Le opinioni della Stampa

Aperto da westman, 16 Feb 2015, 13:11

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Ora l'Italia si indigna ma Lotito ha detto cose vere e ragionevoli




di  Andrea Iovene  -  Claudio Lotito non è certamente il personaggio più simpatico della Serie A, è discutibile nei modi e in più di una circostanza pubblica ha fatto sfoggio di una sicurezza al limite della tracotanza. In questa vicenda della telefonata registrata (più che censurabile il modo d'agire del sig. Iodice), Lotito ha però sbagliato, perché nel sistema calcio lui non è solo il presidente di una società affiliata (la Lazio) e comproprietario di un'altra (la Salernitana), è anche vice-presidente della Figc con delega alle riforme. E dai contenuti della telefonata si desume che sia in questa veste di "riformatore" che parla con lo Iodice, dimenticando però di rappresentare in quei frangenti una figura istituzionale e lasciandosi andare ad esternazioni più adatte a un bar sport che a un ambiente federale.

Fatta questa doverosa premessa, è però giusto andare oltre e sottolineare come entrando nel merito della telefonata ci sia ben poco di cui scandalizzarsi a cominciare da quel "Beretta conta zero!". Ebbene, solo chi vivesse sulla luna potrebbe pensare qualcosa di diverso, considerato che dall'ultima riforma portata avanti dopo il 2006 tutti i poteri sono stati trasferiti all'Assemblea di Lega, esautorando di fatto sia il Consiglio che il Presidente. A Beretta resta dunque un ruolo di garanzia o se vogliamo di rappresentanza, una situazione che certo non gli nuoce visto che l'incarico calcistico è solo il suo secondo lavoro in quanto, come è noto, Beretta è un manager di Unicredit. Considerato che la Lega Serie A non è un ente terzo che agisce in autonomia per il bene del campionato (come invece sono l'Eurolega o l'NBA nel basket o restando al calcio la Premier League e la Bundesliga), ma semplicemente un'assemblea di condominio è chiaro che un Presidente operativo neanche servirebbe.

La seconda affermazione che ha fatto discutere è quella relativa alle eventuali promozioni di Carpi, Latina, Frosinone, o di squadre equivalenti senza uno straccio di tradizione e/o appeal commerciale e ovviamente con bacini di tifosi molto ristretti. Detto che è giusto dar merito a chi sul campo conquista una promozione, la telefonata di Lotito verteva chiaramente sul valore dei diritti tv della Serie A. Recentemente è stato chiuso un contratto da oltre un miliardo l'anno con Infront, ma Sky principale contributore della Serie A ha manifestato l'auspicio che si torni a 18 squadre nella speranza di ridurre il numero di partite di scarso interesse sportivo e quindi televisivo.

Nella scorsa stagione di Serie A ben 7 squadre su 20 hanno avuto una media spettatori a partita inferiore a 15.000, e se parliamo di Tv non va meglio. Prendendo una giornata a caso si scopre che almeno 2 partite su 10 totalizzano meno di 100 mila telespettatori e uno share corrispondente dello zero virgola. Per una televisione a pagamento numeri di questo tipo sono un investimento a perdere. Se aumentassero ancora le squadre di piccole città o che più in generale hanno uno scarso seguito, Lotito pensa (e non è un'idea folle) che le Tv finirebbero con l'offrire molto meno generando guai grossi a tutto il sistema calcio italiano.

Ma quel che Lotito accenna nella telefonata e che è già stato detto in varie circostanze pubblicamente anche da Tavecchio, non è certo che si debba impedire materialmente al Carpi di andare in A, ma che sia necessaria una riforma dei campionati, scendendo a 18 squadre in A, a 20 in B, e riducendo a 2 gironi da 20 la Serie C. Attualmente l'Italia ha un numero troppo elevato di squadre professionistiche, un numero che i fatti (stipendi arretrati, fallimenti et alii) dimostra essere insostenibile. Con una Serie A con 18 squadre e due sole retrocessioni (più una terza con spareggio), sarebbe possibile avere una migliore ripartizione degli introiti (commerciali e televisivi), una maggiore stabilità delle squadre (incentivando la possibilità di programmare a medio termine) e più spazi nel calendario per una miglior valorizzazione della Coppa Italia e della Nazionale.

Alla luce anche del caso Parma di questi giorni c'è da fare un'ulteriore riflessione, nel corso degli anni il calcio italiano ha maturato la convinzione che il merito sportivo fosse preminente rispetto a qualunque altro requisito, finendo con l'ignorare che la partecipazione a un campionato dalla Serie D alla Serie A è vincolata al rispetto anche di criteri di ordine economico e infrastrutturale. Ignorando o allentando la presa sul rispetto di questi ultimi criteri si è arrivati alla situazione attuale con la fatiscenza degli impianti e la criticità di molti bilanci economici.

Prendendo ad esempio la Serie B, oltre alle fidejussioni e al pagamento regolare degli stipendi, per l'iscrizione al campionato è necessaria la disponibilità di un impianto da almeno 10.000 posti (salvo deroghe), ebbene sono ben 10 su 22 le squadre ad avere stadi di capienza inferiore al minimo. Tra le tante non possiamo non notare proprio il Carpi (stadio Cabassi 4.164 posti) o l'Entella (stadio Comunale 4.154 posti), ma essendo due club neopromossi la deroga è anche ammissibile in vista di lavori di ampliamento che però non sono in corso né per l'una né per l'altra. Ma la deroga è stata concessa a numerose altre società che però sono in B da diverse stagioni e qui già è meno comprensibile visto che si tratta di deroghe reiterate. Qualora una di queste squadre venisse promossa con merito in Serie A dove la capienza minima richiesta è 16.000 posti, cosa accadrebbe? Una deroga è possibile, ma non per stadi da 7-8.000 posti. E allora queste squadre dovrebbero spostarsi di 40-50 o più chilometri per disputare le proprie gare casalinghe. Ma a quel punto, quale sarebbe il senso di disputare un campionato sempre in trasferta?

Ecco dunque forse si capisce quale sia davvero il nocciolo della questione, la Serie A è ovviamente il sogno di ogni squadra che giochi a calcio nella nostra penisola, dalla Terza Categoria in su, ma è necessario dare una regolata al sistema, alla formula dei campionati, alle regole di ammissione perché ormai è una vera e propria industria, non più solo uno sport e come tale deve essere organizzata per offrire sempre più uno spettacolo migliore agli appassionati che seguono e spendono soldi per le proprie squadre.

La Premier League intanto ha appena firmato un super contratto Tv da quasi 7 miliardi di euro per 3 anni (2016-2019), soldi che verranno certamente suddivisi tra i club, ma non solo, perché avranno una ricaduta sul territorio con la realizzazione di strutture sportive pubbliche, campi da gioco e programmi per lo sport di base. Sono arrivati a questo risultato lavorando insieme, facendo sistema e affidando alla Premier la difesa dell'interesse collettivo.

Naturalmente questi sono i giorni dello sdegno, di chi grida più forte allo scandalo, delle dimissioni richieste a gran voce (ma che non arriveranno), e si evita invece di mettere sul tavolo i veri problemi del sistema calcio, dalle storture dei settori giovanili (procuratori che firmano già ragazzi di 12-13 anni) fino alle problematiche economiche e di impianti del calcio professionistico. E va bene così, in fondo è più importante lo sproloquio telefonico di Lotito.
Andrea Iovene

GiPoda

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Questo articolo di Iovene è perfetto.
Meno male che c'è ancora gente che scrive senza andare appresso ai diktat provenienti dai Merlo o dai Pontani di turno.

GiPoda

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Da aggiungere la posizione di Mattia Losi de Il Sole24 ore:

"Gli errori di Lotito e le ipocrisie dello sport"

Non sono d'accordo con Claudio Lotito, tanto per chiarire subito la mia posizione. Ma nella vicenda delle frasi registrate a totale insaputa del presidente della Lazio, nonchè membro del Consiglio federale della Figc, ci sono alcuni aspetti che al di là della giusta indignazione a caldo meritano di essere approfonditi.

Punto uno: chiunque di noi, se fosse registrato al telefono mentre parla con un amico, un conoscente o un collega di lavoro ( e sottolineo collega di lavoro) rischierebbe di essere cancellato dalla società civile. Alzi la mano chi non si è mai lasciato andare, in privato ma anche nel suo ambito lavorativo, a esternazioni delle quali non andare fiero secondo le regole della convivenza. Claudio Lotito, da questo punto di vista, non fa eccezione.

Punto due: credo che l'immediata indignazione, per quanto giustificata, sia stata male indirizzata. Il vero problema, a mio avviso, non sta nelle considerazioni di carattere economico sulle piccole squadre e sui diritti tv (ne parleremo tra poco) ma in una frase che purtroppo e guarda caso (?) è caduta subito nel dimenticatoio. A un certo punto Lotito argomenta: «Ho detto ad Abodi: se me porti su il Carpi... se me porti squadre che non valgono un c... noi tra due o tre anni non c'abbiamo più una lira. Se c'abbiamo Frosinone, Latina, chi li compra i diritti?».

Ecco, il vero problema non sono le considerazioni su Carpi, Frosinone e Latina. Il vero problema è che Lotito sostiene di aver più volte detto ad Abodi, presidente della Lega Nazionale professionisti di Serie B, che non deve portare su il Carpi, come se davvero fosse nel potere dello stesso Abodi decidere classifica e promozioni. Dietro la frase di Lotito il vero nodo da sciogliere è questo: perché se davvero fosse come dice Lotito significherebbe che nulla di quello che accade sui campi di B è vero, ma abilmente pilotato o comunque influenzabile dal massimo rappresentante di quella categoria. Forse sarebbe il caso di chiedere conto di questo, senza disperdersi in commenti e considerazioni che attengono più al campo delle opinioni, per quanto opinabili, che a quello dell'illecito.

Punto tre: l'aspetto economico. Qui si entra in un campo minato, perchè si tocca con mano la vera piaga dell'ipocrisa che caratterizza in buona parte il mondo dello sport, non solo il calcio. Ossia il mai superato tentativo di far convivere due aspetti, quello della purezza alla De Coubertin e quello del tornaconto economico, che si sposano più o meno come il Diavolo e l'acqua Santa. E infatti,  a De Coubertin, l'aspetto economico era inviso più di ogni altra cosa.

Ci sono sport che hanno risolto il problema dichiarandosi apertamente professionistici: le regole dello sport valgono sul campo, ma per il resto vince l'economia. Non entri nella Nba se non dai garanzie precise di soldi e bacino d'utenza, non fai il pilota di Formula 1 se non hai alle spalle sponsor in grado di garantire valanghe di soldi. Certo che devi anche guidare veloce, ma non basta. E infatti di italiani in Formula 1 non se ne vedono da un bel pezzo: davvero siamo disposti a credere che nella terra di Nuvolari, Ascari e Munari i piloti siano improvvisamente diventati autisti?

Il calcio non ha mai regolato la questione: è il più importante business a livello planetario ma vuole al tempo stesso mantenere la purezza di quando la palla era fatta di stracci e i compensi si misuravano in pane e salame. Una fase durata pochi anni all'inizio del '900, perchè non appena capita l'importanza della questione i soldi hanno iniziato a girare a fiumi. Le televisioni, con i diritti lautamente pagati alle Federazioni di tutto il mondo, hanno solo messo il carico di strozzo.

Inutile nascondersi dietro un dito: se Keith Rupert Dylan Murdoc decidesse che della Serie A, della Premier e della Liga non gli importa più un tubo, e con lui facessero la stessa scelta le maggiori reti tv di tutto il mondo, le società di calcio potrebbero tranquillamente dedicarsi ai campionati di taglio e cucito. E non è colpa di Carpi, Frosinone, Latina o Lotito: è solo la realtà. Avere un buon prodotto da vendere significa vendere bene, averne uno così così significa avere soldi in meno.

Poi il bello dello sport, e non solo del calcio, è vedere Davide che batte Golia: il Parma e il Cesena che fermano Roma e Juve, tanto per fare un esempio recente. Ma non andiamo in giro a raccontare che i diritti tv si vendono per questo motivo.

La vera difficoltà sta nel trovare un punto di equilibrio che, a mio avviso, semplicemente non si può trovare cercando di far convivere Diavolo e acqua Santa. L'unica via percorribile è quella di separare (come hanno fatto nell'Nba) la parte sportiva e quella economica: lo sport inizia quando l'arbitro alza la prima palla a due e finisce quando suona l'ultima sirena. Per il resto è tutto e solo business. Se poi per caso ti scappa una frase sbagliata sul colore della pelle dei giocatori ti processano in due giorni, ti condannano e ti obbligano a vendere la squadra di cui sei proprietario. Proprio un altro mondo. "


laziosibiu

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Sempre sulla Stampa ... dopo qualche articolo dal Prosport, in Romania la Procura ha aperto un inchiesta per quello che riguarda la partita tra Dinamo Bucarest e Lazio nel 2007 a Bucarest ... secondo loro ci sono voci su un presunto noncombat dei romeni nel secondo tempo, poi il trasferimento di Radu alla Lazio dopo 5 mesi per una cifra che in realta' non era quella annunciata ... che stupidagini!!!!!!!!!

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JokerBiancoBlu

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Intanto salve a tutti, vi leggevo da un po' ed ora mi sono iscritto :)

Il mio pensiero sulla vicenda è il seguente:

Lotito ha detto cose giuste nella sostanza e facilmente comprensibili per chi guarda al di là del suo terribile modo di esprimersi da caciottaro dei mercati generali (senza nessuna offesa per i caciottari dei mercati generali). Il fatto che il Carpi, il Frosinone e il Latina salgano in serie A per meriti sportivi non credo qualcuno voglia prevenirlo, ma una volta che queste squadre sono in serie A bisogna garantire loro una equa spartizione della torta sui diritti TV e soprattutto bisogna garantire che a metà campionato non vengano smantellate o falliscano (vedi il caso Parma).

Se le facciamo venire in A per poi dargli delle briciole allora siamo tutti complici, Juve e roma più di tutti.

CodyAnderson

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Citazione di: westman il 16 Feb 2015, 15:01
Articolo di Pietro Manigas da Globalist.it http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=69347&typeb=0

Per esempio oggi si è scomodato Francesco Merlo a ricordare come Veltroni prese per i fondelli la macchietta Lotito quando presentò i faraonico stadio delle aquile. Roma è già stata cotruita, disse... Stessa risposta non hanno avuto gli americani della Roma che invece sono sbarcati con una megaspeculazione folle sulle rive del Tevere con opere di urbanizzazione incredibili laddove doveva nascere un parco e tanto di quel cemento da spaventare. Nel silenzio delle istituzioni e nella sottovalutazione dei media. Già, sono americani. E intendono risanare i debiti con i soldi delle nostre banche e con gli affari sulla nostra pelle. Già, ma non parlano come Lotito che fa tanto fumo laddove mi sembra che altri facciano arrosto vero. E nel silenzio assordante mediatico.



Questo commento all'articolo di Merlo che accusa Lotito per il progetto sulla Tiberina mi piace e dimostra la faziosità di Repubblica con buona pace di Strike. Commentare in questo modo un progetto molto meno invasivo di quello delle merde (quanto meno si trattava di una zona fuori Roma e poco urbanizzata e non del quadrante esterno più urbanizzato di tutta Roma ...) è prova di malafede.

L'articolo di Merlo (Repubblica) è comunque lo specchio dell'Italia. Tutto dipende dalla politica, la politica deve togliere Lotito di mezzo (il sottosegretario sotto suggerimento no?). Se non ci dovesse riuscire la politica, allora lo faranno fuori con la magistratura. Questa mentalità ci ha portato Tangentopoli, a Mafia Capitale, a 20 anni di berlusconi e d'alema.

povera italia.

PS: grandissimo commento di uno dei nostri "Francesco Merlo, ad occhio e croce un altro 'coppainfacciato'...."

CodyAnderson

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Citazione di: JokerBiancoBlu il 17 Feb 2015, 14:50
Intanto salve a tutti, vi leggevo da un po' ed ora mi sono iscritto :)

Il mio pensiero sulla vicenda è il seguente:

Lotito ha detto cose giuste nella sostanza e facilmente comprensibili per chi guarda al di là del suo terribile modo di esprimersi da caciottaro dei mercati generali (senza nessuna offesa per i caciottari dei mercati generali). Il fatto che il Carpi, il Frosinone e il Latina salgano in serie A per meriti sportivi non credo qualcuno voglia prevenirlo, ma una volta che queste squadre sono in serie A bisogna garantire loro una equa spartizione della torta sui diritti TV e soprattutto bisogna garantire che a metà campionato non vengano smantellate o falliscano (vedi il caso Parma).

Se le facciamo venire in A per poi dargli delle briciole allora siamo tutti complici, Juve e roma più di tutti.

Aggiungiamoci che l'ottenimento di 200 mln in più sui diritti è stata una battaglia proprio portata avanti da Lotito. Questi 200 mln sono tutti ricavi in meno per le pay tv ... che infatti lo massacrano (sky soprattutto perché chiaramente Lotito e Galliani sono alleati).

westman

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Pigrizia. Invece di scrivere copio e faccio mio.
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Dalli a Lotito!
Un dirigente dell'Ischia, Lega Pro, registra una telefonata, la offre a un giornale amico (Repubblica) che ci costruisce sopra un caso. Nella telefonata, il campionario di Lotito: il linguaggio scorretto, la vanagloria, le millanterie. E poi, qui casca l'asino, il proditorio attacco alle più belle realtà del calcio cadetto: Carpi e Frosinone, troppo piccole per salire nell'Olimpo a zavorrare una già cigolante serie A, che raccatta la miseria di 1 miliardo/1 miliardo e duecento milioni l'anno, da dividere in parti diseguali con tutto il fronte del calcio professionistico italiano. Quindi, invocazioni di trasparenza e pene esemplari, esecrazione delle mafie che tengono incatenato lo sport nazionale, auspicio dell'intervento della politica, della procura federale, dei marines e della flotta interplanetaria.

Ma intanto cessa l'improvviso, potente accerchiamento arbitrale della Lazio, che nelle ultime settimane aveva provocato le proteste di Pioli. Forse perché mentre si dipinge Lotito come mammasantissima stona vederlo nel mirino di Nicchi e della classe arbitrale. E viene da chiedersi come mai lo sdegno per le rozze affermazioni del presidente biancoceleste si sia levato unanime in difesa di squadre che nessuno ha mai degnato di una menzione prima della sigla della notte di una Domenica Sportiva, da sempre monopolizzata da Juve, Inter, Milan, poi, Roma, poi Napoli, Fiorentina, Lazio. Come mai all'improvviso ci si accorge delle piccole, quelle che nessuno nomina mai, nemmeno come avversarie delle grandi?

Eppure la provincia è la patria del calcio pane e salame. Cosa saremmo senza il Carpi? Chi salverà un calcio dove il Frosinone non può aspirare al Paradiso ma deve inchinarsi alla potenza (sic) del Bologna?

Suvvia, siamo seri. Ma a chi credete di darla a bere? Lotito è un personaggio pessimo, se ne conosce l'ego smisurato, l'impeto moralista, la pedanteria seconda soltanto alla cafonaggine. Ma la sua Lazio è un modello di gestione virtuosa, nel pantano del dissesto del calcio italiano. Di più, paga puntualmente le rate del debito verso l'Erario accumulato dalle gestioni precedenti, unica a non passare per le scorciatoie del Lodo Petrucci (Napoli, Fiorentina, Torino) o per le vie agevolate della Legge Marzano (Parma). Quella che fa la voce grossa nell'invocare il rispetto del Fair Play Finanziario, proposto da Platini per combattere il malcostume del calcio che non paga i conti e che presenta bilanci dissestati e tarocchi. Le battaglie di Lotito si conoscono: stadi di proprietà, riduzione delle partecipanti ai campionati, premi per chi si presenta con i conti in ordine, un calcio padronale che torni ad avere il controllo sottraendolo ai calciatori, magari tornando a forme di vincolo più stringenti. E poca ciccia ai procuratori. Poco di nuovo, ma una ricetta rigorosa che faccia valere certe prerogative.

Non bisogna fare troppa strada per trovare società a cui le idee di Lotito non vanno a genio. Una che sta ristrutturando la propria situazione debitoria ricorrendo allo strumento del prestito obbligazionario è proprio la Roma, dirimpettaia della Lazio presieduta dal reprobo, che giusto qualche settimana fa aveva apostrofato con i soliti toni spicci il presidente Pallotta e i dirigenti giallorossi, invitandoli a sistemare il bilancio. Nel frattempo Lotito ha tessuto la sua tela riformando pezzi di calcio, imponendo nomine (Tavecchio) e cercando di indirizzare il Palazzo.

Oggi qualcuno ha deciso di non rimanere inerte di fronte alla tessitura lotitiana e mette mano agli strumenti disponibili per cambiare lo status quo. Cominciando con una bella telefonata registrata. Alla faccia del metodo pulito. Non si tratta di rivoluzione, né di moralizzazione: parole che nel calcio sono del tutto fuori luogo. E' un regolamento di conti interno a un mondo chiuso, dove chi ha più armi prevarrà. Con buona pace del Carpi e del Frosinone, che presto torneranno a non interessare a nessuno, e anche dell'ingenuo lettore/bersaglio di campagne di stampa orchestrate ad arte. Mourinho aveva capito tutto.

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dario

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Citazione di: westman il 16 Feb 2015, 16:50
Quindi nella lista dei giornalisti scevri dalle impartizioni gobbo-riommerdiste per ora ci sono

Roberto Gotta - Fox Sports
Pietro Manigas - Globalist
Claudio Pasqualin - Tuttomercatoweb

Lo seguo da anni, ottimo come sempre.

Palo

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Citazione di: westman il 17 Feb 2015, 15:55
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Un dirigente dell'Ischia, Lega Pro, registra una telefonata, la offre a un giornale amico (Repubblica) che ci costruisce sopra un caso. Nella telefonata, il campionario di Lotito: il linguaggio scorretto, la vanagloria, le millanterie. E poi, qui casca l'asino, il proditorio attacco alle più belle realtà del calcio cadetto: Carpi e Frosinone, troppo piccole per salire nell'Olimpo a zavorrare una già cigolante serie A, che raccatta la miseria di 1 miliardo/1 miliardo e duecento milioni l'anno, da dividere in parti diseguali con tutto il fronte del calcio professionistico italiano. Quindi, invocazioni di trasparenza e pene esemplari, esecrazione delle mafie che tengono incatenato lo sport nazionale, auspicio dell'intervento della politica, della procura federale, dei marines e della flotta interplanetaria.

Ma intanto cessa l'improvviso, potente accerchiamento arbitrale della Lazio, che nelle ultime settimane aveva provocato le proteste di Pioli. Forse perché mentre si dipinge Lotito come mammasantissima stona vederlo nel mirino di Nicchi e della classe arbitrale. E viene da chiedersi come mai lo sdegno per le rozze affermazioni del presidente biancoceleste si sia levato unanime in difesa di squadre che nessuno ha mai degnato di una menzione prima della sigla della notte di una Domenica Sportiva, da sempre monopolizzata da Juve, Inter, Milan, poi, Roma, poi Napoli, Fiorentina, Lazio. Come mai all'improvviso ci si accorge delle piccole, quelle che nessuno nomina mai, nemmeno come avversarie delle grandi?

Eppure la provincia è la patria del calcio pane e salame. Cosa saremmo senza il Carpi? Chi salverà un calcio dove il Frosinone non può aspirare al Paradiso ma deve inchinarsi alla potenza (sic) del Bologna?

Suvvia, siamo seri. Ma a chi credete di darla a bere? Lotito è un personaggio pessimo, se ne conosce l'ego smisurato, l'impeto moralista, la pedanteria seconda soltanto alla cafonaggine. Ma la sua Lazio è un modello di gestione virtuosa, nel pantano del dissesto del calcio italiano. Di più, paga puntualmente le rate del debito verso l'Erario accumulato dalle gestioni precedenti, unica a non passare per le scorciatoie del Lodo Petrucci (Napoli, Fiorentina, Torino) o per le vie agevolate della Legge Marzano (Parma). Quella che fa la voce grossa nell'invocare il rispetto del Fair Play Finanziario, proposto da Platini per combattere il malcostume del calcio che non paga i conti e che presenta bilanci dissestati e tarocchi. Le battaglie di Lotito si conoscono: stadi di proprietà, riduzione delle partecipanti ai campionati, premi per chi si presenta con i conti in ordine, un calcio padronale che torni ad avere il controllo sottraendolo ai calciatori, magari tornando a forme di vincolo più stringenti. E poca ciccia ai procuratori. Poco di nuovo, ma una ricetta rigorosa che faccia valere certe prerogative.

Non bisogna fare troppa strada per trovare società a cui le idee di Lotito non vanno a genio. Una che sta ristrutturando la propria situazione debitoria ricorrendo allo strumento del prestito obbligazionario è proprio la Roma, dirimpettaia della Lazio presieduta dal reprobo, che giusto qualche settimana fa aveva apostrofato con i soliti toni spicci il presidente Pallotta e i dirigenti giallorossi, invitandoli a sistemare il bilancio. Nel frattempo Lotito ha tessuto la sua tela riformando pezzi di calcio, imponendo nomine (Tavecchio) e cercando di indirizzare il Palazzo.

Oggi qualcuno ha deciso di non rimanere inerte di fronte alla tessitura lotitiana e mette mano agli strumenti disponibili per cambiare lo status quo. Cominciando con una bella telefonata registrata. Alla faccia del metodo pulito. Non si tratta di rivoluzione, né di moralizzazione: parole che nel calcio sono del tutto fuori luogo. E' un regolamento di conti interno a un mondo chiuso, dove chi ha più armi prevarrà. Con buona pace del Carpi e del Frosinone, che presto torneranno a non interessare a nessuno, e anche dell'ingenuo lettore/bersaglio di campagne di stampa orchestrate ad arte. Mourinho aveva capito tutto.
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spaturno

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Ma intanto cessa l'improvviso, potente accerchiamento arbitrale della Lazio, che nelle ultime settimane aveva provocato le proteste di Pioli. Forse perché mentre si dipinge Lotito come mammasantissima stona vederlo nel mirino di Nicchi e della classe arbitrale. E viene da chiedersi come mai lo sdegno per le rozze affermazioni del presidente biancoceleste si sia levato unanime in difesa di squadre che nessuno ha mai degnato di una menzione prima della sigla della notte di una Domenica Sportiva, da sempre monopolizzata da Juve, Inter, Milan, poi, Roma, poi Napoli, Fiorentina, Lazio. Come mai all'improvviso ci si accorge delle piccole, quelle che nessuno nomina mai, nemmeno come avversarie delle grandi?

Eppure la provincia è la patria del calcio pane e salame. Cosa saremmo senza il Carpi? Chi salverà un calcio dove il Frosinone non può aspirare al Paradiso ma deve inchinarsi alla potenza (sic) del Bologna?

Suvvia, siamo seri. Ma a chi credete di darla a bere? Lotito è un personaggio pessimo, se ne conosce l'ego smisurato, l'impeto moralista, la pedanteria seconda soltanto alla cafonaggine. Ma la sua Lazio è un modello di gestione virtuosa, nel pantano del dissesto del calcio italiano. Di più, paga puntualmente le rate del debito verso l'Erario accumulato dalle gestioni precedenti, unica a non passare per le scorciatoie del Lodo Petrucci (Napoli, Fiorentina, Torino) o per le vie agevolate della Legge Marzano (Parma). Quella che fa la voce grossa nell'invocare il rispetto del Fair Play Finanziario, proposto da Platini per combattere il malcostume del calcio che non paga i conti e che presenta bilanci dissestati e tarocchi. Le battaglie di Lotito si conoscono: stadi di proprietà, riduzione delle partecipanti ai campionati, premi per chi si presenta con i conti in ordine, un calcio padronale che torni ad avere il controllo sottraendolo ai calciatori, magari tornando a forme di vincolo più stringenti. E poca ciccia ai procuratori. Poco di nuovo, ma una ricetta rigorosa che faccia valere certe prerogative.

Non bisogna fare troppa strada per trovare società a cui le idee di Lotito non vanno a genio. Una che sta ristrutturando la propria situazione debitoria ricorrendo allo strumento del prestito obbligazionario è proprio la Roma, dirimpettaia della Lazio presieduta dal reprobo, che giusto qualche settimana fa aveva apostrofato con i soliti toni spicci il presidente Pallotta e i dirigenti giallorossi, invitandoli a sistemare il bilancio. Nel frattempo Lotito ha tessuto la sua tela riformando pezzi di calcio, imponendo nomine (Tavecchio) e cercando di indirizzare il Palazzo.

Oggi qualcuno ha deciso di non rimanere inerte di fronte alla tessitura lotitiana e mette mano agli strumenti disponibili per cambiare lo status quo. Cominciando con una bella telefonata registrata. Alla faccia del metodo pulito. Non si tratta di rivoluzione, né di moralizzazione: parole che nel calcio sono del tutto fuori luogo. E' un regolamento di conti interno a un mondo chiuso, dove chi ha più armi prevarrà. Con buona pace del Carpi e del Frosinone, che presto torneranno a non interessare a nessuno, e anche dell'ingenuo lettore/bersaglio di campagne di stampa orchestrate ad arte. Mourinho aveva capito tutto.

è piaciuto molto anche a me

AquilaCalva

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Però leggo che anche ilSole24ore (vedi l'articolo due o tre post più su) è con noi.
Mica è poco...

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Palo

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Citazione di: AquilaCalva il 17 Feb 2015, 22:01
Però leggo che anche ilSole24ore (vedi l'articolo due o tre post più su) è con noi.
Mica è poco...
Credo che i lettori del Sole, sebbene "capitalisti", non li riesci mica a prendere per il culo con le cazzate!

Tyler87

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I nemici «interessati» di Lotito compattano chi lo odia di più

LIBERO (M. GORRA) - Avanti così e lo accuseranno pure di avere fatto scoppiare le guerre puniche. Contro Claudio Lotito, a cui il presidente della Figc, Carlo Tavecchio, ha tolto la delega alle Riforme dopo un summit a Palazzo Chigi con il presidente del Coni Giovanni Malagò e il sottosegretario con delega allo Sport Graziano Delrio, or,ai si è arrivati al 'vale tutto': lo scontro di potere, che si pensava concluso quest'estate, sta invece vedendo andare in scena un secondo tempo a dir poco pirotecnico. 

Al punto che nella contesa inizia anche a esserci spazio per la sezione reprint: ieri pomeriggio, siti d'informazione ed eminenti tv rilanciavano con grande enfasi una notizia proveniente dalla Romania circa una presunta combine nei preliminari di Champions del 2007 tra Lazio e Dinamo Bucarest, coi biancocelesti accusati di avere passato il turno ammorbidendo l'awersario mediante acquisto a prezzo gonfiato del difensore Stefan Radu, allora in forza ai rumeni. Notizia che funziona alla perfezione per alimentare il clima da caccia alle streghe intorno al patron laziale e per fornire frecce all'arco di chi ha interesse a dipingerlo come un bieco maneggione la cui rimozione coatta è la sola possibilità di salvezza per i valori dello sport. Notizia che, però, è anche falsa come una banconota da 30 euro: la storia in questione era giù uscita un mese fa, era stata smentita dai protagonisti e - soprattutto - né allora né oggi era mai stata provata l'esistenza di fascicoli d'inchiesta aperti in merito nelle sedi competenti. 

Tanto scomposta e rodomontesca la strategia della variegata armata degli anti-Lotito, che l'effetto sortito risulta essere opposto rispetto alle intenzioni, compattando a difesa del patron il fronte che uno si sarebbe aspettato di meno: quello dei tifosi laziali. L'affermazione è paradossale solo all'apparenza. Come noto, lo zoccolo duro della tifosera biancoceleste ha col presidente (anzi, col «gestore») un rapporto di estrema conflittualità: dieci anni di gestione Lotito e dieci anni di guerra - tiepida o bollente a seconda dei periodi - da parte degli ultrà. Un rapporto ormai oltre il redimibile, che non più tardi di sei mesi fa era sfociato in un clamoroso sciopero degli abbonamenti ideato dai tifosi col dichiarato scopo di inferire al detestato presidente il colpo fatale e di costringerlo all'uscita di scena. 

Ebbene, oggi non esiste un tifoso laziale che non prenda le parti di Lotito. Nessuno sconto e nessun ripensamento, ché anzi gli attestati di anti-lotitismo antemarcia sfoggiati dai tifosi in questione conferiscono semmai maggiore credibilità alla posizione, ma nemmeno cedimenti e sparate nel mucchio alla tanto peggio tanto meglio. Lotito resta il Male incarnato, e però a tutto c'è un limite. Vero che la posizione della curva è mossa anche da ragionamenti di bottega (più la situazione di Lotito si complica, più a farne le spese rischia di essere la squadra in termini politici e arbitrali) e vero che nel momento del bisogno certi distinguo trovano naturalmente la via del congelatore. Ma vero anche che queste considerazioni da sole non bastano a motivare un'inversione di tendenza tanto clamorosa. L'unica spiegazione razionale - e pazienza se dovesse risultare viziata da un eccesso di romanticismo - diventa dunque la più banale di tutte. I tifosi laziali che, pur detestandolo con ogni muscolo, prendono su e fanno quadrato intorno a Lotito lo fanno per una ragione sola: perché, a differenza di giornalisti e politicanti, il chilometro di pelo sullo stomaco necessario per chiamare con un nome diverso la macchina del fango solo perché è stata azionata su uno che sta antipatico non ce l'hanno. E non ce l'avranno mai.


westman

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io farei una bella trasmissione dove far intervenire questi giornalisti sulla questione-lotito e poi ci divertiamo,così anzichè la fuffa si svelano i retroscena della lotta politica (oltre al curriculum di Iodice) e si fa una bella smerdata nei confronti di tutti gli altri pseudogiornalisti o sedicenti tali (cioè tutti tranne questi dieci)



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tranne questi dieci a occhio e croce ovviamente :D

Nesta idolo

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Lotito, la voce sguaiata della verità

di Lorenzo Vendemiale

Censurato da Tavecchio, "incauto" secondo Malagò, attaccato duramente da istituzioni e commentatori del mondo del pallone. Ma cosa ha detto o fatto di tanto sconvolgente Claudio Lotito? Solo essere se stesso, e dire senza troppi filtri come stanno le cose. Non minacciare, perché l'intercettazione divulgata dal direttore generale dell'Ischia Pietro Iodice assomiglia più ad una conversazione fra amici che ad un atto intimidatorio (come dimostra il tono con cui anche il dirigente campano si rivolge all'interlocutore, chiamato più volte "Pres"). E certo non mentire, perché un fondo di vero nelle parole di Lotito esiste, e neanche troppo nascosto.

Premessa. Lotito dice che "Macalli sta sul cazzo a tutti e nessuno lo discute". Bè, lo stesso vale anche per Lotito. Rozzo e sguaiato, col suo fare da padre-padrone non piace a nessuno: persino i suoi tifosi lo detestano cordialmente. Però è anche uno che ha rimesso in piedi una squadra sull'orlo del fallimento, e dal nulla è riuscito a diventare il signore del pallone. Ci sa fare, insomma. E delle sue parole bisognerebbe cogliere anche la sostanza, oltre la forma (su cui c'è poco da discutere).

Non è un mistero che in Lega Pro sia in atto una guerra politica pericolosa, in cui i primi a rimetterci potrebbero essere le piccole società che già fanno fatica ad arrivare a fine stagione. Una soluzione andrà pur trovata a quel bilancio non approvato, al taglio dei contributi Figc, alla distribuzione delle risorse vitali per i club. E Lotito – che è anche presidente della Salernitana – quando chiama un dirigente con cui siede in consiglio di Lega fa qualcosa che accade ogni giorno. Certo, sta muovendo mari e monti per salvare la poltrona di Macalli. Ma c'è pure chi fa l'opposto.

Nella bufera sono finite anche altre frasi. Quella con cui dà praticamente dello "scaldasedia" al presidente di Lega Maurizio Beretta, che "decide zero". Bè, neanche il diritto interessato si è offeso più di tanto: due anni fa quando fu eletto al termine di una lunga trattativa, fu scelto proprio in qualità di figura di garanzia, "notaio" delle decisioni dei presidenti vincitori della battaglia (Lotito in primis, ma non solo). Probabilmente è arrivato il momento di nominare un presidente vero, che sappia guidare i club e non solo assecondarli. Ma non perché Lotito abbia detto o meno certe parole.

Capitolo Serie B. Le favole delle piccole squadre sono l'essenza del pallone. E i tifosi del Carpi hanno tutto il diritto di risentirsi, protagonisti di una stagione strepitosa che meriterebbe di essere coronata con la promozione. A loro però va anche l'augurio di essere all'altezza della Serie A. Discorso valido per tante altre realtà del nostro campionato, sempre più livellato verso il basso. La crisi parte dall'alto e dal decadimento delle grandi, ma l'Italia oggi non ha la qualità per permettersi una Serie A a 20 squadre; la Serie B addirittura a 22 è una follia, un lunghissimo "gioco dell'oca" dagli esiti imprevedibili; la Lega Pro è scesa a 60 club e sono comunque troppi. La riforma dei campionati, insomma, è una necessità non più derogabile. Si può discutere su come attuarla (il meccanismo ad una sola promozione a cui allude Lotito sarebbe la morte del calcio) ma qualcosa si deve muovere. Perché il pallone ormai è un prodotto, e come tale deve mantenersi di qualità per essere venduto. Altrimenti il declino sarà progressivo e ineluttabile.

Questo – al netto dei modi da guappo e degli ovvi, evidenti interessi personali – è il senso dell'intercettazione di Lotito. Da condannare, ma anche ascoltare attentamente. Se poi ci saranno altre e più gravi conversazioni le giudicheremo. Ma per adesso abbiamo ascoltato solo alcune tristi verità del nostro calcio (compreso lo scarso spessore dei suoi dirigenti, di chi usa certi toni e di chi li registra, pubblicandoli casualmente alla vigilia di un'assemblea decisiva). E la verità spesso fa male.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/14/lotito-voce-sguaiata-verita/1425285/

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