Citazione di: silvia84 il 24 Feb 2014, 11:59
io certe volte rimango proprio basita.. ma perché qual è l'interesse di un qualsiasi imprenditore che si tiene un'azienda su cui ha investito tempo e denaro? e poi.. quale padre che ha un'azienda a sua detta prolifica non sogna di lasciarla a suo figlio? boh a volte penso di vivere in un mondo parallelo al vostro..
Guarda Silvia, io personalmente questa storia del figlio la leggo sempre con una provocazione, perché se anche fosse vero che lui vuole lasciarla al figlio (che poi detta così, ripeto sembra che gli lasci una macchina d'epoca) non è certo questo il momento di ribadirlo. Lo fa secondo me per mettersi di traverso, per chiudere qualsiasi spiraglio di cambiamento. Il figlio ha 17 anni mi pare, non 27 né 37, non si sa nemmeno che studi farà, se sarà un hippie con la nostalgia del fango di Woodstock, se venderà rosari o sceglierà di fare volontariato in Uganda.
I Lotito non sono una dinastia come gli Agnelli, i Kennedy, i Berlusconi o gli Osbourne, per cui non è assolutamente prevedibile una continuità.
Questa storia dell'eredità al figlio mi pare in linea con il personaggio d'altri tempi, come quando parla di provvidenza manzoniana i piedi nudi di Bikala, il figliol prodigo e quelle altre menate con cui ci ha scassato gli zebedei per anni.
Ma è un presidente o un parroco? Anzi, parroco no, perché i figli non ce li hanno.
Ma che comunicazione è? Dire che la lasci a tuo figlio? Piuttosto rilancia, prendi la palla la balzo, dì che farai cambiare idea ai contestatori, dì qualcosa di laziale santa pace benedetta.
Hai una platea che pende dalle tue labbra, in coda a una serata storica in cui puoi dire una frase importante e ritorni al figlio passando per i debiti del 2004.
Spiazza tutti, per dinci: rivela un'idea che cementi il futuro veramente. Non dire che la passi a tuo figlio, sennò sembra il dispetto del bambino che si porta via il pallone.
Dì qualcosa di laziale. No. Lotito o parla del passato oppure per lui il futuro è che lascia la Lazio al figlio.
Sono allibito.
Poi, quando si tratta di difendere se stesso, scende in trincea e mette l'elmetto.
Quando si tratta di difendere la Lazio - vedi caso Mauri - è sempre assente ingiustificato; come anche quando la Lazio perde.
Capisco l'ego del complessato, del cafone ripulito, ma a tutto c'è un limite.
Se fossi un giornalista con tempo da perdere, lo sai che farei?
Al compimento dei 18 anni del figlio, lo chiamerei per dirgli cosa ne pensa del suo futuro già scritto.
Almeno se deve finì a coglion.ella, che coglion.ella sia fino in fondo.