siamo innamorati............a torto......a ragione.........ognuno la veda come vuole.........ma a me  i soli risultati non bastano...........altrimenti chi avrebbe mai amato la squadra del -9?
Non si può smettere di amare....e non si può amare solo un pezzo di stoffa ..........la storia è esistita perchè sono esistiti gli uomini di cui ci siamo innamorati e di cui,siamo sinceri, lo siamo ancora..............e io oggi mi sento come se qualcuno mi costringesse a non farlo più...............ecco perchè tanta gente si è allontanata e non viene più allo stadio...................fatela finita co 'sto slogan "esiste solo la maglia"..............non illudetevi......................non è vero!!!!!!! 8)

arturo

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Condivido totalmente il primo posto di JA. Sarebbe ora che i laziali se ne fregassero delle merde e lasciassero loro ad idrolatare un Totem! Io l'esigenza di un "Leader",e questo in tutti i campi, non ce l'ho!

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FatDanny

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Nonostante sia uno dei più accaniti difensori della sceltà effettuata dalla società (in termini generali, da Reja a Lotito), il discorso di KS lo comprendo perfettamente e lo condivido.

Si tifa la maglia, la Lazio, ma questa non è un'entità astratta. La Lazio è rappresentata principalmente dai giocatori che ne indossano la maglia e questi sono quindi i primi destinatari/alimentatori della passione sportiva, dell'attaccamento, della "fede" calcistica.
Questo comporta inevitabilmente l'esigenza di uno o più punti di riferimento, spesso calciatori ma non necessariamente (Maestrelli), che possano essere un po' il simbolo, figure cardine che meglio rappresentano quella passione.

Indubbiamente poi da noi questa esigenza si sente ancor più, visto che dall'altra parte una bandiera c'è e da svariati anni. Non perché debba assumere gli stessi contorni (come dicevo prima ogni bandiera è simbolo di quel che rappresenta, Del Piero non è Titty, che non è Maldini), ma perché l'esigenza di averne una è ancor più sentita.

E io credo che qui nasca uno dei principali problemi, se non IL principale, dei tre anni di Maurito alla Lazio.
Una Lazio che veniva dal quasi fallimento, da anni difficilissimi, vissuti per sopravvivere e sempre con l'ingombrante e mefitica presenza de quelli dellà e del loro Cappetano.
Quando è arrivato Zarate non è parso vero a nessuno. Ricordo ancora perfettamente la prima partita all'Olimpico contro la Samp, subito dopo la doppietta di Cagliari... quando entrò quel tiro assurdo davanti ai miei occhi, le parole, o meglio il mio urlo di gioia, furono "Madonna mia chi avemo comprato, madonna mia" mentre abbracciavo commosso un po' tutti i presenti (eheheh).
Da lì partì l'escalation: gol fantastici, giocate sopraffine, il derby, la coppa Italia.
Lo ammetto, quando entrò quel tiro al derby, 2-0 dopo pochi minuti, mi commossi davvero e quasi me stavo a sentì male. Anche qui ricordo perfettamente che dovetti sedermi un paio di minuti a "recuperare", mentre attorno a me esplodeva il panico.

Sembrava fatta, finalmente. Anche la Lazio poteva avere di nuovo la SUA bandiera, fatta a SUO modo. Croce e delizia, come poteva essere diversamente?
E proprio qui, dove meno te l'aspetti, c'è il principio del problema.
E' come quando incontri una ragazza dopo tanto che non hai una relazione stabile (e magari la desideri e la cerchi) e quindi, appena trovi una che te sembra semi-giusta, bruci i tempi, dichiari amore eterno e senza volerlo in alcun modo poni tu stesso le premesse per rovinare tutto.
Noi Laziali ci siamo buttati su Zarate con l'ingordigia di chi non "mangia" da anni. E l'abbiamo macellato.
C'è chi dice che i dribbling non riuscivano più per i chili, chi per la testa ormai montata, chi per una classe in realtà non così pura, io dico che il motivo è un altro.
Zarate si è trovato catapultato nell'arco di un anno in un ruolo che si conquista dopo qualche tempo di più. Abbiamo chiesto di sposarci alla ragazza conosciuta da 15 giorni.
Troppo per un 21enne a cui già si chiedeva di rappresentare il tutto. Se ci pensate, nonostante tutte le critiche ai lordi, il tottismo è cresciuto gradualmente. Non è che dopo un paio d'anni il Cappetano era già tale. E così funziona con le bandiere, come in amore. La passione esplode, ma il rapporto cresce gradualmente.

A quel punto Zarate ha giustamente scapocciato: si è sentito addosso tutte le responsabilità, il pallone si è fatto pesantissimo, le gambe anche, si è montato la testa (l'inevitabile altra faccia della medaglia).
Mettiamoci anche gli aspetti di carattere più generale della stagione Ballardini-Reja e la frittata è fatta.
Da lì i nodi non potevano che venire al pettine prima o poi. Quando fai una cazzata così grande non recuperi il rapporto perché ammetti di aver fatto, forse, qualche errore. Il distacco diventa un bisogno anche se non te lo dici. Anche se non ti dici che, forse, dovevi aspettare ancora un po', dovevi caricare quella relazione un po' alla volta, dandogli il tempo di divenire solida.

Io sono il primo a cui si è stretto il cuore quando ha letto l'ufficialità del prestito all'Inter. Ma davvero.
Ma allo stesso tempo sono convinto che se ci fermiamo a piangere per la ragazza ormai andata, questa stagione diventa un inferno. E allora è bene raddrizzare la schiena e guardare dritti avanti. Evitare il gioco al massacro delle responsabilità e di dover scaricare la colpa su qualcuno.
Magari con gli occhi ancora umidi (non ho bisogno di sbandierare i miei sentimenti ai quattro venti), magari con il respiro pesante, ma andare avanti.

Perché, se è vero quanto ho scritto finora, la colpa è un po' di tutti. Mauro, noi, Reja che s'è trovato in mezzo a sto rapporto, e via cantando.
E ricordando che i giocatori, bandiere comprese, sono mezzi non il fine ultimo. Rappresentano un simbolo, non sono il significato di quel simbolo stesso. Zarate insomma non è la Lazio. Avrebbe potuto esserlo, ma queste sono cose che si dicono alla fine dei giochi.
Così come l'eventuale donna/uomo della propria vita, che si può definire tale alla fine di un percorso, non in base alle aspettative che si creano nel primo anno vissuto insieme.

alby1608

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Cavolo Zarate per essere un leader è scappato a milano veloce come un treno con tanto di SMS amorosi a Moratti e con tutto lo spogliatoio contro...

Non mi risulta che Zanetti, Del Piero Di Vaio ecc tutti Leader (come dite voi) mandino SMS a presidenti / dirigenti di altre e squdre littighino con i propri compagni x poi saltare sul primo treno che passa senza salutare!

Le bandiere della SS LAZIO 1900 sono altre!

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