Penta: "Confermo che sulla Roma ci sono diverse telefonate imbarazzanti"

Aperto da karlsarzbringer, 07 Lug 2011, 13:56

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turco

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Citazione di: AutumnLeaves il 09 Nov 2011, 14:59
Dai, non ci credo.

Purtroppo è vero e il topic relativo credo sia stato chiuso su richiesta dell'autore.

Tornando al topic.....

Penta dice che ci sono intercettazioni scottanti e riguardanti altre squadre?
Il tribunale di napoli non le ha accettate?
Bene, se sono penalmente rilevanti le rendesse pubbliche.
Ma inizio a dubitarne l'esistenza.
Altrimenti sarebbero già di dominio pubblico.
Per ora abbozziamo e aspettiamo 90 giorni per leggere le motivazioni della sentenza.

lazio1

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http://www.corrieredellosport.it/calcio/serie_a/2011/12/23-211889/Calciopoli+choc%3A+%C2%ABTutto+quello+che+non+sapete%C2%BB

ROMA - Parla uno degli uomini di Calciopoli. Parla, racconta, descrive pagine di un libro inedito, svelandoci le "sue" verità. L'idea è che le sue rivelazioni non siano solo un sasso nello stagno ma uno stimolo al dibattito. E su queste colonne chi vuole e vorrà rispondere troverà uguale ospitalità. Intanto, il nostro interlocutore parla (ci dice) per liberarsi da un peso, per sperare che la "sua" verità possa diventare verità storica. Un appuntamento mancato nei dintorni di Firenze, l'attesa attorno all'ora di pranzo, un hotel a fare da coreografia. Viene o non viene? No, non verrà, un contrattempo, all'ultimo momento, perché succede così anche nei film che fanno botteghino. Ma è una parentesi, che si chiude qualche giorno dopo, nel cuore di Roma, un ufficio con vista fra la cupola di San Pietro e il Tevere, mentre intorno brillano le luci di Natale. Si comincia che il sereno del cielo sta per farsi azzurro, si finisce che è notte ed il freddo è tornato pungente. Parla, uno degli uomini di Calciopoli. Non uno qualsiasi, però. Ma uno che, in quell'inchiesta, stava dall'altra parte, dalla parte di chi, quelle indagini, le ha fatte. Un investigatore. Ci qualifichiamo, i documenti sul tavolo, non per mancanza di fiducia, ma per garanzia reciproca. Chiede che il suo nome non venga svelato sul giornale. E poi racconta....

Calciopoli, definito il più grande scandalo del calcio mondiale, nasce da quale inchiesta?
«La cosa degli arbitri, l'inchiesta che stava a Napoli. Da lì poi parte un supplemento di indagini, perchè a Torino avevano archiviato e mandato gli atti... Da questo hanno preso spunto e da lì sono partite varie intercettazioni, all'inizio erano due telefoni controllati, telefonino e telefono di casa...»

Da due telefoni a oltre centosettantamila intercettazioni?
«Si allarga il giro con le telefonate: questo conosceva quello, quello conosceva quell'altro e si iniziano a mettere tutti i telefoni sotto controllo. In un momento uscivano venti numeri di telefono nuovi. Parlavano, parlavano... Parlavano di stupidaggini alla fine, niente di che... Fino a quando si è arrivati a Moggi. Anche se, quando senti il sonoro, quello scherza, quell'altro fa il fenomeno...».

Lei ascoltava le telefonate?
«Si, sentivo le intercettazioni»

Quanti eravate?
«Dodici, ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, in via in Selci. Ma non pensate alle bobine di una volta. Ci sono computer, entri con la password...e ognuno seguiva una singola utenza.. Poi alla fine si faceva una riunione, io ho seguito questo, ho seguito quell'altro e si faceva resoconto».

Ci spieghi una cosa: come mai le telefonate che riguardavano l'Inter non sono entrate nell'inchiesta? Eppure il loro tenore non era diverso da quelle che abbiamo letto, dal 2006 ad oggi...
«Noi facevamo i baffetti: dopo ogni telefonata usavamo il verde se le conversazioni erano ininfluenti, l'arancione se c'era qualche cosettina. Col rosso parlavano di calcio (nel senso, cose che potevano interessare all'inchiesta, ndr). Noi facevamo un rapido riassunto, un brogliaccio. Ogni telefonata aveva il suo brogliaccio, nome cognome e di cosa parlavano, se era interessante.. C'era una cartellina con il nome».

Ha mai intercettato una telefonata dell'Inter? Le ha mai sentite? Sapeva che c'erano?
«Che ci stavano sì, ma io personalmente no. Io facevo altro...»

Ma lei ha mai sentito Bergamo, ad esempio, che parlava con Facchetti. O con Moratti.
«Tu non è che fai sempre gli stessi... Se capita che non ci sei, c'è un altro che ascolta».

Una giornata a sentire le intercettazioni, a mettere i baffetti e scrivere i brogliacci. E poi?
«Tutte le sere si facevano le riunioni a fine servizio. Attorno ad un tavolo».

Ha mai avuto la sensazione di "tagli"?
«No. Che poi c'erano Auricchio (il tenente colonnello del Nucleo Investigativo dei Carabinieri, ndr) e Di Laroni (maresciallo capo dei Carabinieri) che decidevano cosa mettere o non mettere nell'informativa è un altro discorso. Ma durante le riunioni no».

Però alcune intercettazioni non sono finite nell'inchiesta, nelle indagini. Un'anomalia?
«C'erano perché ci sono le registrazioni. La cosa un po' anomala è il server delle intercettazioni. E' in Procura, a Roma, a Piazzale Clodio. Quando c'era qualche problema, e capitava spesso, telefonavamo a chi era in Procura: "Guarda, la postazione 15 qui non funziona, che è successo?" "Vabbé adesso controllo....". Dopo un po' richiamavano da Piazzale Clodio: "Ti ho ridato la linea, vedi un po'". Andavi a controllare, magari avevi finito alla telefonata 250 e ti ritrovavi alla telefonata 280. E le altre 30? "Me le so perse..."».

Chi contattava il responsabile del server a Piazzale Clodio?
«Non ci parlavamo solo noi, c'era anche il responsabile della sala. Ci parlava Auricchio, ci parlava Di Laroni...».

E' tecnicamente possibile non intercettare un'utenza sotto controllo per un determinato periodo di tempo?
«Tranquillamente. Tu stacchi il server e la cosa si perde».

Torniamo alle telefonate alle quali avevate messo i baffetti rossi: non sono finite nell'inchiesta.
«Evidentemente non ci dovevano andare, che devo dire.... Non lo so questo. So soltanto che quello che veniva fatto, veniva fatto per costruire. Poi io ti porto il materiale, t'ho portato il mattone ma se tu non ce lo metti, sto mattone..».

Vi hanno detto che l'indagine doveva essere fatta su Moggi, Bergamo, Pairetto, eccetera?
«No, no. Noi eravamo liberi».

Quindi il lavoro di scrematura veniva fatto dopo?
«Sì, nella seconda fase».

Avete mai intercettato le sim estere? Quelle del gestore svizzero, per capirci.
«Quando vai ad intercettare una scheda straniera, in questo caso Svizzera, devi chiedere l'autorizzazione. E loro che cosa hanno fatto? L'hanno chiesta ma, nello stesso tempo, hanno già attaccato il telefono. Ma a quel telefono non parlavano. In quindici giorni, questa scheda, non ha fatto niente».

Di chi era la scheda?
«Di Luciano Moggi»

Non la usava?
«Non faceva niente, telefono muto. E' come se tu metti sotto (controllo, ndr) questo telefono (e indica il suo, ndr) e poi questo è spento per un mese. Zero. E quindi questa cosa delle schede è stata un po' accantonata perché poi l'autorizzazione non te la dava nessuno».

Si parlava di anomalie.
«Nel corso di questa indagine sono nate delle cose che inizialmente non c'erano, mentre cose che inizialmente c'erano, non ci stanno più».

Cioè?
«Un esempio di quello che non c'era e si è materializzato nel giro di poco tempo: Martino Manfredi (ex segretario della Can A-B, ndr). Quando l'abbiamo portato in ufficio era morto, era un cadavere, tremava, aveva paura... Diceva: "io non so niente, non 'è successo niente, ma quando mai... ". E piangeva sul fatto del posto di lavoro... "come faccio... non posso lavorare più, mi devo sposare...". Dopo un po' di tempo, sto Martino un giorno è andato a lavorare in Federcalcio.... quando lui ha cominciato ad essere interrogato.... improvvisamente è uscita la storia delle palline. Quella è la cosa che io dico: è lecito e capibile da parte sua, un po' meno da.... »

Si può definire un pentito?
«Non lo so. Prima non sapeva niente, poi sapeva tutto, sapeva di questo, di quell'altro, di Pairetto, della Fazi...».

Lei ha detto: cose che inizialmente c'erano, non ci stanno più. Cioè?
«La storia dell'intercettazione ambientale a Villa La Massa, vicino Firenze»

E' il pranzo che secondo l'accusa rappresenta l'architrave del patto per salvare la Fiorentina. Andrea e Diego Della Valle da una parte, Mazzini e Bergamo dall'altra. Bene, e cosa non c'è più?
«Di questo incontro si è saputo nell'arco di 4, 5 giorni, attraverso le intercettazioni. Il servizio era organizzato con telecamera e microfono direzionale. Se la cosa fosse stata fatta in un locale dove c'era gente e avendolo saputo «Scoppiò una lite tra capi: uno voleva chiudere il caso l'altro no e si andò avanti»un po' prima, si potevano mettere microspie dappertutto. Invece così, in pochissimo tempo, e non a Roma ma a Firenze, era difficoltoso. Con il microfono direzionale, a cinquanta, cento metri, senti quello che uno dice. E lo filmi con la telecamera. Però sta voce non s'è mai sentita.... Io so che l'hanno sentita... Questa cosa è importante perché là io so che non hanno parlato di niente. Questi qui hanno parlato ma non hanno detto niente di.... Magari pensi che Della Valle abbia detto a Mazzini: "Dai, famme vince, mandami quest'arbitro", che sarebbe stata una cosa penalmente rilevante. Invece, non hanno detto niente. Ci sono le immagini, Diego e Andrea che scendono dal furgoncino, che si sono incontrati con Bergamo. Hanno dato più rilevanza a questo che non facendo sentire l'audio».

Secondo lei, quindi, l'audio c'è?
«Non secondo me. L'audio c'è».

Sicuro?
«Sicuro»

La difesa della Fiorentina, durante il processo, ha puntato proprio sulla presunta esistenza di quest'audio....
«La Fiorentina evidentemente qualcosa ha saputo... E' come il fatto del "Libro nero" (dell'Espresso, ndr), cioè, sto libro nero da là è uscito, non è un foglio, è tutta l'informativa e qualcuno l'ha data all'Espresso. Quindi i buchi ci stanno. Della Valle qualcosa sa».

Come funziona un'intercettazione ambientale con il microfono direzionale?
«E' una valigetta, c'è un microfono che somiglia ad una specie di pistola con una parabola. La punti verso il soggetto....Ma da quel giorno non s'è saputo più nulla di questa cosa qua...».

Ricorda altre situazioni poco chiare?
«No, a queste ho sempre pensato. E mi dico: perché uno deve passare i guai, per che cosa? E quell'altro, perché deve andare dentro? Moralmente ti pesa, dopo un po' ti dici: mamma mia».

Tra quelli che sono stati condannati in primo grado, quali sono quelli che pagano troppo o ingiustamente?
«Io dico la verità, la maggior parte. Cioè, è una cosa fatta, forzata un po', ci stava la telefonata, però se vai a vedere effettivamente le partite, partite veramente truccate, dove l'arbitro è stato veramente coinvolto. Non ci sono. Non c'è la partita dove si dice: adesso li abbiamo beccati. Si era parlato di questo è Lecce-Parma, di De Santis, quella di "mi sono messo in mezzo". E' una spacconeria, quello voleva fare il fenomeno».

Sì, ma sono state condannate tante persone. Lei, invece, parla di spacconate: qualcosa non torna....
«Secondo me, di veramente importante, che uno deve prendere cinque anni, sei anni, non ci sta niente. Poi magari pensi all'eccessivo modo spavaldo di Moggi che può dare anche fastidio, questo ci può stare, quello è il periodo in cui era prepotente, arrogante. Ma da lì ad arrivare a.... Bisognava dimostrare che c'era un'associazione. Lui, solo lui (Moggi, ndr) fa l'associazione? Così è un'altra cosa... E' una questione di prestigio, di carriera».

Ma l'hanno fatta tutti, la carriera?
«Mica tanto: Auricchio e Arcangioli stanno alle scuole.... non è che so stati proprio premiati....Uno alla scuola Ufficiali, uno alla scuola Allievi...»

Non ricorda niente altro di particolare. Non necessariamente di anomalo. Magari anche solo di curioso.
«Mi hanno raccontato di alcune cenette: Auricchio, Arcangioli, Narducci, anche altri personaggi che hanno segnato quel periodo di Calciopoli. In qualche caso, mi sono chiesto che importanza poteva avere andare a mangiare con Narducci. Sono andati a cena a Napoli, di fronte al Vesuvio, a Castel dell'Ovo... da Zi' Teresa. E non c'erano solo gli investigatori».

Ha detto che non c'era nulla di penalmente rilevante: c'è stato qualcuno che, ad un certo punto, ha avuto dubbi sul peso dell'indagine, sulla necessità di continuare ad andare avanti?
«Sì, Arcangioli. Disse: basta. E lì è nato lo scontro con Auricchio, arrivarono ai ferri corti».

Quindi voleva stoppare l'indagine perché debole?
«Sì, Arcangioli sì. Erano impegnate quindici, venti persone per questa cosa qua. E l'autista; e quello che deve andare di continuo a Napoli. Non era cosa... In una sezione di sessanta persone, ne levi quindici, le altre fanno tutto il lavoro».

Qualche pentito c'è stato?
«No».

In via in Selci (è la sede del Nucleo Investigativo dei Carabinieri), dove si sono svolti gli interrogatori, sarebbero successe due cose: una che Moggi si mise a piangere e l'altra che l'ex arbitro Paparesta accusò un malore: verità o leggenda?

Lo schifo continua. Prima o poi auricchio e il suo amico baldini dovranno dare spiegazioni.



AguilaRoja

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Che bell'intervista, tanto bella che i nomi dei più stretti collaboratori di Auricchio non vengono mai fatti.
Talmente bella che si chiede se Bergamo parlasse con Moratti, ma non se Bergamo parlasse con casa Sensi (cosa che peraltro ha detto lui stesso, senza però esser re-interrogato).

Che schifo.

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lazio1

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Citazione di: AguilaRoja il 23 Dic 2011, 19:45
Che bell'intervista, tanto bella che i nomi dei più stretti collaboratori di Auricchio non vengono mai fatti.
Talmente bella che si chiede se Bergamo parlasse con Moratti, ma non se Bergamo parlasse con casa Sensi (cosa che peraltro ha detto lui stesso, senza però esser re-interrogato).

Che schifo.

Ma che pretendevi, l'intervistatore è quel lazialissimo di vocalelli :x :cool2: :bann: :tel: :oda: :cool3: :puke:

Se poi pensi che quel bottom on the face c'ha pure fatto il tavolo della pace

GiPoda

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Nel frattempo, secondo repubblica.it, DDV li porterà giustamente in tribunale.
E il nostro presidente cosa aspetta?

da Repubblica.it di oggi:

Calciopoli, nuove indagini
Sono in arrivo tre esposti

Calciopoli, nuove indagini Sono in arrivo tre esposti Diego Della Valle (ansa)
Calciopoli: veleni, sospetti, rivelazioni, esposti, pentiti, eccetera. Non si finisce mai. Dopo il tavolo della pace, il presidente del Coni, Giovanni Petrucci, non si arrende di sicuro e chissà che nel 2012 non ritenti l'impresa. Ma intanto ecco che presto si apriranno nuovi fronti giudiziari. Il patron della Fiorentina, Diego Della Valle, ha intenzione di rivolgersi alla Procura della Repubblica di Roma contro l'ex commissario Figc, Guido Rossi, e gli investigatori, guidati dal t. col. Attilio Auricchio. Della Valle vuole sapere che "è successo" in  quegli anni. E non è il solo. Ad uno scenario che già presentava non poche ombre, ecco che si aggiungono le "rivelazioni" di un ex carabiniere che aveva fatto parte dello staff investigativo di Auricchio. Accuse pesantissime alle indagini, un cono d'ombra su una vicenda ancora viva. Bisogna che adesso la magistratura chiarisca: si tratta di un millantatore o è vero quello che sostiene?

Non solo Della Valle vuole saperlo. Intanto anche due ex arbitri vanno all'attacco. Paolo Dondarini ha già presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma "con il quale-spiega il suo legale Gabriele Bordoni- ha posto formalmente la questione in ordine alla genesi delle scelte investigative che hanno condotto a 'brogliacciare', cioè trascrivere ed utilizzare soltanto una parte delle intercettazioni effettuate nel contesto delle indagini e non altre, pure presenti agli atti ed oggettivamente di decisiva rilevanza probatoria''. Dondarini era stato condannato a Napoli nel processo con rito abbreviato. Stessa situazione per l'ex arbitro genovese Tiziano Pieri che presenterà un esposto il 28 dicembre. Luciano Moggi invece aspetterà febbraio quando usciranno le motivazioni delle condanne in primo grado con processo con rito ordinario."

flaccoflamini

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Citazione di: GiPoda il 24 Dic 2011, 15:59
Nel frattempo, secondo repubblica.it, DDV li porterà giustamente in tribunale.
E il nostro presidente cosa aspetta?

da Repubblica.it di oggi:

Calciopoli, nuove indagini
Sono in arrivo tre esposti

Calciopoli, nuove indagini Sono in arrivo tre esposti Diego Della Valle (ansa)
Calciopoli: veleni, sospetti, rivelazioni, esposti, pentiti, eccetera. Non si finisce mai. Dopo il tavolo della pace, il presidente del Coni, Giovanni Petrucci, non si arrende di sicuro e chissà che nel 2012 non ritenti l'impresa. Ma intanto ecco che presto si apriranno nuovi fronti giudiziari. Il patron della Fiorentina, Diego Della Valle, ha intenzione di rivolgersi alla Procura della Repubblica di Roma contro l'ex commissario Figc, Guido Rossi, e gli investigatori, guidati dal t. col. Attilio Auricchio. Della Valle vuole sapere che "è successo" in  quegli anni. E non è il solo. Ad uno scenario che già presentava non poche ombre, ecco che si aggiungono le "rivelazioni" di un ex carabiniere che aveva fatto parte dello staff investigativo di Auricchio. Accuse pesantissime alle indagini, un cono d'ombra su una vicenda ancora viva. Bisogna che adesso la magistratura chiarisca: si tratta di un millantatore o è vero quello che sostiene?

Non solo Della Valle vuole saperlo. Intanto anche due ex arbitri vanno all'attacco. Paolo Dondarini ha già presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma "con il quale-spiega il suo legale Gabriele Bordoni- ha posto formalmente la questione in ordine alla genesi delle scelte investigative che hanno condotto a 'brogliacciare', cioè trascrivere ed utilizzare soltanto una parte delle intercettazioni effettuate nel contesto delle indagini e non altre, pure presenti agli atti ed oggettivamente di decisiva rilevanza probatoria''. Dondarini era stato condannato a Napoli nel processo con rito abbreviato. Stessa situazione per l'ex arbitro genovese Tiziano Pieri che presenterà un esposto il 28 dicembre. Luciano Moggi invece aspetterà febbraio quando usciranno le motivazioni delle condanne in primo grado con processo con rito ordinario."
Capisco perchè quel giallorosicone di dagospia sparla continuamente e attacca DDV. Poi, mi auguro che DDV si munisca di valenti guardie del corpo. Sta toccando questioni delicatissime. Mettere in discussione la conduzione di indagini da parte di una Procura è esplosivo.

Magnopèl

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Citazione di: flaccoflamini il 24 Dic 2011, 17:53
Mettere in discussione la conduzione di indagini da parte di una Procura è esplosivo.
Della Valle fa bene.
Io da mo che l'ho messa in discussione.
Prima o poi anche Lotito dovrà mettersi in moto per cercare di smascherare questa farsa.

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ralphmalph

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Calciopoli fu costruita sul nulla. Ce ne accorgemmo in parecchi, qua dentro, quando, allora, cominciammo a leggere tutte le intercettazioni per capire cosa c'entrasse la Lazio. Io sono sempre stato del parere (e continuo ad esserlo) che fu un sopruso addirittura condannare la Juventus, figuriamoci Fiorentina e Lazio. Nessuno fu condannato per illecito sportivo e già questa sarebbe una cosa da ridere in presenza del "grumo di potere". In realtà quella che venne alla luce fu una consuetudine, inopportuna quanto volete ma a cui nessuno si sottraeva, di avere rapporti con i designatori arbitrali (Juve, Milan, Fiorentina, Inter, rioma, ecc. ecc., ma non la Lazio che comunicava solo per via ufficiale con il vicepresidente della Federazione). Fanno bene a chiederne conto adesso e a smascherare questa farsa, che, essa si, è stata la vera vergogna del sistema calcistico italiano

Raptus

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Citazione da ralphmalph..

"Io sono sempre stato del parere (e continuo ad esserlo) che fu un sopruso addirittura condannare la Juventus"

Me sa che questo lo pensi solo te.. 

silvia84

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Citazione di: Raptus il 27 Dic 2011, 17:00
Citazione da ralphmalph..

"Io sono sempre stato del parere (e continuo ad esserlo) che fu un sopruso addirittura condannare la Juventus"

Me sa che questo lo pensi solo te..
questo è quello che tutti vogliono farci pensare, le altre son state messe nel calderone solo per far risultare quell'ammasso di ladri [...] meno colpevoli .. non cascateci

fabrizio1983

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Citazione di: silvia84 il 27 Dic 2011, 17:02
questo è quello che tutti vogliono farci pensare, le altre son state messe nel calderone solo per far risultare quell'ammasso di ladri [...] meno colpevoli .. non cascateci
completamente d'accordo con silvia

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ralphmalph

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non c'è mai, nonostante le migliaia di telefonate di Moggi passaate al setaccio, la prova di un illecito sportivo, tanto è vero che hanno condannato la juve per violazione dell'articolo 1, quello generico sulla lealtà sportiva. Moggi, nelle migliaia di telefonate con Bergamo, non gli ha mai chiesto di farsi mandare un arbitro piuttosto che un altro. Tutt'al più discutevano delle griglie. Migliaia di telefonate analizzate, ascoltate e riascoltate eppure nemmeno un piccolo illecito. Nessun arbitro condannato per illecito sportivo, né per slealtà sportiva. Ha pagato solo De Sanctis che, evidentemente, era il grande vecchio del calcio italiano. E che, giustamente, è incazzato come una biscia

JoePetrosino

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Citazione di: ralphmalph il 27 Dic 2011, 15:16
Calciopoli fu costruita sul nulla

Non fu costruita sul nulla, fu fondata dal desiderio di 2 uomini piccoli piccoli di fare come caxxo gli pareva.

Nesta idolo

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La Roma e Calciopoli: le domande che nessuno fa

Fonte: Gianluca La Penna - Radiosei

Roma, 12 marzo 2012  - C'era una volta un re che disse alla sua serva raccontami una favola e la serva incominciò...Chissà se l'allora maggiore dei carabinieri, Attilio Auricchio, e il direttore sportivo della Roma, Franco Baldini, nei loro incontri, collocabili tra fine 2004 e prima metà del 2005 pensavano all'incipit della canzone di Daniele Silvestri, L'Uomo col megafono. Proprio il legame tra l'investigatore e l'alto dirigente giallorosso occupa pagine importanti nelle motivazioni depositate il 6 febbraio dal Collegio presieduto da Maria Teresa Casoria al termine del processo di I grado che ha portato alla condanna di Moggi per associazione a delinquere, senza dimenticare le pene inflitte, reato di frode sportiva, al presidente della Lazio, Claudio Lotito, e al patron della Fiorentina, Diego Della Valle. I rilievi della Casoria sono chiari, univoci e poco interpretabili, frasi che possono solo alimentare i dubbi di chi non ha condiviso appieno il modus operandi degli inquirenti, partendo dalla prima, banale quanto logica domanda: "Ma quale inquirente per indagare sul mondo del calcio chiede aiuto ad un dirigente, come Baldini, il cui coinvolgimento potenziale nello sviluppo del processo, a priori, non poteva essere escluso da nessuno, Auricchio in primis?". Già a pagina 101, quando il tribunale spiega, correttamente, come "il dibattimento sia il luogo nel quale si forma la prova", riferendosi a Baldini, scrive letteralmente di un pm costretto a "incassare l'esternazione a freddo del teste (d'accusa), indicativo del suo malanimo con il quale ha dato l'avvio alla collaborazione con l'investigatore ufficiale Auricchio". Le parole in questo caso sono importanti, come i dettagli fanno la differenza: quindi non era il fuoco sacro di Olympia (quella lasciatela ai laziali, almeno quella, ndr) a indurre Baldini a collaborare con Auricchio, c'era dell'altro? E se sì, cosa?  Se a pagina 101 si parla di "collaborazione", a pagina 56, come già evidenziato dalla profonda analisi di Chiocci sul Giornale, la giudice Casoria usa un'espressione più indicativa del tipo di rapporto tra l'ufficiale e il dirigente: "Il primo ottobre 2010...veniva esaminato il teste Baldini Franco, in atto general manager della nazionale inglese, grande suggeritore d'accusa, per collaborazione con l'investigatore Auricchio, dichiarata da entrambi". La terza domanda sorge spontanea: cosa voleva suggerire Baldini, c'era un ritorno personale suo, o indirettamente, della squadra, la Roma, per la quale aveva prestato servizio fino al marzo 2005? Ovviamente nessuno conosce le risposte, ma certo se le domande neanche vengono fatte...In realtà, Baldini viene ascoltato da Auricchio, il 15 aprile 2005, un incontro a due cui presiede solo Auricchio, in assenza di altri testimoni. Torniamo alla Casoria. Il presidente del collegio, dai modi a volte sgarbati ma decisamente competente quanto coraggiosa (tre richieste di ricusazione, tra cui quella del pm Narducci e delle sue due colleghe giudici respinte con pieno successo, altro anomalo record di questo processo, ndr) a pagina 429 torna sulla bontà delle intenzioni di Baldini. Riferendosi a Moggi, ribadendo la sua capacità di muoversi nelle istituzioni, "alla sua ampia possibilità di manovra", Casoria rispetto alla telefonata 8222 del 4 aprile 2005 tra Baldini e il vicepresidente Figc, Innocenzo Mazzini, verga decisa: "La conversazione svilisce la genuinità del discorso intavolato tra Baldini e Auricchio agli albori dell'indagine". Ci risiamo, allora ci chiediamo, e quattro: perché questa conversazione non è stata portata all'attenzione dell'accusa da Auricchio ma dalla difesa di Moggi che l'ha depositata in tribunale? Che questa domanda sia lecita ce lo dice, indirettamente, proprio la Casoria, basta proseguire con la lettura. Arriviamo a pagina 437: «La conversazione è significativa anche perché presenta la comunanza di fiume di parole e discorsi di ampia portata, da cui il pm ha tratto elementi per dimostrare l'esistenza dell'associazione avente il capo in Moggi». Ovvero, si domanda la giudice, perché questa telefonata che contiene spunti interessanti, anche per sostenere le tesi degli investigatori, non è stata utilizzata? Il sospetto è ancora più giustificato se pensiamo ad una frase contenuta nel colloquio, una previsione che avrebbe meritato, visto anche il metro utilizzato verso altri imputati, un diverso approfondimento. Baldini, rivolgendosi a Mazzini afferma: «Forse, se tu ti comporti bene, quando farò il ribaltone e tanto lo farò perché io vivo per quello, fare il ribaltone e butterò tutti di sotto dalla poltrona (...) io ti salverò, forse». Ormai siamo alla question number six: cosa intende Baldini per ribaltone, chi deve entrare al posto di chi? Ovviamente nessun intende fare un processo mediatico, non c'è alcuna prova di illecito in quelle frasi, ma una convocazione da Palazzi sarebbe stata doverosa, se pensiamo che il capo della Procura Federale pochi mesi fa ha  aperto un fascicolo per una litigata fra Lotito e un giornalista viene da ridere, anche se qui abbondano le lacrime, non certo i sorrisi. Qualche risata in realtà l'abbiamo ascoltata, nella telefonata del 21 maggio 2005, quando Mazzini chiama Pradè, siamo alla vigilia di Atalanta-Roma, partita chiave per la salvezza di entrambe poi vinta dalla Roma con gol di Cassano, arbitro Bertini, condannato a Napoli, possessore di scheda svizzera. Questo il contenuto integrale:



M. "Sono Innocenzo Mazzini, sono il tuo presidente..."

P. "Mamma mia, ma come è possibile che non rispondo a te, ma scherzi. Con quello che stai facendo per noi. Non lo avevo sentito Innocenzo...Ce l'ho... Avevo il vibra...."

M. "Dimmi un po' come tu vai"

P. "Eh, che ci devi da'... Lo sai che punto molto su di te eh?"

M. "Oh, che devo fare di più?"

P. "Niente, devo passare domani e poi c'è un grande futuro. E anzi, se passate domani mi piacerebbe tanto incontrarti e parlarti. Anche la dottoressa Sensi. Incontrarci"

M. "Comunque troverai un ambientino... Meno male che tu sei tutelato molto... Perché c'è un grande arbitro"

P. "Quanto grande?"

M. "Grandissimo..."

P. "Vabbò..."

M. "Per cui... Mi raccomando a te. Determinazione, voglia, corsa.... tutte cose dovresti avere però non lo so se tu ce l'hai"

P. "Non ce l'ho"

M. "Però tielli insieme dai, forza"

P. "D'accordo. Grazie Innocenzo"

M. "Ci sentiamo settimana prossima a salvezza tocchiamoci le palle, va bene?".

Riassumendo, Mazzini tranquillizza Pradè, "sei tutelato...hai un arbitro grandissimo", e, se questo non bastasse, Pradè invita Mazzini a passare, "c'è un grande futuro. E anzi, se passate domani mi piacerebbe tanto incontrarti e parlarti. Anche la dottoressa Sensi. Incontrarci". Quindi, passateci la battuta, er proggetto della Roma parte dal 2005, Baldini parla di ribaltone, Pradè di "Grande futuro". Che anche questo non sia stato oggetto di approfondimento da parte della giustizia sportiva appare anomalo, decisamente iniquo se si pensa alla Fiorentina, e al peso che il famoso pranzo di Della Valle con i designatori ha avuto nella condanna dei gigliati. Ma, come canterebbe Mia Martini, "non finisce mica il cielo".  Prima di questa telefonata, grazie al lavoro di Penta ne è sbucata un'altra, registrata prima del derby del 15 maggio 2005 mestamente finito 0-0, quello del labiale Cassano-Liverani. Anche qui il testo è decisamente imbarazzante.

Dirigente Roma: Ci vuole una persona di spessore

Dirigente FGCI: chi hanno in mente loro?

DR: hanno in mente lui...come fai se non ti salvi?"

DF: Non c'è dubbio"

DR: Che poi sta poraccia (la Sensi) stà cosi. Ha bisogno di qualche segnale dall'alto... se qualcuno gli dà un segnale di tranquillità... lei prende una boccata di ossigeno...secondo me un segnale bisogna darglielo"

DF: Fai cosi'..quando si organizza il pranzo con * a Roma... magari poi lui va a prendere un caffè da Rosella Sensi...

DR: Anche per tranquillizzarla capito?

DF: Va bene te lo prometto... o mercoledi o giovedi.

Detto che le colazioni in casa Roma vanno di moda, leggi il caffè in Campidoglio voluto da Veltroni tra Giraudo e Rosella Sensi, convivio che portò all'addio di Baldini, in questa telefonata emergono due fatti gravi: la richiesta di un segnale dall'alto da parte di un dirigente della Roma; ancora un pranzo da celebrare tra Sensi e Mazzini. Tornando al lavoro di Auricchio, e al "grande suggeritore" Baldini come scrive Casoria nelle motivazioni, ci domandiamo come sia possibile che, esclusa la stampa che spesso davanti alla Roma canta "Zitti zitti il silenzio è d'oro", nessun giudice, nessun inquirente, si chieda come siano giustificabili certe lacune investigative e, soprattutto, perché queste telefonate siano state nascoste alla pubblica opinione perché non rilevanti. C'è un'ultima domanda, lasciata inevasa da Auricchio e il suo gruppo dio lavoro. La telefonata è la 32727, parlano Bergamo e Carraro dopo il pessimo arbitraggio di Racalbuto che in campo danneggia la Roma. L'allora presidente Figc è alterato perché aveva chiesto attenzione. Il passaggio chiave è il seguente:

C: "State attenti, perché io sono stufo, il sintomo che non conta un c...è che si dia un rigore che comunque è al limite dell'area, è al limite dell'area!. Allora, quando un arbitro dà un rigore al mite dell'area, vuol dire che gli scappa che la Juventus voglia, debba vincere la partita.

B: Be', questo...Racalbuto era preparato a fare il contrario...

Quindi, Racalbuto era preparato, dice il designatore Bergamo, a favorire la Roma? Anche questo non lo sapremo mai, con buona pace della giustizi sportiva e di Auricchio, nel frattempo spostatosi insieme con il pm Narducci, a lavorare al fianco del sindaco De Magistris. Scurdammoce 'o passato,. simmo 'e Napule, paisá.

flaccoflamini

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La giudice Casoria coraggiosa e ricusata dal pm Narducci (senza successo) però alla fine ha dato ragione ai pm ed ha condannato Lotito & c.. Quindi ha preso per buone le indagini condotte dagli inquirenti (in quel modo che puzza di provolone). Tra cani 'n se mozzicano, mi diceva mio padre buonanima.

corebiancazzurro

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Citazione di: eaglefly1978 il 09 Nov 2011, 08:27
Gli autori sono stati "cordialmente invitati" a chiuderlo dalla mafia cittadina.
si ma pure loro.........
se lo scopo era "denunciare" le loro malefatte ma avevano paura io chiesi di darmi il materiale,non dico tutto perchè non lo so,magari non volevano regalarmi il loro lavoro,ma almeno una buona parte per iniziare e magari qualche indizio su come e dove cercare.
non hanno voluto.........mi sa che si cercava più la gloria che far sapere la varità
e comunque ciò non toglie che è una cosa vergognosa essere minacciati per un sito che riporta solo il vero,dati,numeri,nomi..........non teorie.
non infamava per sport ma mostrava con documenti la realtà dei fatti,e questo è scomodo  :asrm

Drake

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Citazione di: flaccoflamini il 12 Mar 2012, 22:36
La giudice Casoria coraggiosa e ricusata dal pm Narducci (senza successo) però alla fine ha dato ragione ai pm ed ha condannato Lotito & c.. Quindi ha preso per buone le indagini condotte dagli inquirenti (in quel modo che puzza di provolone). Tra cani 'n se mozzicano, mi diceva mio padre buonanima.

se non ricordo male la sentenza passò con due voti a favore e uno contrario, che tutto lascia supporre sia stato proprio quello della Casoria

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CodyAnderson

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Citazione di: flaccoflamini il 12 Mar 2012, 22:36
La giudice Casoria coraggiosa e ricusata dal pm Narducci (senza successo) però alla fine ha dato ragione ai pm ed ha condannato Lotito & c.. Quindi ha preso per buone le indagini condotte dagli inquirenti (in quel modo che puzza di provolone). Tra cani 'n se mozzicano, mi diceva mio padre buonanima.

Non capisco il nesso, l'articolo pone giustamente dei dubbi sul fatto che la Riomma è stata tenuta fuori dalle indagini per via del rapporto fra Auricchio e Pupo-Puparo. Questo mi sembra abbastanza certo visto che il tono di queste intercettazioni (soprattutto quella di Carraro) è esattamente quello che ha portato la condanna di Lotito e della Lazio.

Cio' non toglie che il processo ha portato secondo me a delle condanne anche giuste per quasi tutti gli imputati (vedi Moggi, Giraudo, Bergamo ... gente che sicuramente aveva rapporti loschi). Forse Lotito è quello che si merita di meno la condanna per via del fatto che Carraro è stato archiviato (e alla fine Carraro è quello che mette in pratica l'illecito) ... vedremo in appello ma la mia impressione è che Lotito sia l'unico che può sperare di essere assolto. 

Nesta idolo

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CALCIOPOLI: Trame, suggeritori e intercettazioni scomparse...

Ma cos'è stata davvero l'inchiesta di Calciopoli che ha portato alla condanna di Moggi e compagnia arbitrale? È stata eterodiretta come sospettano i condannati? E da chi? E perché lo scandalo ha travolto solo la Juve e non altre società e dirigenti che colloquiavano allo stesso modo con la classe arbitrale e funzionari Figc? Proviamo a scoprirlo spulciando gli atti processuali.

A partire dall'ultimo, depositato il 6 febbraio scorso. Pagina 52 delle motivazioni della sentenza penale di condanna: «Il teste Baldini Franco, in atto general manager della nazionale inglese (oggi Dg della Roma Calcio, ndr), grande suggeritore di accusa, per collaborazione con l'investigatore Auricchio dichiarata da entrambi». I teorici del gran complotto anti-Juve si sfregano le mani per il virgolettato sul Grande Suggeritore perché mette una pietra tombale su Franco Baldini nemico giurato di Moggi (si sono insultati e denunciati a vicenda durante il processo) «ispiratore» delle indagini contro Lucianone.

All'ex maggiore dei carabinieri di Roma Attilio Auricchio conosciuto nel 2003 nell'inchiesta sulle false fidejussioni che puntò alla Roma, Baldini ha offerto l'input a indagare in più e più incontri (non verbalizzati) nel 2004 e nel 2005, indicando personaggi da sentire e filoni da esplorare. Baldini si confessò a verbale il 15 aprile 2005 con il solo maggiore che, cosa rarissima per un ufficiale, verbalizzò personalmente il lunghissimo interrogatorio. Sulla frequentazione con l'ex maggiore, in aula Baldini s'è contraddetto sostenendo di aver frequentato al massimo «una o due volte» Auricchio nel 2005 smentendo quanto da lui stesso affermato nel 2008 al processo Gea allorché giurò di non aver più incontrato il colonnello dall'agosto 2003 (inchiesta Gea) all'aprile 2005 (inchiesta Calciopoli). In aula, il carabiniere l'ha smentito osservando come tra l'agosto 2004 e il marzo 2005 incontrò il Ds della Roma «4 o 5 volte prima» dell'interrogatorio ufficiale, e «3 o 4 volte dopo». Baldini portò al maggiore anche una giornalista economica sua amica per illuminarlo ulteriormente sul «funzionamento delle società di calcio dal punto di vista economico».

L'incontro Baldini non lo sa collocare temporalmente ma la difesa lo individua tra la prima informativa del maggiore Auricchio alla procura di Napoli, del 18 settembre 2004 (dove si ipotizzavano quegli scenari apocalittici sul mondo del pallone in quel momento ancora non emersi in alcuna attività che serviranno a dare il là alle intercettazioni) e la telefonata a Baldini del 4 aprile 2005, trascritta integralmente e depositata solo al processo non dai carabinieri di Auricchio ma dai periti tecnici della difesa. Il giudice di Calciopoli la ritiene gravissima, almeno quanto quelle di Moggi. Scrive: «La conversazione è significativa anche perché presenta la comunanza di fiume di parole e discorsi di ampia portata, da cui il pm ha tratto elementi per dimostrare l'esistenza dell'associazione avente il capo in Moggi». La chiamata è quella col vicepresidente federale Innocenzo Mazzini (poi radiato) dove Franco Baldini preannunciava il ribaltone, poi puntualmente avvenuto: «Forse, se tu ti comporti bene, quando farò il ribaltone e tanto lo farò perché io vivo per quello, fare il ribaltone e butterò tutti di sotto dalla poltrona (...) io ti salverò, forse». Baldini dice che con Mazzini stava scherzando. Per i suoi detrattori è invece l'ennesimo indizio dell'eterodirezione romana. Checché ne dicano i cultori del complotto, sul fronte «fughe di notizie» che sputtanò Juve, Lazio e Fiorentina niente è emerso sul duo Baldini-Auricchio: non risultano in contatto con chi fece il vero scoop di Calciopoli, e cioè il Romanista, giornale di tifosi non abituato a pubblicare atti coperti dal segreto. Ad Auricchio ci si arriva indirettamente solo attraverso un cronista della Gazzetta dello sport, impegnato a tempo pieno a collaborare con i carabinieri romani di via in Selci.

Nel processo è emerso che delle 171mila telefonate intercettate il pool dei carabinieri di Auricchio ne ha sentite tante trascrivendone, a dire tanto, tremila. E le ha segnalate sulla base di «baffi» colorati messi sui brogliacci accanto alle telefonate. Verdi, poco interessanti. Gialle/arancioni, interessanti. Rosse, molto interessanti. Il perito della difesa, Nicola Penta, con enorme fatica è riuscito ad ascoltarne 30mila in più (arriviamo così a 33mila su 171mila) trovandone tante (Roma, Inter, Cagliari ecc) che pur avendo baffi gialli e rossi sui brogliacci, non sono state ritenute meritevoli di approfondimento. Addirittura il pm Giuseppe Narducci replicò sdegnato nella requisitoria nell'«abbreviato» a Giraudo, il 27 ottobre 2008, a chi paventava favortismi: «Piaccia o non piaccia» di telefonate di Bergamo e Pairetto con Moratti, Sensi o Campedelli, disse, «non c'è traccia». Piaccia o non piaccia invece quelle telefonate c'erano, ma son saltate fuori solo quattro anni più tardi grazie ai testardi consulenti difensivi. E non è un caso che il procuratore sportivo Palazzi ha concluso il suo supplemento di indagini ammettendo che se il reato non fosse stato prescritto anche l'Inter avrebbe dovuto essere sanzionata, anziché premiata.
Ma è tutta l'inchiesta un mistero.

Atti decisivi per le condanne o sono state nascosti o sono stati fatti sparire (il video dei sorteggi falsamente taroccati oppure l'audio dell'incontro a Villa La Massa a Firenze tra i Della Valle, Bergamo, Mazzini). Alcuni testi hanno mentito in aula e sono prossimi destinatari di avvisi di garanzia. Tante telefonate o non sono state mai trascritte o sono state mal trascritte. Si è evitato di riportarne alcune devastanti per trascriverne di inutili come il gossip sulla giornalista D'Amico, il peso e il nome di un neonato, il ragù nei rigatoni di casa Bergamo, i piatti lavati a casa Pairetto.

Perché? Ancora dalla sentenza di Calciopoli: «La difesa è stata (...) molto ostacolata nel compito suo proprio dall'abnorme numero di telefonate intercettate, oltre 170mila, e dal metodo adoperato per il loro uso, indissolubilmente legato a un modo di avvio e sviluppo delle indagini per congettura...». Per congettura. Allo stesso modo, ragionando per congettura è lecito domandarsi perché non si è approfondito il «ribaltone» annunciato da Baldini o la telefonata tra l'allenatore Sandreani e il manager Zavaglia sull'intenzione dello stesso Baldini di prendere il posto di Moggi alla Juve col placet di Montezemolo. O perché non sono finite al processo le dieci e passa telefonate con la voce dei giallorossi Baldini e Pradè. Non si tratta di fare un processo alla Roma, piuttosto che all'Inter, al Cagliari, al Palermo, al Milan o a chicchessia. C'è da capire perché si è indagato a senso unico, quale fu il criterio della selezione delle chiamate, come mai i pm napoletani hanno lavorato coi carabinieri di un'altra regione. C'è da capire la genesi delle intercettazioni attivate a seguito dell'imbeccata sulla «combriccola romana» degli arbitri pro Moggi quando lo stesso Auricchio, in aula, le ha ridimensionate a un gruppo d'amici che nemmeno arbitravano a favore della Juve. Già, l'abuso delle intercettazioni. Criticato nel lontano 1996 dall'allora procuratore generale di Catanzaro, Giuseppe Chiaravalloti, che denunciò l'allora giovane capitano Attilio Auricchio (impegnato a indagare con un giovane pm Luigi De Magistris), perché anziché trascrivere correttamente «Provveditore generale» nei brogliacci, l'ufficio da lui diretto mise «Procuratore generale» col nome di Chiaravallotti accanto.

Denunce e controdenunce finirono in archiviazioni reciproche. Quattordici anni dopo De Magistris è diventato sindaco di Napoli. Come capo di gabinetto s'è preso proprio il benemerito Attilio Auricchio. Come assessore ha nominato Giuseppe Narducci, il pm di Calciopoli amico di Auricchio e di De Magistris. 'O sindaco tifa Napoli, anche se da piccolo era interista. Sarà stato felice come un bimbo per non aver letto le intercettazioni del suo idolo di un tempo, il compianto Giacinto Facchetti, a cena con Bergamo, in contatto con l'arbitro Nucini e...

Gian Marco Chiocci- Il Giornale.it

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