Stamane, il trio della pavidità (La Penna, Zappulla, Buzzanca), in collegamento con quel mistero giornalistico chiamato Capodaglio, è entrato nei dettagli della vicenda antisemita che ha coinvolto un pezzo di tifoseria romanista. Una precisione, una puntualità nei contenuti, un'attenzione, mai espresse quando toccava commentare le note vicende degli ultras in orbace della nord. Non solo: quando alcune settimane fa hanno fatto il collegamento con un noto neofascista che guida il gruppo ultras, le domande hanno assunto il tono inquisitorio stile bruno vespa con giorgia meloni: ma quanto siete belli, cari, povere creature attaccate dal sistema.
Abbiamo un cancro: che parte dalle scelte e dalle non scelte della società, fino a un mondo mediatico benaltrista, passando per un ampio ambito della tifoseria che assume il vittimismo come bussola preminente rispetto a questo schifo. Società, questura e media avrebbero tutte le carte, le notizie, i nomi e i cognomi dei responsabili di questo fascismo permanente - ad alta e bassa intensità, nei momenti clou come nella microfisica quotidiana - per intervenire, parlare, denunciare, mettere fuori gioco gli amici di hitler.
Abbiamo avuto un atto ufficiale, firmato e rivendicato del gruppo, in cui si ammette di essere nazisti e si minaccia pubblicamente un professore. La società non ha detto una parola. I tifosi laziali che amano la Lazio e non il terzo reich il nemico ce l'hanno dentro casa, nel seggiolino vicino, nelle bancarelle accanto allo stadio, nella sede di Formello, nella società, in certe radio e giornali, nei patti di non belligeranza tra camorra e via Genova, nella paccottiglia lamentosa e violenta nata nel 1922. Assunto questo, predisposti a organizzarci contro questo, poi potremo parlare delle "strumentalizzazioni".