Interessanti le questioni che poni trax, forse ci aiutano ad avvicinarci ad una maggiore comprensione del problema e a non limitare il razzismo ad una concezione ottocentesca funzionale ai razzisti (perché del tutto depotenziata e non rispondente al contemporaneo).
Ogni parola che parla dell'umano non richiama puramente un oggetto, ma rimanda ad un immaginario.
È come se evocasse un fantasma, ossia figura nella propria mente un idealtipo non necessariamente rispondente al reale.
Facciamo esempi meno rilevanti sul piano politico:
Se io dico "cucchiaio" o "scorpione" il collegamento è immediatamente oggettuale.
Se dico "geloso" evoco un fantasma fatto di alcune caratteristiche che si legano ad una persona reale per alcune assonanze, ma che vi aggiungono caratteristiche proprie del fantasma, di come l'immaginario collettivo interpreta il concetto di geloso.
Torniamo al razzismo.
Ovvio che non ci sia l'istituto che stabilisce quando una parola diviene offensiva, proviamo ad emanciparci dalla necessità di un certificatore neutro perché non esiste ed evitiamo pure di dare del distributore di patenti a chi, a mio avviso giustamente, cerca di chiarire qual'è il principio possibile con cui orientarci.
Tendenzialmente una parola diviene offensiva quando viene usata in una strategia di immaginario volta a prevaricare e quando così viene percepito dal soggetto prevaricato.
Esempi offensivo non razzista: radical chic/buonista.
È evidente l'utilizzo di questi termini nel costruire immaginario da parte di Salvini. Sulla base di un'assonanza (pro accoglienza migranti) si scredita il soggetto accollandogli le altre caratteristiche del fantasma (ricco, salottiero, inutilmente colto).
Puoi esse cresciuto a torbella e aver fatto il meccanico per tutta la vita ma se ti attribuiscono quel termine l'immagine mentale in chi ti guarda è il pariolino viziato e che non conosce la vita di popolo.
Sull'immaginario si basa gran parte della comunicazione politica in termini generali.
Finiamo questa parabola col razzismo vero e proprio: un termine è razzista quando a livello di immaginario, facendo gioco sull'assonanza pelle/etnia, evoca un fantasma fatto di caratteristiche negative (sfaticato, ruba, cultura barbara) o pseudo-neutre (istintivo, fisico, ritmo nel sangue e pisello grande) che in realtà rimandano ad una contrapposizione con la razionalità logica del bianco occidentale.
Quindi per rispondere alla tua interessante domanda NON C'È la parola, perché qualsiasi parola evochi un immaginario omogeneo basato su pelle o "cultura" è razzista, perché nella grande varietà della razza umana non ci sono caratteristiche omogenee dei neri o degli italiani e nemmeno dei calabresi.
Quindi ogni stereotipo geografico è razzismo? No, torniamo a quanto dicevo prima, al dominio.
Definirei razzismo l'unione tra il fantasma evocato e la volontà di potenza/dominio.
Nessuno opprime i teteski dicendo che sono freddi mangiacrauti. Qualcuno opprimeva gli italiani dandoci dei mafiosi mangiaspaghetti ed era razzismo. E lo faceva per tenerci sotto scacco (e farci lavorare a basso costo).
Chiudo questo lunghissimo pippone con la domanda: e come si riproduce l'immaginario?
L'immaginario si riproduce, si alimenta, cresce con l'evocazione del fantasma. Più persone lo evocano, più il fantasma è forte.
Buonista fino a dieci anni fa era un fantasma che non avrebbe detto niente a nessuno, oggi è forte.
Per questo si può facilmente essere parte del problema anche senza credere superiore la razza ariana e fare gli ululati o i saluti romani.
Nella cultura di massa per decenni si è attribuito ai neri una maggiore fisicità, un'attitudine al corpo più che alla logica. Non c'era intento prevaricatore immediato da parte di tutti quelli che lo evocavano, spesso si rimandava ad un semplice luogo comune, ma il concetto era senza il benché minimo dubbio razzista.
Il maggiordomo nero de "i ragazzi della terza C" così come il 99% della televisione italiana del secolo scorso sono di un razzismo sfrenato. Non è che hanno qualche infelice caduta razzista, sono proprio una roba inguardabile.
Quindi al di là dei toni che a volte si alzano un po' troppo nelle discussioni io concordo fermamente con baldrick. Facile relegare il razzismo a quattro deficienti che razionalmente spingono per la superiorità razziale, più difficile vedere la gerarchia immateriale di privilegi costruita dal nostro immaginario collettivo a cui noi tutti contribuiamo.