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Lotito non molla la presa: "Non vendo la Lazio, la lascio a mio figlio. Le istituzioni sono con me"
A SKY
Oggetto della contestazione della tifoseria biancoceleste, Claudio Lotito è intervenuto ai microfoni di SkySport: "Ho fatto i complimenti alla squadra perché in un clima di questo genere hanno trovato per ben 3 volte il vantaggio. Non sono amareggiato, prendo atto da certi atteggiamenti ricorrenti tralaltro. La critica deve essere costruttiva e deve prescindere dalle minacce. Vorrei ricordare a tutti che il 19 luglio del 2004 questa società fatturava 84,5 milioni e ne perdeva 86, 6 aveva 550 milioni di debiti. Io ho messo circa 75 milioni di € personali. Dopodiché questa società ha avuto una grande crescita sia sul campo che dal punto di vista finanziario. Oltre ai costi ordinali ho da saldare la rata del debito di 6 milioni, inoltre ho fatto tutta una serie di cose: ho dotato questa società di una televisione delle migliori, la Lazio è l'unica società ad avere una stazione radio, ho ristrutturato tutto Formello che adesso è da considerarsi un gioiello. La Lazio ha il miglior ranking del settore giovanile. Abbiamo vinto trofei, abbiamo sempre rispettato il fair play finanziario ed abbiamo bilanci tra i più sani in Italia. Sono disponibile a migliorare, ma non posso accettare condizioni esterne alla società. La Lazio non è in vendita, la darò a mio figlio. Tutte le persone che pensano di costringermi a vendere devono cambiare atteggiamento al fine di non incorrere in situazioni spiacevoli, analoghe a quelle verificatesi nel 2005. L'era Lotito è ancora lunga, sono molto sereno. Le falsità ad arte di organi d'informazioni che sobillano la gente non le accetto. Questa contestazione non ha nulla a che vedere con lo sport".
A CIELO
Lotito ha parlato anche al canale televisivo Cielo: "La Lazio è una società che è stata quasi sempre stabilmente in Europa League, che ha vinto due trofei. Non è un problema sportivo, ma è un problema di chi vuole appropriarsi della società, ma per venderla deve esserci chi la vuole vendere. Sono stati venduti solo 16.500 biglietti, questa grande mobilitazione non c'è stata, più gli abbonati, che sono 9mila, compresi i Cuccioloni, che è una promozione che ho inventato io. Nella vita ci sono due tipi di persone: gli spettatori e chi vuole fare il protagonista, il diritto di critica è ammesso, ma le minacce sono connotate con il codice penale. Nel 2005 c'era la stessa situazione: quando la Lazio si salvò dal fallimento si creo la stessa situazione, ci furono alcuni arresti per reati commessi. Ringrazio le istituzioni che mi stanno affianco, che non sottovaluteranno la situazione. Questa è una situazione ridicola, senza senso, fuori luogo, il presidente della Lega mi ha chiamato oggi per manifestarmi la sua vicinanza. La critica? chi non lavora non sbaglia! Il mio unico errore è il troppo affetto che ho per questa squadra. La tifoseria non è una categoria, non è un lavoro, alcune iniziative, come quella dell'aquila ad esempio, le ho prese da spunti del popolo laziale. Quando però le critiche non sono critiche ma sono strumentalizzazioni io non le accolgo".
A Mediaset Premium
Così il Presidente laziale ai microfoni di Mediaset Premium: "Il mio motto è quello della Lazio: non mollare mai! Voglio che questa società rimanga sempre, che non faccia la fine della cicala che sparisce. Ci sono norme che vietano tante cose: il Psg è sotto inchiesta, le regole sono cambiate. Io accetto le critiche, non dico che sono infallibile, anzi. Compio errori in buona fede, amo questa società. La gestione Hernanes? C'è una regia dietro, che vuole che io venda la società. Viene alimentata con radio, carta stampata, tv. Mi manca solo lo stadio di proprietà, ma non parlo di certe cose. Beretta oggi mi ha chiamato e mi ha detto che voleva stare con me. Anche gli organi di sicurezza hanno capito che questa è una battaglia di legalità. Le persone devono scegliere. Ho vinto e per anni ho pagato 3 squadre, non una. Ringrazio i miei colleghi che spesso condividono nelle mie idee".