Citazione di: vaz il 24 Ago 2023, 14:19
scusate, gesù cristo biondo e con gli occhi azzurri non è riscrivere la storia?
il pinocchio disney non è profondamente diverso da quello di collodi? La sirenetta messa ad esempio qualche pagina fa non è totalmente diversa dalla fiaba di Andersen?
già.
No eandiamo, gesù cristo non è sempre stato illustrato così, basti vedere qualche raffigurazione dell'Alto medioevo.

La riscrittura è un qualcosa di presente da sempre, dall'antichità fino all'altroieri, ha riguardato i miti greci come le favole della nostra infanzia (che erano spesso e volentieri riscritte), ma oggi ce ne accorgiamo con scandalo.
Secondo me c'entra un po' l'ignoranza dei tempi attuali, un po' questo fatto che siamo ormai sospesi in un eterno presente in cui gli anni Ottanta-Novanta sembrano l'apogeo insuperabile della nostra civiltà, da cristallizzare in ogni loro dettaglio (storie incluse).
è un continuo fiorire di "è sempre stato così" su una serie di comportamenti (o rappresentazioni) umani che denotano solo come un passato differente sia sistematicamente e pervicacemente cancellato (questa si che è cancel culture, btw)
Ma torno a una cosa che dice eandiamo, che si ricollega bene al discorso fatto con IB e poi con Gio.
Lui si augurerebbe una trattazione apolitica.
e proprio qui casca l'asino che prova a cancellare il conflitto.
L'utopia liberale, quella che ricerca un'oggettività che non riesce mai a compiere del tutto, ritiene augurabile un discorso apolitico. Perché? Perché un discorso apolitico è un discorso non di parte. Dunque oggettivo e che consente di convenire in termini generali.
Ed è questa l'aberrazione. Perché i discorsi non di parte non esistono (a meno che non parliamo di leggi fisiche).
Esistono solo i discorsi di parte mascherati, che SEMBRANO apolitici.
Che SEMBRANO non ideologici.
E infatti hai tanti liberali che ti dicono "ma tu sei ideologico" "smettila di essere ideologico" proprio basandosi su questa convinzione - errata - di non essere interessati anche loro in pari modo di un'ideologia.
Il discorso apolitico non è affatto augurabile. proprio perché significa semplicemente che è un discorso inconsapevole della propria politicità o, peggio, che consapevolmente la occulta per farla passare (come oggettiva). Non è un discorso in cui tutti ci si ritrovano perché oggettivo, ma uno in cui il più forte assimila il più debole grazie alla sua capacità egemonica.
L'impalcatura della modernità occidentale si basa esattamente su questo gigantesco pilastro.
Il post-moderno cosa ha fatto? Ha notato questo pilastro e l'ha denunciato. Ha detto "il re moderno è nudo".
Ma ha sfaciolato in direzione opposta, pur di non compiere la suddetta scelta: Ogni cosa è relativa, la differenza è tutto, tutto è discorso.
Ed è infatti il post-moderno a consegnarci delle forme di politicamente corretto che essendo puramente discorsive finiscono per divenire prescrizioni fini a se stesse.Andare concettualmente oltre questo dilemma si può.
Semplicemente
accogliendo la politicità del discorso, spiegandosi perché questa politicità è preferibile in qualità di ragionamento consapevole del proprio posizionamento, invece di rifiutarla alla ricerca di un'apoliticità impossibile o appiattirla ad un "valgono tutte uguali" che ci lascia in balia di migliaia di discorsi isovalenti in cui se uno si offende con "puttana", uno "cazzo", uno "cane", uno "dio", uno "pasta", uno "quercia" e l'apoliticità ci impone di non adottare criteri di parte si finisce davvero per non poter dire più nulla. Assolutamente nulla.