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Grifoni.org Lazio: pragmatismo alla sudamericana
Autore: Grifondoro70
Su Lotito si possono dire tante cose, non che la sua Lazio non sia una realtà importante del campionato italiano.
Viene immediatamente da chiedersi se sia così difficile fare qualcosa di analogo anche da queste parti: i biancazzurri sono un perfetto connubio tra il pragmatismo friulano di Reja e il calcio sudamericano.
Un accostamento che a parole sembra tra i più arditi, invece funziona benissimo.
Il tecnico non ha scoperto nè inventato nulla, ha sistemato i giocatori cercando di non imbrigliare troppo i migliori, e costruendo intorno a loro un telaio di sostanza in grado di supportarli.
Come si costruisce una squadra? Con competenza, coraggio, un pizzico di sfrontatezza, buon senso, fortuna, e denaro, c'è anche questo nella Lazio di Lotito, anche se si sprecano gli aneddoti sulla sua tirchieria.
Prima di tutto le scelte dei giocatori spettano ai dirigenti, ed è l'ingrediente principale, al tecnico si può concedere qualcosa, uno o due nomi, dopo di che si deve solo rispettare il principio di costruire una squadra coerente, logica, che lui possa gestire, e stop.
Un colpo come Andrè Dias, colonna e capitano del San Paolo, uno squadrone, non il Roccapepe, pagato a 30 anni poco più di due milioni, ti sistema la difesa in un attimo, e non ci sono, nè ci devono essere, allenatori che tengano.
Questa è la filosofia di base, poi magari prendi Garrido per la fascia sinistra, scopri che è sempre rotto, e allora il tecnico adatta Radu da quella parte, liberando il posto da titolare a Biava, così facendo perdi in spinta propulsiva, ma, ecco un po' di fortuna, ciò asseconda certe predisposizioni del tecnico, che blinda la fascia con un giocatore come il romeno che non spinge ma difende bene, con calma, e non spreca poi troppo in fase di possesso, riequilibrando quella opposta dove Lichtsteiner affonda, e in più un vecchio mastino mordicaviglie come il nostro ex difensore diventa importante e in quel contesto gli si mascherano i limiti, così tutto concorre affinchè si arrivi ai giusti incastri, che con Garrido sano magari non avresti avuto, e son segnali di annate buone.
Poi, mentre altri scelgono un mediano come Veloso, e ti lasciano il profeta Hernanes perchè non saprebbero che farsene, scopri che hai l'allenatore giusto, che appena lo vede, e probabilmente manco sapeva se era biondo o nero, capisce che gli deve lasciare libertà totale dalla metà campo in avanti, e nasce un progetto tattico, un 4-2-3-1, nel quale riscopri importanti le tue due anime, quella italianista di un Brocchi, e quella sudamericana con un Matuzalem che unisce grinta, senso tattico, e ottima impostazione, e la squadra comincia a girare, e così facendo sistemi anche casi spinosi.
Il primo è Ledesma, quando mancavano i risultati, ed era fuori rosa, sembrava fosse il miglior centrocampista del mondo, destinato a grandi squadre, e invece tieni duro e lo ridimensioni, perchè arrivano i risultati, e di lui cominciano a fregarsene in tanti, compresi i tuoi tifosi che prima ti rompevano ogni secondo, ed ecco che procuratore e giocatore cambiano atteggiamento, si firma il rinnovo, e l'argentino torna nei ranghi, e anche nella sua giusta dimensione, uno che a pari condizione fisica non vale Matuzalem, ma è pur sempre un buon giocatore, sul quale contare.
Il secondo è Mauro Zarate, puro istinto, testa particolare, sul quale c'era troppa pressione, troppe volte investito di responsabilità di salvatore della patria si stava perdendo in troppe giocate individualistiche, causa compagni non all'altezza, e altri che si nascondevano, sentiva di dover salvare la baracca da solo, e sommava brutte scelte in campo a nervosismi eccessivi fuori: è bastato un "profeta", più l'inserimento di giocatori di personalità prima nominati, per rimodulare il tutto, e per restituire un grande giocatore al calcio italiano.
E il pragmatismo di Reja, sommato all'estro sudamericano dei due assi davanti, che ti produce? I "fantastici 4" che poi sono solo i fantastici 2, Zarate ed Hernanes, supportati da due giocatori come Floccari e Mauri, gregari, ma gregari di livello. E così scopri che i grandi giocatori ti rivalutano anche un centravanti come il nostro ex, in grave difficoltà quando si trattava di portarsi la squadra sulle spalle, ma utilissimo nel fare grande movimento, nel non risparmiarsi mai, nell'aprire spazi ai compagni, e nel saper sfruttare le loro giocate.
Diventa improvvisamente importante anche un Mauri, sempre stato tecnicamente più che valido, con la particolarità di essere il numero uno al mondo nel fondamentale dello stop di petto, sembra una barzelletta, ma fateci caso, dotato anche di buona corsa e resistenza, è uno che non lesina ripiegamenti e chiusure, ma che fino ad oggi era un giocatorino mai in grado di incidere rispetto alle sue qualità, per un carattere non incline al clima di battaglia, non propriamente un cuor di leone, e certo non un tripallico.
Ma tutti insieme, con questi ingredienti, scopri che la cosa funziona.
Hernanes non è un trequartista puro, ma lasciato svariare, sgravato di compiti di copertura, ha sprazzi di classe cristallina e un tiro da fuori che libera ogni volta che può, e con il gran lavoro, anche comunque di buona qualità, dei Floccari e dei Mauri, ecco che si riesce a mitigare l'istinto di Reja e a chiedere a Zarate quel giusto livello di sacrificio, non di più, non troppo per sfiancarlo, non così poco da lasciarlo avulso per interi tratti di partita: certo lo si fa partire più defilato, magari va al tiro meno del solito, ma lo si motiva investendolo del compito particolare di arma tattica, di guastatore, quello che mantiene la lucidità per partire da più distante, ma in verticale, saltando gli avversari per creare la superiorità numerica, e lo si lascia, come nel basket, volutamente, coi movimenti giusti dei compagni, in uno contro uno cercati, studiati, devastanti, e non più gesto individuale di chi era costretto a fare il salvatore
della patria coi compagni nascosti nei calzoncini degli avversari.
E scopri anche che per fare una squadra si può anche cedere un giocatore con grande mercato come Kolarov, soprattutto se trovi il pollo che te lo prende, per quelle cifre, senza che ci siano traumi.
Probabilmente tutti questi incastri non sono tutti pianificati a tavolino, ma la fortuna premia chi lavora bene, e la società Lazio l'ha fatto, per cui se l'annata nasce sotto i migliori auspici poi i tasselli vanno al loro posto come d'incanto, quasi per inerzia.
E ora la Lazio è una signora squadra.
E c'è un'altra cosa a loro favore, non sono come la samp o il Napoli, che han fatto e fanno risultati con 3-4 giocatori e dietro il nulla, pagano il sesto monte ingaggi, vuol dire che attorno alle loro "stelle" sono riusciti a fare ancora meglio, hanno un organico in cui c'è qualità, esperienza e personalità anche nei gregari, han giocatori che le altre due si sognano, e il lavoro dell'area tecnica, insieme a dirigenti come Tare che non vanno tanto per il sottile con certe bizze, ha saputo inserire certe "teste" in un gioco di squadra senza inibirle o andare alla rottura, anzi facendo in modo che levitasse il rendimento del gruppo.
E infatti hanno un gioco, e avere un gioco non significa essere il Barcellona o scimmiottarlo, ma significa avere una precisa identità.
Complimenti a loro.
Io continuo a credere che non sia poi così difficile anche da noi, basta sapersi scegliere gli ingredienti e sei già ad opera quasi ultimata.
(Ale' Grifone!)
Aggiungo io, continuare cosi!!! A volte la verità te la dice chi ha un punto di vista terzo...pure undicesimo...