Adesso arriveranno quelli che ogni tre per due tirano fuori gli anni '80, e che ti diranno come oggi in confronto siamo in paradiso e dovremmo fare i caroselli intorno a Villa San Sebastiano.
Io che gli anni 80 li ho vissuti (tutti allo stadio fra l'altro) posso dirti che il confronto è improponibile, sarebbe come paragonare il traffico di Roma, il sistema dei trasporti cittadino, le automobili ecc delle due epoche, tanto per dire che oggi è tutto più bello, ma poi invece a pensarci ci ricordiamo una città molto più vivibile, nonostante l'assenza della metro o dell'aria condizionata nelle auto
La stessa cosa era per il mondo Lazio, non c'erano i diritti tv, c'era solo lo sponsor tecnico, e tutto dipendeva dagli incassi al botteghino e dalle facoltà economiche del presidente di turno, dunque sapevi di non poter pretendere oltre un certo livello, lottavi punto per punto, con una tifoseria compatta allo stadio, con un occhio al settore giovanile (con la curiosità di vedere se usciva fuori un nuovo Giordano, un nuovo D'amico, oppure se quel Di Canio era effettivamente bravo come sembrava). Ci si sentiva comunque parte di un popolo (cit.)
Oggi, trascorso mezzo secolo, è impensabile avere lo stesso approccio e considerarsi una squadra da media/bassa classifica come negli anni '80, perchè nel frattempo sono arrivati i diritti tv (che ci vedono al 6° posto per incassi), le opportunità di un calciomercato globalizzato, il player trading, gli sponsor, e tutti quei fattori che potenzialmente oggi ti offrono numerose opportunità di crescita
Ma oramai siamo rassegnati a una gestione che in maniera evidente ti dice che non ha tra le priorità il risultato sportivo e la crescita tecnica della SS Lazio, anche tra i tifosi non c'è più quel senso di appartenenza degli anni '80, abbiamo di fronte una società caratterizzata da un profilo marcatamente privato, non siamo più un popolo (cit.)
Per questo c'è disamore, lo spengimento del "typhos"