Bellissimo topic, con interventi straordinari. Le considerazioni apparentemente più ovvie rischiano però di rimanere inefficaci,se non si fa lo sforzo di capire la mentalità ultras(uso volutamente, e senza alcuna ironia una loro espressione); e quella degli ultras della Lazio in particolare.
In nove anni di curva tra gli ultimi settanta e i primi ottanta l'ho vista nascere.
Mi permetto una considerazione che sembrerà moraleggiante, e darà quindi fastidio ai cinici e ai "politici": il problema sta alla fonte, e nasce quando trasformi un "relativo" (come il tifo per la Lazio, squadra che pure amiamo svisceratamente e non cambieremmo MAI per nessun'altra) nel nostro personale "assoluto", e una curva nel microcosmo delle nostre relazioni e dei nostri valori. Allora la Nord diventa il territorio dove gli ultimi ribelli, irriducibili al politicamente corretto che regna "fuori" ed alla venalità del calcio moderno, rispondono solo a se stessi e alle loro regole. Così ogni dialogo è fra sordi, perchè gli stessi termini della "questione tifo" sono posti in modo reciprocamente incomprensibile.
Non diversamente, del resto, da quando altri"relativi" un genere musicale, una band, un gruppo giovanile di tendenza o un movimento politico o presunto tale) si assolutizzano.
Nel deserto affettivo e culturale di certe nostre famiglie, scuole, quartieri, l'essere ultras diventa la tua identità (di fan per i più, di leader/capi per alcuni).
Cambiano i colori, i nomi, gli slogan, ma la sostanza mi pare questa per ogni curva e ogni gruppo ultras.