Citazione di: Aquila1979 il 17 Apr 2022, 14:22
Il mio pensiero insiste su un piano diverso, non migliore o peggiore, ma diverso.
Ci siamo tolti belle soddisfazioni, le coppe Italia, una in particolare direi.
Per il resto siamo sempre stati ai margini del calcio che conta, infatti annoveriamo un'unica presenza nella Coppa maggiore e un quarto di finale in quella minore. Come massimo risultato.
Ma ci è stata inculcata una contezza granitica della nostra impossibilità di lottare, di ambire, di avere un orizzonte.
Questo è, questo sarà.
In secula saeculorum.
Una realtà da ufficio postale, solida, senza scossoni.
Dalla culla alla tomba senza vedere cosa c'è oltre il riff (questa è per chi ha visto Vaiana...)
Non voglio entrare in polemica, non mi fraintendere. Ti rispondo solo perché leggere un Laziale così ferito e così abbattuto è doloroso, perché percepisco questa delusione e questa amarezza quasi ovunque.
Però per me i piani non sono diversi: se semplifichi e cerchi di vedere le cose sotto un'ottica meno articolata, vedrai che alla fine tutto torna al discorso iniziale, ovvero se la Lazio a prescindere è una passione che ti smuove al di là delle giuste e razionali considerazioni di contorno.
Su Lotito e sulla sua gestione penso che mai come oggi siamo tutti d'accordo: è carente, è impacciata, è piena di contraddizioni e sembra che sia studiata apposta per non entusiasmare.
Però poi con la stessa capacità analitica bisognerebbe pure riconoscere che veri motivi per giustificare un allontanamento così massivo in realtà non ce ne sono.
O meglio, ce ne sono ma sono appunto al limite tra lo stare nelle prime 4 squadre o subito a ridosso. Sarebbe più comprensibile un atteggiamento così oltranzista se fossimo passati dall'essere non dico l'Inter ma il Napoli e ritrovarci improvvisamente il sassuolo. Allora faticherei comunque a pensare che si possa abbandonare così una passione, però troverei più spiegazioni e motivazioni.
Credo che a volte il limite che separa una solida realtà da un sogno sia anche definito da elementi irrazionali e ambientali, come un tifo travolgente, una partecipazione costante, una narrazione positiva al limite della stupidità. Cosa che spesso noi utilizziamo in maniera autocelebrativa, sostenendo che a differenza degli altri noi siamo realisti e "freddi" quando dobbiamo giudicare la nostra passione.
Ecco, si tratta di un merito?
L'assenza di domenica prossima in un big match forse dirimente è giustificata da una protesta sul costo dei biglietti a poche giornate dalla fine? Se invece fossimo tutti presenti potremmo spingere la squadra verso una vittoria quasi insperata?
Io non ho nessuna risposta, mi interrogo. Vedo che in molti hanno finito le analisi razionali e hanno concluso che sì, mollare la Lazio o almeno questa Lazio è un traguardo coerente. E magari riusciranno anche a convincermi, ma appunto sempre come se stessimo parlando di un business Plan, dell'arredamento di un ufficio, di un colloquio di lavoro con un cliente che forse non vedremo più, di un concerto scritto da un autore minore per uno strumento che non suono.
Ma la Lazio, teoricamente, non dovrebbe essere assimilabile a questi esempi. Almeno su questo spero tu possa darmi ragione.