Purtroppo a questo punto del campionato possono nascere questi fenomeni che con lo sport hanno poco a che fare.
Questa mattina, leggendo il pezzo di Mura, ho notato una parola che per me è quella chiave per spiegare l'approccio del tifoso medio italiano: contradaioli, da contrade del Palio di Siena.
I contradaioli ovviamente vogliono vincere il Palio e per questo tifano il loro cavallo (del fantino non gliene cale un granché). I cavalli sono assegnati tramite estrazione e del loro valore tutti ne sono al corrente: si sa quale è il cavallo ti farà vincere e quello che non ti darà speranza.
Dopo l'estrazione a sorte vengono assegnati i cavalli alle varie contrade. A questo punto si avranno i valori in campo e si sapranno quali sono le contrade che hanno chances di vittorie e quelle che non ce l'avranno.
Ma la cosa più interessante e intrigante è che, ad estarzione avvenuta, la contrada che saprà di non avere un cavallo competitivo per la vittoria, avrà una solo obiettivo: impedire alla contrada nemica di poter vincere.
Da qui nascono accordi sotto banco - a suon di soldi, VERI - per pagare i fantini di altre contrade per sabotare le possibilità di vittoria della contrada nemica.
Gran parte della corsa del Palio si decide alla partenza, nell'interminabile rito dei cavalli che entrano nei canapi per schierarsi per la partenza. Qui vedrete i vari cavalli si mettono chi di traverso, chi per ostacolare l'entrata di un altro cavallo, chi per spingere sullo steccato un altro vacallo, fino allo sparo che dà il via alla corsa vera e propria.
L'Italia è il paese dei mille campanili. Il paese del Palio di Siena.
Roma peraltro è la città di Romolo e Remo e anche quella degli Oriazi e i Curiazi.
Pertanto, non temete, non vi scandalizzate per favore.
La LAZIO è salva, la città è salva.
Questo è quello che conta, adesso.