Vado leggermente OT, ma mica tanto.
Premetto che sono tutt'altro che un chierichetto, e ho degli standard di volgarità altissimi nel senso che, come voi, ne sento di cotte e di crude; voglio dire: sono nato e cresciuto in una borgata.
Dietro di me (ero in distinti nord-ovest) c'erano tre bambini (avranno avuto dai 7 ai 10 anni non di più) con papà al seguito.
Bene, se io mi metto a scrivere cosa usciva da quella bocca voi non ci crederete, compresi riferimenti sessuali talmente espliciti rivolti ad arbitro e giocatori della Lazio che non riuscireste ad immaginare, e dico davvero, non ci riuscireste. Certi manco li capivo, e sì che sono svezzato.
Il padre nel frattempo era impegnato a fare la disamina tattica della partita e a sputare le solite sentenze fritte e rifritte su Ledesma, Konko, Alfaro che gioca troppo spalle alla porta, Hernanes è bollito etc etc. Insomma le baggianate solite.
Nemmeno UNA parola di rimprovero. Una. Niente. Zero.
Ora, mi sento un po' come quelli che vogliono bucare il pallone ai ragazzini che giocano per strada, o peggio quelli che chiedono di abbassare la musica troppo alta ai pischelli.
Sapete quelle cose che uno, quando è giovane, pensa che non farà mai?
Figuriamoci, se voglio fare il pedante pistolotto sull'educazione dei figli. Ma sono abbastanza convinto che il clima di negatività allo stadio crea un humus che contagia tutti.
E i bambini si sa ripetono quello che dicono gli adulti. Che poi il padre sembrava pure uno perbenino.
Io non sapevo se dirgli qualcosa io oppure otturare le orecchie di mio nipote che ringraziando Dio c'ha sette anni e non le dice manco per sbaglio le parolacce.
SArà forse perché io e mio fratello non facciamo i cori LOTITO pdm, non facciamo ululati razzisti. Magari ci limitiamo a criticare severamente (lui, non io) l'operato della società?.
Inoltre, non so quale geniale netter molti mesi fa - rispondendo a chi si lamentava dell'eccessiva attenzione riservata alla Riomma rispetto a noi - scrisse qualcosa come:
ogni gesto della Riomma è comunque caricato di felicità, magari artificiosa però in linea spesso con lo sport e le gesta di chi lo pratica.
Attorno alla Lazio c'è invece tristezza, perché quando c'era Zarate non si pensava ad un giocatore in grado di fare una rovesciata, un dribbling, un tiro al volo. No, il primo pensiero era (è) sempre dedicato alla tristezza, al catastrofismo, al sipperò.
Come pretendiamo di far nascere nuovi laziali, se la Lazio è in primis triste.
la Lazio è polemica, rancore.
Poi dopo, molto dopo, in quinta battuta siamo anche una squadra che è terza in classifica, ha Klose, Hernanes, Marchetti, Lulic etc.
Volenti o nolenti anche lo stadio e chi lo frequenta, così come chi scrive qui o altrove, chi interviene alle radio, partecipa di un modo di essere che è più triste e malinconico rispetto ad altre squadre.
In poche parole, ma perché uno deve diventà della Lazio se la prima cosa che si pensa è caccià via Lotito?
Dellà, saranno st.upidi, ebeti, sciocch.i, ma spesso vivono il calcio con quella ingenua illusione che noi abbiamo perso.
E non cominciate con l'atroce dilemma e il proggetto. Perché io li prendo in giro più di voi: fra essere un pacchiano ed ingenuo tifoso daaaamaggica ed essere un tristone che va allo stadio ad inneggiare alla MORTE del presidente e a fare i buu razzisti, ci sono infinite vie di mezzo.
Basta sceglierne una.