Preferisco perdere piuttosto che vincere con modi sleali...PPP

Aperto da olympia, 10 Ago 2015, 20:03

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olympia

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Citazione di: CityZen il 13 Ago 2015, 15:16
ma Olympia si riferiva alla finale con la juve ? sicuri ? a me sembrano riflessioni generali, valide oggi come ai tempi di dante alighieri, è infatti sempre questa la sfida: cercare, per sopravvivere oppure per emergere, metodi furbetti, furbeschi, collusi, oppure puntare la via dell'onestà e del valore vero, che contempla anche la possibilità della sconfitta : sarebbe in qualche modo l'essenza dello sport.

Mica sono posizioni assolute, tutti ci si muove tra i due estremi, e magari chi cerca d'esser giusto gli capita nn sa neanche lui perché di fare la peggio porcata della storia, e viceversa.
Però sono gusti: chi gli piace l'arrogante e il furbetto, e chi l'eroe puro. Visto che quelli si fanno un vanto di 'non perdere mai' mi sa che stanno più lontani di noi dal senso della frase e da questa visione del mondo.

in conclusione...forse odiava i tifosi della Lazio.. ma certamente è un laziale ad honorem - il giudizio su Chinaglia (detto da lui) mi sta anche bene, non si può certo dire che il nostro Giorgione fosse un personaggio pasoliniano - troppa allegria e leggerezza: 'i'm football crazy'...
Bravo, hai colto il senso di questo topic. La riflessione di Pasolini si può adattare a tutti i campi della vita, dallo sport, alla politica,al lavoro. Così attuale in questo mondo che va sempre peggiorando.
Però, pensando al calcio,non so perché 8),ma nel leggerla, ho subito pensato a una certa squadra e alla tracotanza, gli aiutini della finanza ,della politica e della stampa e il non rispetto delle regole che stanno usando pur di vincere e fare soldi. In contraltare la nostra Lazio, che da anni lotta con le proprie forze contro tutto e contro tutti. Ecco, se non riesco a vincere con i miei mezzi, anche io preferisco perdere.  ;)

COLDILANA61

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Citazione di: olympia il 13 Ago 2015, 19:18
Bravo, hai colto il senso di questo topic. La riflessione di Pasolini si può adattare a tutti i campi della vita, dallo sport, alla politica,al lavoro. Così attuale in questo mondo che va sempre peggiorando.
Però, pensando al calcio,non so perché 8),ma nel leggerla, ho subito pensato a una certa squadra e alla tracotanza, gli aiutini della finanza ,della politica e della stampa e il non rispetto delle regole che stanno usando pur di vincere e fare soldi. In contraltare la nostra Lazio, che da anni lotta con le proprie forze contro tutto e contro tutti. Ecco, se non riesco a vincere con i miei mezzi, anche io preferisco perdere.  ;)

:o

Cosa avrebbero vinto ?

olympia

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Citazione di: COLDILANA61 il 13 Ago 2015, 19:23
:o

Cosa avrebbero vinto ?
Hai ragione, "pur di provare a vincere ", ma più che altro a fare soldi



lastoriasiamonoi

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La partita con la Juventus non c'entra nulla con quanto scritto. E' la visione della vita, anzi la costruzione di essa cioè di ognuno di noi, ad essere chiamata in causa. Ci suggerisce un orizzonte di cambiamento, rispetto a come viviamo. Un taglio netto. L'apertura di una crisi, un' elaborazione di noi stessi. La conoscenza della sconfitta (non calcistica eh) è la chiave della crisi (forse di ognuna). Non si entra in crisi se non si riconosce la sconfitta. Senza di essa non ci possono essere autentici cambiamenti. Il percorso difficile e doloroso, può portare dapprima ad un'astrazione dalla realtà, in un discendere agli inferi, intimo e lento. Successivamente non può che approdare alla stessa realtà, come ad un risveglio. Questa metamorfosi, ripeto dolorosa e poco moderna (perché in antitesi con essa) ci restituirà la nostra identità, una libertà in principio, la capacità di comprendere la realtà e gestirla, cioè guardarla in faccia non subirla passivamente. Essere se stessi, non la replica coatta di un modello imposto, una marionetta.
Tagliate i vostri fili. Soffrite coi vostri gesti...
Direi quindi "consoci te stesso" ma anche la realtà che ti circonda, mondata dalle innumerevoli falsità e quindi vicina al vero. Alla temibile verità. Solo così potremmo liberarci, renderci autenticamente indipendenti.

Lo sport e la passione Lazio fanno parte di noi, ma come si coniugano con la realtà? Con questa realtà? (non quella dello struzzo)
Per me male, malissimo. C'è una rottura tra il senso di piacere per il gioco del calcio (quella particolare emozione che si chiama Lazio e che nasce dall'infanzia) e la realtà aberrante di oggi. Solo intimamente, sostenendomi bambino, posso conservare (salvare direi) questo piacere e la passione per la Lazio. Strillare gol! Cioè incoerentemente.
Non parlandone più perché la parola calcistica è ormai laida, falsa, mostruosa e ipocrita. Lo scolo sudicio del sistema mediatico. E i gesti tecnici, soffocati dall'imperante fisicità? (il cui controllo determina tutti i risultati sportivi) E il potere calcistico, anarchico e [...], che genera soprusi e ingiustizie? Questo non è più un gioco... e noi chi siamo?

Ecco io sono cresciuto con l'idea di dover essere diverso da quei ragazzi che per vincere erano disposti a tutto. Ed erano volgari e spacconi, già avvezzi alla falsità, all'ipocrisia, all'opportunismo. Infidi dalla nascita. Privi del minimo senso di solidarietà, delle giovani carogne italiane.
Ingenuamente dividevo me e i laziali che conoscevo con gli altri, juventini e peggio romanisti.
Era così facile, forse perché ho simpatizzato sempre con ragazzi laziali di altro spessore. Sono stato fortunato.
Ma la "dritteria" di cui parla Pasolini è un'illuminazione.

"parlando del tifoso "romano" in genere, che nella propria squadra esalta la propria "dritteria". Non c'è grande differenza, in fondo, tra romanisti e laziali: un'identica "faccia malandrina" si lascia ammirare sotto i cappellucci di carta giallorossa o biancoceleste. Scrive Pasolini: Ciò che fa più soffrire e gioire il romano alla sconfitta e alla vittoria della sua squadra è l'idea dei discorsi che dovrà fare al bar o dal barbiere. Certo! Un "dritto" può forse perdere? E se vince, può forse non fare dell'ironia - magnanima - sui vinti?

E' la radice iniziale (e già allora condivisa) dello schifo comune di adesso.
Questa "dritteria" è degenerata in una maniacale e ossessiva modalità, che sostiene non il gioco del calcio, cioè la nostra passione infantile, ma il sistema di potere che attraverso il calcio, controlla i romani, Roma e anche l'Italia.
Muovendo i fili della passione lo spettacolo va avanti.
Ma quale spettacolo?

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branco_azul

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Citazione di: lastoriasiamonoi il 16 Ago 2015, 12:50
La partita con la Juventus non c'entra nulla con quanto scritto. E' la visione della vita, anzi la costruzione di essa cioè di ognuno di noi, ad essere chiamata in causa. Ci suggerisce un orizzonte di cambiamento, rispetto a come viviamo. Un taglio netto. L'apertura di una crisi, un' elaborazione di noi stessi. La conoscenza della sconfitta (non calcistica eh) è la chiave della crisi (forse di ognuna). Non si entra in crisi se non si riconosce la sconfitta. Senza di essa non ci possono essere autentici cambiamenti. Il percorso difficile e doloroso, può portare dapprima ad un'astrazione dalla realtà, in un discendere agli inferi, intimo e lento. Successivamente non può che approdare alla stessa realtà, come ad un risveglio. Questa metamorfosi, ripeto dolorosa e poco moderna (perché in antitesi con essa) ci restituirà la nostra identità, una libertà in principio, la capacità di comprendere la realtà e gestirla, cioè guardarla in faccia non subirla passivamente. Essere se stessi, non la replica coatta di un modello imposto, una marionetta.
Tagliate i vostri fili. Soffrite coi vostri gesti...
Direi quindi "consoci te stesso" ma anche la realtà che ti circonda, mondata dalle innumerevoli falsità e quindi vicina al vero. Alla temibile verità. Solo così potremmo liberarci, renderci autenticamente indipendenti.

Lo sport e la passione Lazio fanno parte di noi, ma come si coniugano con la realtà? Con questa realtà? (non quella dello struzzo)
Per me male, malissimo. C'è una rottura tra il senso di piacere per il gioco del calcio (quella particolare emozione che si chiama Lazio e che nasce dall'infanzia) e la realtà aberrante di oggi. Solo intimamente, sostenendomi bambino, posso conservare (salvare direi) questo piacere e la passione per la Lazio. Strillare gol! Cioè incoerentemente.
Non parlandone più perché la parola calcistica è ormai laida, falsa, mostruosa e ipocrita. Lo scolo sudicio del sistema mediatico. E i gesti tecnici, soffocati dall'imperante fisicità? (il cui controllo determina tutti i risultati sportivi) E il potere calcistico, anarchico e [...], che genera soprusi e ingiustizie? Questo non è più un gioco... e noi chi siamo?

Ecco io sono cresciuto con l'idea di dover essere diverso da quei ragazzi che per vincere erano disposti a tutto. Ed erano volgari e spacconi, già avvezzi alla falsità, all'ipocrisia, all'opportunismo. Infidi dalla nascita. Privi del minimo senso di solidarietà, delle giovani carogne italiane.
Ingenuamente dividevo me e i laziali che conoscevo con gli altri, juventini e peggio romanisti.
Era così facile, forse perché ho simpatizzato sempre con ragazzi laziali di altro spessore. Sono stato fortunato.
Ma la "dritteria" di cui parla Pasolini è un'illuminazione.

"parlando del tifoso "romano" in genere, che nella propria squadra esalta la propria "dritteria". Non c'è grande differenza, in fondo, tra romanisti e laziali: un'identica "faccia malandrina" si lascia ammirare sotto i cappellucci di carta giallorossa o biancoceleste. Scrive Pasolini: Ciò che fa più soffrire e gioire il romano alla sconfitta e alla vittoria della sua squadra è l'idea dei discorsi che dovrà fare al bar o dal barbiere. Certo! Un "dritto" può forse perdere? E se vince, può forse non fare dell'ironia - magnanima - sui vinti?

E' la radice iniziale (e già allora condivisa) dello schifo comune di adesso.
Questa "dritteria" è degenerata in una maniacale e ossessiva modalità, che sostiene non il gioco del calcio, cioè la nostra passione infantile, ma il sistema di potere che attraverso il calcio, controlla i romani, Roma e anche l'Italia.
Muovendo i fili della passione lo spettacolo va avanti.
Ma quale spettacolo?
è un piacere leggere post così...   :)

marcantonio

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* 8.260
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Citazione di: lastoriasiamonoi il 16 Ago 2015, 12:50Ecco io sono cresciuto con l'idea di dover essere diverso da quei ragazzi che per vincere erano disposti a tutto. Ed erano volgari e spacconi, già avvezzi alla falsità, all'ipocrisia, all'opportunismo. Infidi dalla nascita. Privi del minimo senso di solidarietà, delle giovani carogne italiane.

Questo è un gioiello.

Perché quel "carognismo" che noi abbiamo cominciato a vedere negli spacconi di periferia è lo stesso che anima oggi il circo mediatico, l'ammanicamento del sistema calcio, le follie consumistico-capitaliste del mercato calcistico che da tempo non ha più tanto che vedere con lo sport. Sinceramente, io continuo a soffrire per la Lazio per default, perché sono nato così, perché ce l'ho nel sangue, ma d'altra parte non riesco più a identificarmi tanto con un mondo che è messinscena orwelliana e non più lo stemma che hai sul petto e i colori che indossi (a meno che non vendano negli stores online).

Questo calcio che avrebbe indotto al suicidio Walter Benjamin e tutta la scuola di Francoforte, non nasce dal nulla. A Roma, in altre regioni italiane, all'estero, nasce da questo bullismo spaccone e furbo. Sono i bulletti della nostra generazione di VDM (e i loro eredi) i manager della nuova.

Bullismo spaccone e furbo che oggi veste in giacca e cravatta e parla di marketing, poi va con la ventiquattrore dell'emulo di Moggi ad aggiustare le partite, poi a cenare con gli amici di Repubblica e a decidere che merda sparare sull'avversario.

GoodbyeStranger

*
Lazionetter
* 11.954
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Citazione di: lastoriasiamonoi il 16 Ago 2015, 12:50
Non si entra in crisi se non si riconosce la sconfitta. Senza di essa non ci possono essere autentici cambiamenti. Il percorso difficile e doloroso, può portare dapprima ad un'astrazione dalla realtà, in un discendere agli inferi, intimo e lento. Successivamente non può che approdare alla stessa realtà, come ad un risveglio....

Questo é uno dei punti chiave per cui lo SPORT ( tutto maiuscolo ) assume importanza
fondamentale nella società come strumento di crescita ed educazione dei ragazzi, per
capire che questo a cui assistiamo é l'esatto opposto dello spettacolo che dovrebbe
essere, basta vedere i risultati prodotti in termini educativi negli sportivi e nei "tifosi".

V.

*
Lazionetter
* 12.186
Registrato
cmq è risaputo che fanno passare PPP per un piagnone lamentoso, invece a calcio era un duro, menava e contrastava, lo dicono Bulgarelli e Pistilli del cds.

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Citazione di: lastoriasiamonoi il 16 Ago 2015, 12:50
La partita con la Juventus non c'entra nulla con quanto scritto. E' la visione della vita, anzi la costruzione di essa cioè di ognuno di noi, ad essere chiamata in causa. Ci suggerisce un orizzonte di cambiamento, rispetto a come viviamo. Un taglio netto. L'apertura di una crisi, un' elaborazione di noi stessi. La conoscenza della sconfitta (non calcistica eh) è la chiave della crisi (forse di ognuna). Non si entra in crisi se non si riconosce la sconfitta. Senza di essa non ci possono essere autentici cambiamenti. Il percorso difficile e doloroso, può portare dapprima ad un'astrazione dalla realtà, in un discendere agli inferi, intimo e lento. Successivamente non può che approdare alla stessa realtà, come ad un risveglio. Questa metamorfosi, ripeto dolorosa e poco moderna (perché in antitesi con essa) ci restituirà la nostra identità, una libertà in principio, la capacità di comprendere la realtà e gestirla, cioè guardarla in faccia non subirla passivamente. Essere se stessi, non la replica coatta di un modello imposto, una marionetta.
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Ingenuamente dividevo me e i laziali che conoscevo con gli altri, juventini e peggio romanisti.
Era così facile, forse perché ho simpatizzato sempre con ragazzi laziali di altro spessore. Sono stato fortunato.
Ma la "dritteria" di cui parla Pasolini è un'illuminazione.

"parlando del tifoso "romano" in genere, che nella propria squadra esalta la propria "dritteria". Non c'è grande differenza, in fondo, tra romanisti e laziali: un'identica "faccia malandrina" si lascia ammirare sotto i cappellucci di carta giallorossa o biancoceleste. Scrive Pasolini: Ciò che fa più soffrire e gioire il romano alla sconfitta e alla vittoria della sua squadra è l'idea dei discorsi che dovrà fare al bar o dal barbiere. Certo! Un "dritto" può forse perdere? E se vince, può forse non fare dell'ironia - magnanima - sui vinti?

E' la radice iniziale (e già allora condivisa) dello schifo comune di adesso.
Questa "dritteria" è degenerata in una maniacale e ossessiva modalità, che sostiene non il gioco del calcio, cioè la nostra passione infantile, ma il sistema di potere che attraverso il calcio, controlla i romani, Roma e anche l'Italia.
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Ma quale spettacolo?
un post pieno di ottimi spunti.
tutto sommato credo l'essere laziali di ognuno di noi spesso si riconosca in queste parole, chi più chi meno.
però io dico sempre che ogni cosa si evolve, che è il contesto a cambiare e privilegiare nuove logiche.
Concordo con te che oggi uno dei problemi della lazio è contestualizzare la lazio.
Però su un punto non si può transigere, ovvero non è possibile evitarlo, se vogliamo che la lazio stessa continui ad esistere.
Resta da capire come e in che modo.
Qui viene il difficile. Qui ci vogliono le professionalità che tanto invoco.
Ma serebbe un discorso troppo lungo.

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