Trattasi di uno dei momenti più tristi cui mi è capitato di accedere a Lazionet.
Fa male, fa male tutto, fa male immaginare di gente su questo forum che propone di radunarsi tutti insieme... per tifare. Ciò che è la normalità, almeno per noi che ci accaloriamo qui, è diventata una proposta carbonara, da sussurrarsi come un passaparola, come la parola d'ordine per un rave.
C'è una serie, Fringe, in cui i protagonisti hanno un loro alter ego in un mondo parallelo. Sono sempre loro, sono identici, ma i comportamenti cambiano. Il professore fissato ed un po' Einstein lascia il posto, nell'universo parallelo, al Dottor Stranamore, il nerd occhialuto è una sorta di James Bond.
Mi sembra che la nostra tifoseria sia stata catapultata dall'universo parallelo di Fringe. Un universo nel quale c'è un blackout tra l'oggetto del proprio amore (la propria squadra) e le modalità di manifestarlo. Anche nell'universo originale ci sono problemi. E non arrivo a pensare che in un diverso universo Lotito possa diventare un misto tra Robin Hood e Batman. Ma nell'universo alternativo la gente ha deciso che si tifa non tifando. Sempre profondendosi in accalorate elucubrazioni su quanto loro in realtà siano tifosi, anzi siano I tifosi. In questo universo i tifosi contestano, ma restano comunque vicino alla squadra, con la bizzarra giustificazione che la squadra non ha nulla a che vedere con l'oggetto della contestazione. Ma nell'universo alternativo non è così. La squadra arriva terza? Non importa, avendo perso i preliminari ha infranto i sogni e va abbandonata. Vince il derby della vita? La stagione successiva parte lugubremente, ed ogni gioia viene spazzata via immediatamente dalla tempesta dell'indignazione. Dopo sette risultati utili perde con la prima in classifica? Un tornado di ululati e di rabbia trascina tutto con sé. Il derby? Manco il gusto di ricordare in eterno il loro incubo ricorrente, la coppinfaccia. Disertiamo, lasciamo 4.000 poveracci in un angolino lassù.
Il nostro buon vecchio mondo ha un sacco di problemi. Strano che la maggior parte delle tifoserie siano rimaste in definitiva qua. E' un mondo in cui tranne poche squadre strisciate nessuno vince quasi nulla, ma per fortuna in tanti stadi ancora la mattina della domenica ci si mette la sciarpetta al collo e si va allo stadio. Eppure in tante realtà ci sono presidenti cialtroni o truffatori, si scaglia a perdifiato, la televisione che tiene incollata tanta gente non c'è solo a Roma.
Ma la nostra tifoseria è speciale. La nostra tifoseria viene dall'universo parallelo. La nostra tifoseria reagisce così. Per una partita casalinga della Lazio, quindi, ha deciso di organizzare una visione collettiva dell'incontro casalingo. Altrove, in un non-luogo. Facciamo il tifo, ma non ci sente nessuno. La squadra non ci sente, l'oggetto (gli oggetti) della nostra contestazione non ci sentono. In un delirio nel quale i trip psichedelici di Timothy Leary si mischiano all'erba piena di ammoniaca di Torbella.
Per carità. Che ogni tifoseria riprenda il giusto posto nel suo universo. Oppure fate venire in questo universo anche le altre tifoserie alternative. Così da non temere ogni volta che basti un Verona o un Frosinone a colorare il nostro stadio e a popolare di suoni e tifo il sepolcro domenicale. Ora temo - sono sicuro - che giovedì prossimo giocheremo di nuovo fuori casa, sovrastati, annichiliti da orde di mamma li turchi. Che so' pure giallorossi.
Speriamo solo che per una congiunzione astrale anche la tifoseria del Galatasaray subisca l'inversione spazio-temporale. E che decidano di vedersela in un bel maxischermo in quei di Scutari, perché la cessione di Hakan Sukur in Cina ha tolto loro la galatasarayetà...