Lazio: culturalmente subalterni?

Aperto da arkham, 25 Giu 2012, 14:05

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porgascogne

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Citazione di: fish_mark il 28 Giu 2012, 15:30
mi spieghi io e te, da laziali, ... "che cazzo se dovemo dì" (cit.)?

il problema è che i Laziali hanno un presente ed un futuro, ma sempre a guarda' er passato stanno

tu proponi una specie de lazio channel in mano a guidone

cristo

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Citazione di: MadBob79 il 28 Giu 2012, 11:23
per forza che si risolve col dilemma. Ma santamadonna, non ce riesce il LIVERPOOL (!) con l'EVERTON, non ce riesce il REAL (!!) con l'ATLETICO (!), il RAYO (!!) e il GETAFE (!!!), non ce riesce il BARCA (!!!) con l'ESPANYOL (!!!!), ce riescono loro?

REALISMO.

Rode il culo pure a me nel vedere l'occupazione dei mezzi di informazione ed è innegabile che il loro fine sia quello, la nostra sparizione. Ma è sempre quello da quando l'hanno fusi e da quando il generale Vaccaro gli disse: "sgrullatecelo". L'unica cosa che può fare il Laziale è sbattergli in faccia la realtà quotidianamente, senza aspettare dei rinforzi (i giornali) che non arriveranno MAI.

Invece noi siamo i primi a leggittimarli: dopo Luis Enrique dovevamo essere più spietati e invece parecchi di noi a dire che, si, però, i giovani, il progetto è interessante: caxxate, hanno fatto ride tutta l'Italia. Hanno preso Zeman regà, famigerato pluritrombato della storia del calcio italiano, e qui la gente se sta a cacà sotto. Maddeché, a metà campionato tytty e co. lo fanno fori e se ritrovano er padre de Jack Daniels De Rossi in panca.

Poi il mio ultimo pensiero su sta famosa "cultura" di sinistra italiana che ora, in salsa romanesca, dovrebbe dare il colpo decisivo alla nostra sopravvivenza. Cioé, questi in 40 anni di supremazia culturale (quando veramente c'era gente con le palle nella televisione, teatro, letteratura, università, ovunque) non so riusciti ad evitare la deriva nel berlusconismo di una nazione e improvvisamente, i nipoti sfigatelli, riescono a sopprimere una delle tifoserie più avvelenate e più radicate nelle proprie tradizioni? Boh.

Ottimo e abbondante,
me sa che co questa io ho smesso de intervenni' in questo topic.
C'é scritto tutto quello che volevo di.
Che ve lo riscrivo a fa ?

Kim Gordon

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Citazione di: fish_mark il 28 Giu 2012, 15:04
Ci si sorprende perché si fanno libri su fenomeni quasi sovrannaturali, tipo la "fantastica" stagione di Enrico Luigi oppure sul quasi acquisto di Soros, i cui estensori sono ancora convinti della consistenza della storia.

Ragazzi, poche storie. Chapeau! Loro fanno il loro sporco lavoro, di cui a noi non frega una mazza, ma che è sempre il loro sporco lavoro!
Piuttosto, noi facciamo il nostro sporco lavoro?

A mio modesto avviso, con la loro stolida pubblicistica fanno non bene, ma benissimo. Fanno autocelebrazione, rielaborazione autoreferenziale, rinfocolano il fuoco della loro passione, trasformando una sconfitta (l'ennesima) in una occasione narrativa sicuramente appassionante, visto che da sempre il perdente ha quel romantico fascino assente nella scontata ripetitività di un vincente.

Quindi è questo ciò di cui ha bisogno un tifoso!!!

Abbiamo noi storie e personaggi da raccontare e da amare?
Credo sicuramente di sì: dopo 112 anni abbiamo i cassetti pieni, ma sicuramente chiusi.
Cragnotti si lamentava di sentir sempre parlare di Fiorini, eroe di Lazio Vicenza, la partita che ci salvò dalla C, piuttosto che di un Nedved che ci consegnò il primo trofeo europeo della nostra storia.
Sta tutto qui l'incredibile paradosso del tifoso laziale.

Aprite i cassetti, scrivete libri, girate film: il laziale ne ha bisogno, ma ancora non lo sa.

sono daccordissimo
( avevo già scritto tutto e me sè spento il pc, pd  :x)

il racconto è una parte fondante l'identità di ogni comunità.
il racconto è l'ultima parte di una linea circolare.

il racconto noi lo risolviamo individualmente, o meglio ancora, intimamente.

i romanisti invece no. non solo. si raccontano come comunità.

e fin qui, spero che mi avete seguito, che sono stato comprensibile.

perchè adesso viè er brutto.

in realtà, c'è un errore di partenza, una falsa partenza, ed è relativa al Tifoso che scrive qui.
un tifoso solo, perchè minoranza nella minoranza.
ciò significa però che esiste una maggioranza laziale, una maggioranza che sarà pure minoranza nella suddivisione cittadina, ma ha tutti i crismi per accordarsi come : comuità forte.



questo per dire che spesso ci si interroga sull'esperienza rispetto ai romanisti.
molo meno sull'esperienza di essere una subcultura all'interno della tifoseria laziale, ai suoi miti, valori, usi e costumi.

perchè è in questa relazione che comprae secondo me il termine subcultura, che la prola stessa ammette la subalternità.


MadBob79

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Ma non ve fate mai venì in mente che FORSE, LORO, de tutta st'epopea ne hanno bisogno perchè, altrimenti, oltre la retorica dei tifosipiûtifosidermonno, del meravigliozobobbolo, degli 88 milioni de tifosi e 234 milioni de simpatizzanti, probabilmente, senza la suddetta epopea, la domenica se interesserebbero de altro?

...e ritorniamo ai numeri, quelli interessantissimi di un vecchio post di F_M su come le due squadre fossero seguite...

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Citazione di: porgascogne il 28 Giu 2012, 15:35
il problema è che i Laziali hanno un presente ed un futuro, ma sempre a guarda' er passato stanno

tu proponi una specie de lazio channel in mano a guidone

cristo

io propongo una specie de movimento culturale laziale, in mano a gente seria e preparata.
Che è diverso, molto diverso, parbleu!

MadBob79

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Citazione di: fish_mark il 28 Giu 2012, 15:44
io propongo una specie de movimento culturale laziale, in mano a gente seria e preparata.
Che è diverso, molto diverso, parbleu!

gli efori Laziali, insomma :)

italicbold

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Appena vincemo la Champion's League ditemelo che scrivo un ditirambo.
Poi scrivo pure un ditiRambo II la Vendetta.


fish_mark

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Citazione di: MadBob79 il 28 Giu 2012, 15:43
Ma non ve fate mai venì in mente che FORSE, LORO, de tutta st'epopea ne hanno bisogno perchè, altrimenti, oltre la retorica dei tifosipiûtifosidermonno, del meravigliozobobbolo, degli 88 milioni de tifosi e 234 milioni de simpatizzanti, probabilmente, senza la suddetta epopea, la domenica se interesserebbero de altro?

...e ritorniamo ai numeri, quelli interessantissimi di un vecchio post di F_M su come le due squadre fossero seguite...

i dati sulle presenze da stadio dicono semplicemente una cosa: non siamo una minoranza in cattività, tutt'altro!
I pienoni nelle grandi occasioni li facciamo come loro, anche se nella rappresentazione pubblicistica l'Olimpico è pieno di "80 mila romanisti", mentre nse lo rimpiamo noi è pieno soltanto di "70 mila laziali".
Chissà perché uno stesso spazio si riempie in un caso di 80, nell'altro di 70, ma sempre pieno è.

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porgascogne

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Citazione di: italicbold il 28 Giu 2012, 15:49
Appena vincemo la Champion's League ditemelo che scrivo un ditirambo.
Poi scrivo pure un ditiRambo II la Vendetta.

:lol:

vincere!
e vince Remo!

italicbold

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Citazione di: porgascogne il 28 Giu 2012, 15:51
:lol:

vincere!
e vince Remo!

Hai capito si.
Questa é poésia. Con l'accento sulla prima e.
Ma che ce famo co Messi, noi volemo Sepulveda.
O anche Moccia, s'accontentamo.

Tutto basta che nun se parla de calcio.
Questo é diventato la Lazio.
Tutto basta che nun se legge né la classifica né i risultati.
Senno' se rischia de esse contenti e felici per questa Lazio.
A noi Leopardi ce fa na pippa.
Bigiarellianamente, ma ce la fa.


BoyRM76

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Citazione di: arkham il 25 Giu 2012, 14:38Un telefilm con dei simpaticoni che tifano Lazio, non lo farebbero mai, mentre con la rioma i Cesroni ci vanno a nozze. E non vi soffermete sulla caratterizzazione che danno ai Cesaroni, non è questo il punto.

...il motivo secondo me è che il riommmista fa ridere, è uno stereotipo, un sempliciotto, borgataro, coatto, dalla battuta facile, dai metodi spicci, insomma, non serve spiegare ad un attore ore e ore come deve recitare, non serve che impari un copione chilometrico, se tu gli dici, vai in scena e fai il romanista, lui già sa cosa deve fare, ormai il romanista è una maschera popolare come Pulcinella, ciò che serve nella fiction di quel troglodita di Amendola.

Il Laziale invece non è così stereotipabile, se non (PURTROPPO) con l'identità di destra che gli si affibbia con molta facilità, senza considerare che il tifo laziale è una MOLTITUDINE e come tale può essere composto da individui di idee diametralmente opposte tra loro.
Per il resto non fa ridere, non è una maschera, un personaggio...è una persona normale, che non serve in una fiction per far ridere.


fish_mark

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Citazione di: italicbold il 28 Giu 2012, 15:58
Hai capito si.
Questa é poésia. Con l'accento sulla prima e.
Ma che ce famo co Messi, noi volemo Sepulveda.
O anche Moccia, s'accontentamo.

Tutto basta che nun se parla de calcio.
Questo é diventato la Lazio.
Tutto basta che nun se legge né la classifica né i risultati.
Senno' se rischia de esse contenti e felici per questa Lazio.
A noi Leopardi ce fa na pippa.
Bigiarellianamente, ma ce la fa.

Ridurre una passione calcistica, il tifo per la propria squadra a una questione di classifica e albo d'oro
è come oppore alla propria amata le statistiche sui ritmi sessuali, mentre per il resto il rapporto viaggia sui binari della freddezza e della noia e dell'affitto e delle bollette da pagare, senza mai uno spaghetto in trattoria o un omaggio floreale.

No, non può essere questo tifare una squadra!
Tifare significa vivere aspettando il miracolo alla vigilia di un derby, di una finale o di uno scontro salvezza.
Amare senza chiedere nulla in cambio.

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aquilante

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debbo dire che, francamente, la roma e la tifoseria romanista capaci di esprimere egemonia culturale proprio non riesco a raffigurarmele. da quelle parti vedo molta autoreferenzialità e sicuramente un eccesso di autocelebrazione. il tutto corroborato da un dispiego spudorato (alla lettera, senza pudore alcuno) di mezzi (di media) e dalla esibizione di un consenso che, alla prova dei numeri, trova assai pochi riscontri nelle realtà

ma del resto, questa egemonia culturale su cosa dovrebbe fondarsi e chi dovrebbe esercitarla? titoli di cui menar vanto, poco o nulla; i grandi campioni da esibire (la cosiddetta hall of fame giallorossa), meno li si esibisce meglio è; la roma patria del bel gioco può albergare giusto nella mente di un roberto renga (il teorico della linea zonista liedolm-zeman-spalletti, saltando quella minestrara bianchi-mazzone-capello-ranieri), per credere poi alla favola del calcio pulito bisogna avere lo stomaco per sorvolare su voutrot, rolex, fideiussioni false e via di seguito. se poi gli intellettuali a cui affidare la diffuzione di cotanta immagine sono i caracciolo e le dandini, i gasparri e i caressa, paolo cento e la sanipoli, marione o ferrajolo, l'impresa, va da se, non può che rivelarsi fallimentare. come in effetti è. con buona pace di tutti i kansas city passati, presenti e futuri

sono una tifoseria relativamente numerosa che si autoalimenta a fatica, molto a fatica. segni di espansione non se ne vedono, restano un fenomeno locale, radicato e diffuso quanto si vuole ma pur sempre locale e assolutamente incapace di esercitare una qualsivoglia capacità significativa di attrazione a livello nazionale e internazionale. anzi, l'esercizio di romanità falsa e tracotante che li contraddistingue, in tante zone d'Italia diventa sempre più fattore alienante piuttosto che fonte di simpatia

noi siamo di meno, siamo meno appariscenti, abbiamo meno voce, meno spazio, meno facce da esibire. tutto questo però non basta per renderci culturalmente subalterni. l'egemonia o la subalternità non hanno nulla a che fare con i concetti di maggioranza o di minoranza (per dire, i radicali sono sempre stati "quattro gatti", eppure su alcuni temi hanno modificato i comportamenti di decine di milioni di italiani). i fattori che possono contribuire a rafforzare il nostro radicamento e la nostra diffusione, a mio parere, sono essenzialmente due. il primo, è già stato detto, essendo noi una società di calcio, è rappresentato dai risultati: più vinci più sei apprezzato. naturale. il secondo fattore è la definizione, in positivo e con riconoscibilità forte, di una identità propria

di questo tema si è già parlato in altri topic. riassumo brevemente quindi il mio punto di vista. la Lazio nasce a Roma, per iniziativa di giovani romani, ma non ha nel suo dna la voglia di essere la squadra di Roma. c'è piuttosto la voglia di fare sport, la voglia di offrire ai giovani di Roma questa opportunità. questa scelta, che è identitaria ma non localistica, dobbiamo avere la forza e l'orgoglio di rivendicarla. siamo una squadra di Roma, la prima, più antica, ma non siamo e non ci interessa essere la squadra di Roma. nel nostro modello culturale c'è Londra e le sue tante squadre piuttosto che la necessità di un regime (dei regimi) di affidare al calcio la costruzione del consenso politico e culturale. rilancio, provocatoriamente, la sfida proposta da warp: apriamo nuovi laziostyle per rendere più fruibili i nostri prodotti; io però il prossimo punto vendita laziostyle non lo aprirei a via del corso e neppure a piazza gioacchino belli, lo aprirei a Londra, o a Parigi, oppure a Istambul. per chiarire meglio a tutti la nostra scelta 112 anni fa e le nostre ambizioni nella nuova Europa


castroman65

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Non intervenivo nel forum da un bel po', però questo tema è quello che ho più a cuore, pertanto volevo dire la mia sull'argomento.

A mio parere, il rapporto tra l'establishment politico-mediatico simpatizzante con la società (apparentemente) calcistica che condivide i suoi colori sociali con l'ATAC ed i supporters di detta  società è una sorta di circolo vizioso che tende ad espandersi nella società civile,  o quello che, purtroppo, resta di essa. 

Come opporsi a tutto ciò?

In primo luogo, è innegabile che le vittorie aiutano; non a caso i dirimpettai si sono evoluti nella loro strategia lobbistica all'apice del massimo splendore cragnottiano, quando hanno percepito il reale pericolo che i loro figli in età scolare potessero diventare laziali per emulazione dei vari Vieri, Nesta e compagnia, ed hanno sudato freddo...

Purtroppo, al momento attuale non mi sembra che siamo nella condizione di poter rivivere, almeno a breve, un ciclo come quello che è avvenuto a cavallo tra i due millenni.

Quindi, che fare?

Credo che una possibile risposta sia data dall'avere una visione testa ad affermare i valori della sportività (ovvero l'opposto del nostro competitor) ed una strategia di lungo termine coerente con tale visione.
A tale proposito, ritengo che la nostra società abbia ben chiara tale visione, nonostante quanto si ascolta giornalmente nell'etere romano. Questa , semplicemente, si riassume nel concetto di Lazio Style.
Ovviamente, è enormemente più complesso definire la strategia da intraprendere, poiché questa interessa diversi aspetti, come la sfera politica, quella economica, sociale, tecnologica, legale ed etica, come avviene per ogni organizzazione di qualsiasi tipo ed ad ogni livello.

Quello che posso sperare è che la società abbia ben chiara tale strategia, in tal caso il fatto che questa non sia evidente non è necessariamente un fatto negativo, anzi...
Poiché si tratta, eufemisticamente parlando, di una guerra, non credo porti a dei vantaggi lo sbandierare detta strategia ai quattro venti, poiché questo comporterebbe la definizione di contro-mosse da parte dei dirimpettai per ostacolare la realizzazione dell'obiettivo di lungo termine.

Pertanto, voglio sperare che dietro questa tanto vituperata società si celi in realtà una saggia gestione (questo alla faccia di che ama dare alla parola gestore una  connotazione negativa).
Gli indizi ci sono, basta sforzarsi un po', però non  mi sento di condividerli pubblicamente.. il nemico ci guarda...

Buona Lazio a tutti!

V.

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Citazione di: NandoViola il 28 Giu 2012, 14:37

e sto mutuo forse se lo semo levàti.

se è questo quello che ci manca, il tifoso di professione, mi tengo la mia passione da dilettante.
o forse quelle righe valgono di più di tante scritte qui dentro, solo perchè sono pubblicate da una casa editrice?
a noi manca solo qualcuno che prenda sti quattro idioti (affatto stupidi) e li cominci a ridicolizzare, a farli vedere per quello che sono: spocchiosi senza averne ragione alcuna, autoreferenziali col pisello piccolo, autoassolutori verso qualsiasi nefandezza, basta sia di parte (la loro) e con il sense of humour finto radical chic, adùso piuttosto al pubblico prime time di una raiuno in decadenza.
non credo sia quello di cui abbiamo bisogno noi, tantomeno di sostituire od affiancare a questi, i nostri, in un gioco di specchi.
non conti perchè racconti, ma solo perchè dietro c'hai la contraerea che ti supporta e sulla mappa ha segnato già tutte le pietre miliari, sennò stavi ancora a pagà er mutuo.

cosa ti aspettavi? sofocle che dialoga con martin amis? è questo che giudichi?
ha ragione kim gordon: noi qui dentro siamo già una nicchia rispetto al tifo ultras laziale.
e ci permettiamo anche di fare spallucce al fatto che dall'altra sponda si stanno riorganizzando.

tu e altri ragionate come gente che ha un telecomando e sceglie cosa vedere e non vedere.
siete dilettanti nel senso buono del termine. vi muove la passione.
chi vuole parlare di televisione non lo può fare. ogni cosa va tenuta in considerazione anche per essere bocciata.
e gli ascolti contano, si leggono, si giudicano.

più lo si scrive meno domande fate perchè non vi interessa la questione.
vi sentite più forti della questione. ve lo fate sgrullare, girate largo, esorcizzate dicendo che non è vero.
oppure fate i duri e puri.

non stiamo votando se quel filmato qua sopra ci piace o vorremmo fosse nostro.
ma stiamo osservando che noi non ci siamo più.

Il Torino è finito perchè accanto a presidenti sciagurati e mascalzoni è nato il filone piagnone post-superga alimentato da quattro giornalisti a cui ha fatto comodo. di tutto il resto del Torino non c'è più traccia nei RACCONTI. salvo l'epopea Asta, Lucarelli, Camolese nei derby (epopea che alla juve ha dato molto fastidio).

quello che non capite è che al di là della passione che vi fa schiacciare il tasto del telecomando per cambiare canale,  esistono palinsesti ragionati, collegamenti, intrecci. e noi in questo palinsesto non esistiamo, anzi, abbiamo già pronta la casella corrotti e fascisti. e non vale dire che da sempre è così, perchè il caso mauri ha riscoperchiato la voglia di incularci.
E ripeto: tu la forza di difendere un Mauri facendo la guerra non ce l'hai, inutile che strepiti di libertà.

vi farei passare un mese a contatto co sta gente e con quelli che sono il pubblico curioso de sta gente, non quello ortodosso, ma quello laterale i quali spesso sono anche editori non tifosi.
con le vostre argomentazioni non durereste manco il tempo di un primo a una cena.
è questo che non volete capire: stanno rosicchiando il tempo di una conversazione a cena, sottolineando che quelli laggiù in fondo siamo noi, quelli corrotti e fascisti.
non c'è tempo per spiegare 112 anni di Lazio, è una utopia.
i tempi sono di una cena.
per stare a decifrare le vostre bavarole intrise di orgoglio non c'è tempo.
il terreno comune di conversazione l'hanno inquinato e continueranno a farlo.

hanno deciso: a sinistra ce stanno loro e non è la sinistra dei cesaroni.
se poi tu pensi de buttatte a difende la marmaglia antisemita che stava a gubbio...
tu in questo gioco non hai partito: anche Sel ha scelto Zeman.
per chi invece qui dentro vota a destra il problema non si pone, beati loro!

la colpa è di cragnotti che non li ha stroncati. gli emiri non verranno mai perchè in italia il tifo è violento e gli stadi non sono sicuri.

castroman65

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Mi scuso per gli errori nel testo, ma ho scritto di getto!  :oops:

GiPoda

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Citazione di: MadBob79 il 28 Giu 2012, 11:23
per forza che si risolve col dilemma. Ma santamadonna, non ce riesce il LIVERPOOL (!) con l'EVERTON, non ce riesce il REAL (!!) con l'ATLETICO (!), il RAYO (!!) e il GETAFE (!!!), non ce riesce il BARCA (!!!) con l'ESPANYOL (!!!!), ce riescono loro?

REALISMO.


Vero.
Però se vado sul sito dell'Atletico già mi rendo conto che quel che hanno "lo vendono" bene.
Così, a caso, leggendo sul loro sito:
una Fondazione Atletico Madrid con relativo premio annuale dal nome altisonante "A Team For the world"
un'Associazione di Veterani (ex giocatori) dell'Atletico
la figura del Socio Non Abbonato
un merchandasing con una linea di abbigliamento per il tempo libero curata direttamente dal Club e non affidata allo sponsor tecnico (in questo Nike)
e chissa quali altre cose.
Certo hanno lo Stadio, ma, ripeto, malgrado l'ingombrantissima presenza di uno dei Club più importanti al mondo, riescono a difendersi bene visto che poi allo stadio giocano spesso con 40-50.000 spettatori.
Noi fortunatamente conviviamo con dei vicini peracottari e grotteschi, e quindi teoricamente dovrebbe essere più semplice migliorare i nostri numeri.
A patto però che si torni a lavorare mettendo al centro il tifoso e lavorando sul senso di appartenenza.
E certamente, lo dico con grande dispiacere, non dicendo ad esempio  "Non me ne frega niente dei Pulici di turno e non mi sottopongo ai test della gente che non conta".





V.

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Citazione di: aquilante il 28 Giu 2012, 18:20
debbo dire che, francamente, la roma e la tifoseria romanista capaci di esprimere egemonia culturale proprio non riesco a raffigurarmele. da quelle parti vedo molta autoreferenzialità e sicuramente un eccesso di autocelebrazione. il tutto corroborato da un dispiego spudorato (alla lettera, senza pudore alcuno) di mezzi (di media) e dalla esibizione di un consenso che, alla prova dei numeri, trova assai pochi riscontri nelle realtà

ma del resto, questa egemonia culturale su cosa dovrebbe fondarsi e chi dovrebbe esercitarla? titoli di cui menar vanto, poco o nulla; i grandi campioni da esibire (la cosiddetta hall of fame giallorossa), meno li si esibisce meglio è; la roma patria del bel gioco può albergare giusto nella mente di un roberto renga (il teorico della linea zonista liedolm-zeman-spalletti, saltando quella minestrara bianchi-mazzone-capello-ranieri), per credere poi alla favola del calcio pulito bisogna avere lo stomaco per sorvolare su voutrot, rolex, fideiussioni false e via di seguito. se poi gli intellettuali a cui affidare la diffuzione di cotanta immagine sono i caracciolo e le dandini, i gasparri e i caressa, paolo cento e la sanipoli, marione o ferrajolo, l'impresa, va da se, non può che rivelarsi fallimentare. come in effetti è. con buona pace di tutti i kansas city passati, presenti e futuri

sono una tifoseria relativamente numerosa che si autoalimenta a fatica, molto a fatica. segni di espansione non se ne vedono, restano un fenomeno locale, radicato e diffuso quanto si vuole ma pur sempre locale e assolutamente incapace di esercitare una qualsivoglia capacità significativa di attrazione a livello nazionale e internazionale. anzi, l'esercizio di romanità falsa e tracotante che li contraddistingue, in tante zone d'Italia diventa sempre più fattore alienante piuttosto che fonte di simpatia

noi siamo di meno, siamo meno appariscenti, abbiamo meno voce, meno spazio, meno facce da esibire. tutto questo però non basta per renderci culturalmente subalterni. l'egemonia o la subalternità non hanno nulla a che fare con i concetti di maggioranza o di minoranza (per dire, i radicali sono sempre stati "quattro gatti", eppure su alcuni temi hanno modificato i comportamenti di decine di milioni di italiani). i fattori che possono contribuire a rafforzare il nostro radicamento e la nostra diffusione, a mio parere, sono essenzialmente due. il primo, è già stato detto, essendo noi una società di calcio, è rappresentato dai risultati: più vinci più sei apprezzato. naturale. il secondo fattore è la definizione, in positivo e con riconoscibilità forte, di una identità propria

di questo tema si è già parlato in altri topic. riassumo brevemente quindi il mio punto di vista. la Lazio nasce a Roma, per iniziativa di giovani romani, ma non ha nel suo dna la voglia di essere la squadra di Roma. c'è piuttosto la voglia di fare sport, la voglia di offrire ai giovani di Roma questa opportunità. questa scelta, che è identitaria ma non localistica, dobbiamo avere la forza e l'orgoglio di rivendicarla. siamo una squadra di Roma, la prima, più antica, ma non siamo e non ci interessa essere la squadra di Roma. nel nostro modello culturale c'è Londra e le sue tante squadre piuttosto che la necessità di un regime (dei regimi) di affidare al calcio la costruzione del consenso politico e culturale. rilancio, provocatoriamente, la sfida proposta da warp: apriamo nuovi laziostyle per rendere più fruibili i nostri prodotti; io però il prossimo punto vendita laziostyle non lo aprirei a via del corso e neppure a piazza gioacchino belli, lo aprirei a Londra, o a Parigi, oppure a Istambul. per chiarire meglio a tutti la nostra scelta 112 anni fa e le nostre ambizioni nella nuova Europa

meno male che c'è aquilante che vi riassume.
io la penso completamente all'opposto e mi meraviglio di certe cose, ma non le contesto, non ho più forza.
vedo che persistono luoghi comuni. che poi guardacaso c'è sempre un filo di speranza, non si muore mai.
sì certo, la speranza, ma poi le battaglie chi ce le vince?

loro vogliono roma, non l'italia. poi se a bologna li giudicano ignoranti non importa.
a nessuno interessa che noi siamo antichi. e noi non siamo europei: la nostra tifoseria organizzata è mussoliniana.
tra venti anni i 27 anni di differenza non conteranno più.
questi romanisti hanno riacceso i fari perchè da qualche anno si è svegliata Napoli che gli fa concorrenza, e Napoli non ha derby.

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mansiz

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Citazione di: aquilante il 28 Giu 2012, 18:20
debbo dire che, francamente, la roma e la tifoseria romanista capaci di esprimere egemonia culturale proprio non riesco a raffigurarmele. da quelle parti vedo molta autoreferenzialità e sicuramente un eccesso di autocelebrazione. il tutto corroborato da un dispiego spudorato (alla lettera, senza pudore alcuno) di mezzi (di media) e dalla esibizione di un consenso che, alla prova dei numeri, trova assai pochi riscontri nelle realtà

ma del resto, questa egemonia culturale su cosa dovrebbe fondarsi e chi dovrebbe esercitarla? titoli di cui menar vanto, poco o nulla; i grandi campioni da esibire (la cosiddetta hall of fame giallorossa), meno li si esibisce meglio è; la roma patria del bel gioco può albergare giusto nella mente di un roberto renga (il teorico della linea zonista liedolm-zeman-spalletti, saltando quella minestrara bianchi-mazzone-capello-ranieri), per credere poi alla favola del calcio pulito bisogna avere lo stomaco per sorvolare su voutrot, rolex, fideiussioni false e via di seguito. se poi gli intellettuali a cui affidare la diffuzione di cotanta immagine sono i caracciolo e le dandini, i gasparri e i caressa, paolo cento e la sanipoli, marione o ferrajolo, l'impresa, va da se, non può che rivelarsi fallimentare. come in effetti è. con buona pace di tutti i kansas city passati, presenti e futuri

sono una tifoseria relativamente numerosa che si autoalimenta a fatica, molto a fatica. segni di espansione non se ne vedono, restano un fenomeno locale, radicato e diffuso quanto si vuole ma pur sempre locale e assolutamente incapace di esercitare una qualsivoglia capacità significativa di attrazione a livello nazionale e internazionale. anzi, l'esercizio di romanità falsa e tracotante che li contraddistingue, in tante zone d'Italia diventa sempre più fattore alienante piuttosto che fonte di simpatia

noi siamo di meno, siamo meno appariscenti, abbiamo meno voce, meno spazio, meno facce da esibire. tutto questo però non basta per renderci culturalmente subalterni. l'egemonia o la subalternità non hanno nulla a che fare con i concetti di maggioranza o di minoranza (per dire, i radicali sono sempre stati "quattro gatti", eppure su alcuni temi hanno modificato i comportamenti di decine di milioni di italiani). i fattori che possono contribuire a rafforzare il nostro radicamento e la nostra diffusione, a mio parere, sono essenzialmente due. il primo, è già stato detto, essendo noi una società di calcio, è rappresentato dai risultati: più vinci più sei apprezzato. naturale. il secondo fattore è la definizione, in positivo e con riconoscibilità forte, di una identità propria

di questo tema si è già parlato in altri topic. riassumo brevemente quindi il mio punto di vista. la Lazio nasce a Roma, per iniziativa di giovani romani, ma non ha nel suo dna la voglia di essere la squadra di Roma. c'è piuttosto la voglia di fare sport, la voglia di offrire ai giovani di Roma questa opportunità. questa scelta, che è identitaria ma non localistica, dobbiamo avere la forza e l'orgoglio di rivendicarla. siamo una squadra di Roma, la prima, più antica, ma non siamo e non ci interessa essere la squadra di Roma. nel nostro modello culturale c'è Londra e le sue tante squadre piuttosto che la necessità di un regime (dei regimi) di affidare al calcio la costruzione del consenso politico e culturale. rilancio, provocatoriamente, la sfida proposta da warp: apriamo nuovi laziostyle per rendere più fruibili i nostri prodotti; io però il prossimo punto vendita laziostyle non lo aprirei a via del corso e neppure a piazza gioacchino belli, lo aprirei a Londra, o a Parigi, oppure a Istambul. per chiarire meglio a tutti la nostra scelta 112 anni fa e le nostre ambizioni nella nuova Europa

Bella riflessione ma hai deviato un po' il tiro; tu ti sei ben riferito al "Noi/Lazio" e ci sta.
Il punto centrale però rimane il concetto del "Noi/Laziali" e secondo me qui sbagliamo già in partenza; intanto non può esistere un gruppo di "tifosi di una squadra di calcio" a cui riferirsi con un Noi, mi spiego meglio: ma oltre alla passione comune per una squadra, cosa mai altro posso avere io in comune con un altro tizio che neanche conosco??? perchè devo accomunarmi a lui con un "Noi"?? Al limite potrei riferirlo agli iscritti di questo forum che mi sembrano tutte personcine per bene.   8)
Davvero, io come Noi/Laziali non mi sento così speciale, mi sento speciale come individuo/Laziale questo si, ma giustificare tutti gli altri proprio no. Ne conosco di Laziali steronzi...
Sto uscendo dal seminato ma sto pure lavorando eh!  :beer:

GiPoda

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Citazione di: aquilante il 28 Giu 2012, 18:20


Aquilante, stai facendo il ritratto della juventus.
Una squadra trans-regionale e trans-nazionale.
Con quella potenza economica, la città di Torino era ovvio che gli stesse stretta.
Noi dobbiamo invece rivendicare il ns. spazio in città e regione, il nostro bacino d'utenza.
Non dimenticando la visione olimpica dei nostri fondatori certo, ma sempre legati a questa terra, perchè noi non abbiamo l'IFIL.



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