Citazione di: FatDanny il 08 Mag 2021, 12:24
Sul peggioramento della pena comminata a Lotito il giudice motiva con il fatto che la sua responsabilità in qualità di presidente non può essere attenuata dalla delega, sia in virtù dell'incarico federale che lo poneva in condizione di sapere perfettamente, sia perché le stesse memorie difensive dimostrano in realtà un suo interessamento alla questione, creando un cortocircuito logico.
La difesa voleva dimostrare un Lotito non negligente, ma nei fatti dimostra un Lotito consapevole di quanto avvenuto.
Fat, sugli altri passaggi della sentenza, non conoscendo i documenti agli atti, è pressoché impossibile giudicare. L'impressione, in generale, è che il discorso ondeggi tra il giuridico ed il moraleggiante.
Il capo relativo a Lotito, invece, è a mio avviso piuttosto forzato.
Tutta la tiritera sulla forma della delega (scritta o meno) mi sembra un modo per non occuparsi di un punto centrale della vicenda, che è rimasto invece del tutto ignorato dal Collegio. Il che è pure comprensibile considerata l'estrazione pan-penalistica/amministrativistica dei componenti "togati" del collegio ed il livello non eccelso di quelli di natura forense.
Il punto centrale della vicenda è che una impresa, ancor più se costituita in forma di società ed ancor più se si tratta di una società per azioni quotata in borsa è una organizzazione complessa basata, per espressa previsione dell'ordinamento, su di un rigido riparto di poteri, prerogative e competenze.
Non ti tedio con i riferimenti normativi, ma si tratta di un dato giuridico-economico che non può sfuggire a qualsiasi persona minimamente a conoscenza della materia giuridica.
Tale riparto di poteri e competenze - che traduce in termini giuridici i principi della divisione e specializzazione del lavoro - si regge (e non potrebbe non essere così) sul presupposto che in presenza di un modello organizzativo efficiente e completo non è possibile responsabilizzare il superiore gerarchico del fatto del subordinato, se non si prova un diretto coinvolgimento del primo.
Mi pare che tale ragionamento sia stato del tutto ignorato dal collegio, il quale neppure sembra essersi interrogato su quale grado di controllo potesse esigersi da Lotito, quale legale rappresentante della società, facendo mostra di ritenere che lo stesso fosse onerato dell'obbligo di controllare tutto. Il che, sinceramente, lascia interdetti.
Poi, chiaramente, io non so se il modello organizzativo della Lazio sia o meno ben costruito e se presenti falle che escludano un effettivo sistema di "deleghe" di potere. Ma l'impressione è che non lo sappia (né si sia preoccupato di saperlo) neppure il collegio