È un argomento difficilissimo e ne parlavo giusto poco fa con un amico.
La Lazio in 125 anni di storia ha vinto 16 trofei ufficiali, 14 dei quali negli ultimi ventisette anni. La nostra bacheca non è quella di una strisciata, non è ovviamente quella di una squadra che non ha mai vinto nulla, e non è nemmeno quella di una "nobile decaduta" stile Bologna e Torino (sette scudetti a testa - il Bologna forse quest'anno può ambire a vincere qualcosa dopo più di cinquanta anni, Coppa Italia del 1974). Diciamo che siamo in una fascia intermedia più che rispettabile. Peraltro siamo un club antichissimo che nel calcio pioneristico ha fatto molto. Siamo la prima squadra di Roma e ovviamente lo sentiamo tantissimo. E questi sono dati noti a tutti.
Con Lotito siamo riusciti a vincere sei trofei su dieci finali. Ora, io pure penso che si sia trattato di straordinarie congiunzioni astrali (RG nel suo post ha fatto degli esempi ottimi), di situazioni ottimali da cui si è ottenuto il massimo senza mai riuscire a fare il salto di qualità.
Quale è una delle classiche critiche a Lotito, oltre allo spendere poco? La continuità. Quella continuità che Cragnotti ci ha garantito per dieci anni (non voglio toccare il tasto dei conti) con Lotito non c'è mai stata. Si fanno stagioni buone, non si fa il salto, si fanno quindi stagioni cattive e ricomincia il ciclo con una stagione buona (magari strappando miracolosamente una Coppa Italia): è una costante abbastanza precisa, per quanto ovviamente il calcio non sia matematica.
Qual è dunque la nostra dimensione, a cinque anni dall'ultima coppa vinta? (A proposito, l'anno prossimo saranno sei anni: mai successo dal 1998 a oggi di passare sei anni senza vincere nulla). La mia paura è che ormai siamo l'Udinese di Di Natale: una squadra che ha fatto buoni piazzamenti, che aveva buoni giocatori ma che di fatto non incide e poi scompare nella mediocrità anonima. La mia enorme paura è che siamo questo e ovviamente non vogliamo essere questo né lo meritiamo (ma avete visto che tifo ieri?). Vorremmo tutti tornare agli anni Novanta come canta la curva (quel coro è un segnale preciso, ed è malinconico), o comunque vorremmo avere quel senso di sicurezza sportiva di allora (che comunque non abbiamo sempre avuto a guardare per intero la nostra storia, anzi). Ora cosa siamo? Temo che Lotito ci abbia trasformato nell'Udinese di Di Natale. E quanto potremmo aspettare prima di vincere un'altra coppa? O anche di giocarci una finale? Noi non possiamo tollerare di essere l'Udinese di Di Natale, non fa parte di noi e non lo vogliamo. Credo che in tanti abbiano questa sgradevole sensazione: di essere scivolati a quel livello di mediocrità cercando però di non pensarci.
Magari non è così. Magari la Lazio di Baroni è un po' come quella che è stata prima la Lazio di Reja e poi dello sfortunatissimo Pioli (che la Coppa Italia del 2015 se la strameritava): un ponte verso la bella Lazio di Inzaghi (dove pure è mancato il salto di qualità). Ma ci credo poco. Oggi, demoralizzato da ieri, penso che le congiunzioni astrali siano finite e quello che resta è solo la mediocrità di Lotito che al massimo può ambire a costruire una squadra tipo l'Udinese di Di Natale, per poi sprofondare nel nulla. E non è sopportabile.
Scusate moltissimo lo sfogo, la lunghezza, la banalità e la ridondanza del post.