Non volevo rovinare l'atmosfera creata da GM col suo splendido post...
Citazione di: GuyMontag il 01 Feb 2014, 18:59
Ammetto la mia sconfitta. Sono un tifoso 1.0. Non ho subito alcuna evoluzione. Non amo facebook, non twitto, non spammo né trolleggio. Da buon tifoso 1.0 nella situazione attuale del calcio mi trovo come un pesce fuor d'acqua. Non mi piace nulla, da una stampa becera, a giocatori con la valigia in mano, la lacrimuccia in tasca e il procuratore nell'altra, presidenti-contabili, squadre che per trovare un italiano tra un po' manco nella primavera, dominio delle televisioni che smozzicano il campionato che ormai non puoi più pianificare un'uscita senza il calendario degli anticipi e dei posticipi, e una gita fuori porta è un'impresa.
E poi, i tifosi. I tifosi 2.0. I tifosi object-oriented. Mi faccio delle domande. Sono così visceralmente, filosoficamente, politicamente agli antipodi del loro modo di approcciarsi alla propria squadra (non solo la Lazio, sia chiaro), ed è così dilagante la prevalenza del tifoso 2.0 che occorre giungere ad una conclusione. Hanno vinto loro. Siamo io e pochi altri che vedono ancora il tifo come un disinteressato ed entusiastico sostegno alla propria squadra, che attendono la domenica come una festa. Comunque vada. Un sovraccarico di emozioni, gioie, dolori, incazzature, risate e lacrime, abbracci e pugni al vento. Tifosi che ricordano ed hanno nostalgia di giocatori (anche loro 1.0), che applaudono un gesto tecnico di un avversario, che non vanno col lanternino alla ricerca di un colpevole quando le cose non vanno per il verso giusto, che mai fischieranno un proprio giocatore perché commette un errore (o magari lo mandano affanculo, salvo poi incitarlo un momento dopo).
Siamo i tifosi sconfitti dalla storia, che alla storia si attaccano per carpire una giustificazione all'essere diversi da tutti gli altri. Noi quando la Lazio perde, perdiamo, quando vince vinciamo. Non siamo quelli che il tifoso vince comunque. Abbiamo doveri e non solo diritti, perché amiamo quei nostri colori, e non potremo mai abbandonarli, siamo i tifosi per cui non ti lasceremo mai sola ha un senso, e dodicesimo in campo quando lo decidiamo noi, non ce l'ha.
E' inutile cercare un dialogo, un punto d'incontro, se io parlo di mele e tu di aspirapolveri. Per il tifoso 2.0 io sono un alieno che vagheggia un calcio che non esiste più (e che forse addirittura non è mai esistito), che tifa secondo modalità sorpassate. E io non lo capisco, il tifoso 2.0. Non capisco perché ormai è tutto tranne un tifoso, è avvocato, esperto di borsa, allenatore, presidente, direttore tecnico, medico sportivo e massaggiatore, maneggia milioni altrui come bruscolini, costruisce e distrugge bilanci, pianifica campagne acquisti mirate ed intelligenti, si libera, anzi regala (i soldi sono sempre altrui) giocatori per lui inutili, tratta gli stessi come figurine panini e mai come uomini. Vorrebbe, anzi non vorrebbe, vuole, pretende di vincere. Sempre. Sennò so' cazzi.
Non lo capisco, lui non mi capisce. Dato poi che è quantitativamente molto superiore e poi fa molta caciara in più non è difficile prevedere una selezione naturale per cui la sparizione dei tifosi come me è imminente. Senza grossi rimpianti nell'ambiente. La storia è sempre stata ostica, si vive nel presente, per il tifoso 2.0 il passato non ha senso.
E allora che faccio? Me ne vado? Dallo stadio di sicuro, d'altronde se uno non si sente a casa propria manco quando la Lazio gioca in casa, che ci va a fare? Meglio ricrearsi il proprio stadio interiore, uno stadio pieno di bandiere, dove i giocatori, dai più bravi alle più pippe, alzano gli occhi e trovano una muraglia umana, avvelenata, entusiasta, che li prende per mano e li butta oltre l'ostacolo. Novanta minuti di passione che scorticherebbero qualsiasi avversario. Sciarpe, bandiere, urla, incitamenti, canzoni, inni, roba da far paura a chiunque. Dato che questo stadio non esiste, lo ricreo dentro di me, e ci sovrappongo le immagini delle partite. Solo così riesco a dare un senso a qualcosa che secondo qualsiasi logica un senso non lo ha proprio più.
Fischia pure Kakuta, insulta Postiga, fai pure giornate contro chi ti pare. Lo stadio è tutto tuo, tifoso 2.0. Hai vinto te, e - come ogni sconfitto - è opportuno che mi ritiri col massimo dell'eleganza possibile. Rendilo, se puoi, un posto migliore.
... ma volevo comunque dire qualche altra cosa, diversa, che se non è proprio in contrasto con quanto hai scritto, insomma è abbastanza discordante.
Premetto che sto, come tutti noi, abbastanza stranito anche io oggi. Mi sento un po' scombussolato, per le cose successe in questi ultimi giorni, per i pensieri e per le parole.
E, ovviamente, mi riconosco nella descrizione soave, addirittura commovente che hai fatto del "tifoso" 1.0 che ovviamente sei tu, sono io, ma sono (tanti? pochi?) anche altri. Laziali e non, ma sopratutto a noi interessa Laziali, no?
Mi ci riconosco, perché i percorsi intellettuali alla fine sono comuni, le esperienze anche, i percorsi più o meno sono quelli. E non è solo una questione di età. Cioè, sì: il tempo inteso come anni di vita ha un'importanza fondamentale, ma non è esclusiva.
Ma quello che non mi sento di condividere è la sensazione di "resa".
Ma no, ma quale resa? Resa sottintende la partecipazione a un conflitto, resa appartiene a un combattente, a uno che scende in campo e all'occorrenza partecipa alla lotta.
Io non sono fra questi. Io quando dico che la Lazio è la cosa più importante fra le cose meno importanti della mia vita, lo penso davvero. Lo penso davvero, senza sforzarmi a fare il distaccato, lo snob, quello che non si "sporca le mani". Lo penso davvero.
La Lazio mi accompagna da una vita, sta nel fondo del mio cuore, sempre. Ma nel suo essere "mia" così, lieve, leggera, allegra, così bianca e celeste che ti mette allegria. Mia, sempre, a prescindere da qualsiasi "passaggio temporale", avulsa dai giocatori che ho visto in campo, dai Signori, dai Cei, dai Gottardi, dai Malgioglio, dai D'Amato e dagli Hernanes, lontana diecimila miglia dai contestati geftori, dai Lotito-la-senti-questa-voce, dai buu-buu, da tutto.
Per cui Lei vive, per me, al di sopra delle "vicende terrene". Ed io con lei, in questo limbo auto-creato che è tutta passione, ideale, profonda, personale.
Per cui non posso, non devo e non voglio dichiarare resa.
Ma no, ma quale resa. Da che? Da qualcosa che non detengo? che non controllo, che va avanti e vive da sé e in cui io sono solo parte osservante, marginale, sconosciuta e piccola piccola.
Come scrive Nick Hornby? il calcio non finisce mai, "... come fai a capire quando mancano due minuti alla fine e stai 2-1 in una semifinale di FA Cup ... poi il fischio dell'arbitro e in quei minuti che seguono tu sei al centro del mondo... e dopo c'è sempre un'altra stagione, se perdi la semifinale a Maggio puoi sempre aspettare il terzo turno a Gennaio..." (vado a memoria, il testo di Febbre a 90° è qualcosa di un po' più articolato...

) "...ci sono cose che non tornano più e cose che non se ne andranno mai e cose che non potresti ignorare neanche se volessi".
Ecco. Bianchina raccontava che suo Papà quando si sedeva per vedera la partita della sua Lazio, ogni volta le diceva "adesso preparamose a soffri'..."
Ecco, ma quale resa?
E poi ci troveremo come le star, a bere del whisky al Roxy Bar... sempre qui, sempre ai nostri posti, ognuno a modo suo, ognuno dove più gli piace, a casa o allo stadio, ma ci mancherebbe, perché la Lazio sta dentro di noi, sempre e per sempre, e io già penso al Chievo, e dopo al Derby (che avrebbero potuto essere tre di fila), e penso a Mauri, e penso a Giuliano Fiorini, che come è stato detto sarebbe stato spuzzato e disprezzato da tutti per il suo fisico, per il suo (scarsino) palmarès, per le sue occhiaie da ubriacone, per la sua panza... e penso a quel signore che correva sulle scale della Tribuna Monte Mario gridando Ne-sta-ne-sta-ne-sta-ne-sta a ogni gradino che saliva in una notte di Coppa Italia ahimé così lontana. E penso a mio Papà che saltellava di gioia in cucina, felice come un ragazzino dopo un gol di Manservisi e io risento i soldi spicci nelle sue tasche che tintinnano... e penso che in questo ultimo mio anno e mezzo di vita se non avessi avuto (anche) la Lazio forse mi sarei perso... e la Lazio, la mia Lazio è tutto questo. E' tutto questo. E mi accompagnerà sempre.
E il resto va avanti. Certo, la versione 2.0 (e oltre) di tutte le cose è già attiva, tutto intorno a noi procede a ritmi insostenibili e chi non ce la fa resta indietro. Non solo la Lazio, non solo i tifosi di calcio. Tutto. E tutto, le cose più importanti e la cose meno importanti, cambiano e tu sei lì in mezzo, e devi decidere.
E io sono qui, scalpitando sui miei sandali, che aspetto... il Chievo. Da solo, in piedi a petto in fuori come Gascoigne dopo quel famoso gol, alla faccia di Biabiany, di Tare, di Hernanes, delle aradio rimestanti, dei forum ribollenti, di tutto questo. Datemi il Chievo, mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare: ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!