E' evidente che se la Lazio vince, per me, puo' anche scendere in campo nuda.
Pero' la confusione grafica che regna quest'anno é abbastanza flagrante. Marrone, celeste, adesso nero, sfumature bianche, esagoni tipo alveare, non ci si capisce troppo quale sia la vera maglia della Lazio 2015/2016. E questo, a mio avviso, é abbastanza criticabile. Manca completamente un'orientazione, una linea guida che colleghi tutte la varie maglie. Che non é solo una masturbazione da designer, ma una vera carenza con risvolti economici e sulle vendite.
Se io spendo 80 euro per una maglietta della Lazio voglio una maglietta che sia identificabile con la Lazio. Vale per un tifoso ma soprattutto per un non tifoso. Siamo a inizio settembre, giovedì' si giocherà la settima partita stagionale della Lazio. E saremo già alla terza maglietta diversa. Completamente diversa. Le magliette da calcio si vendono, se si analizzano i grandi numeri, grazie all'identificazione, non al fatto che sia bella o meno.
Non stiamo parlando di una camicia, senno' non chiamavamo la Macron, ma Jean Paul Gaultier o Valentino.
Ho l'impressione che alla Macron abbiano analizzato erroneamente il fenomeno Maglia-Bandiera. Una maglia stilisticamente abbastanza particolare, anche un po datata, ma che deve il suo successo di vendite, all'effetto vintage, soprattutto per gli over 40 che hanno, oggi, un forte potere d'acquisto. Accompagnato dai successi della squadra ovviamente.
Hanno probabilmente pensato che si potesse fare, con la maglia della Lazio qualsiasi cosa. Soprattutto graficamente.
E l'hanno fatta. Oscurando anche lo stemma della Lazio, che a mio avviso é anche abbastanza blasfemo, calcisiticamente parlando.
Ripeto, non sto dicendo che é brutta, sto dicendo che non é una maglietta della Lazio, se non ci fosse Mauri dentro.
E questo, per un tifoso, é la negazione.