Citazione di: hafssol il 21 Apr 2026, 08:45Questo è ciò che sfugge al tifoso "osservatore casuale" di altre vicende: nessuno sta facendo la morale perché abbiamo messo sulla maglia un sito di scommesse, come ormai fanno gran parte delle squadre italiane e non solo.
Se fosse stata Eurobet o Betsson, magari avremmo storto un po' il naso come fu ai tempi di Marathon, ma sarebbe finita lì, senza particolari problemi e, con ogni probabilità, senza interrogazioni parlamentari.
@Er Maestro sì, mi riferivo appunto al cavillo per cui Polymarket sia stata accettata senza dover ricorrere agli escamotage di altri siti di scommesse, camuffati come informazione o intrattenimento. Anch'io immagino ne sia stata verificata/avallata la legittimità prima di poterlo mettere sulle maglie, cosa che però mi lascia proprio perplesso sul piano giuridico
A meno che, appunto, Agcom non sia stata d'accordo con noi che sosteniamo che NON sia un sito di scommesse. Allora bisogna comunque capire come sia stato giuridicamente inquadrato.
In realtà la questione è abbastanza semplice: in Italia il sito di Polymarket, quando è accessibile, lo è solo nella parte relativa agli aspetti comunicativi/di informazione e pertanto AGCOM ha ritenuto che non violasse il perimetro della pubblicità diretta di un sito di scommesse (illegale).
Paradossalmente si tratta di una situazione più lineare di molte altre sponsorizzazioni, che per aggirare il Decreto Dignità riportano sulle maglie non direttamente il sito di scommesse, ma la sua parte "informativa" (per quello parlavo di infotainment).
In questo caso l'utente italiano non può nemmeno per errore essere dirottato su una piattaforma con caratteristiche di betting (a meno, ovviamente, che non se la cerchi proprio..) e quindi lo sponsor sulla maglia, di fatto, non cade nelle maglie del divieto di "
qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro nonché al gioco d'azzardo".
In punto strettamente di diritto secondo me la sponsorizzazione, allo stato attuale, sta in una botte di ferro: è vero che Polymarket difetta della licenza dell'agenzia delle dogane per operare sul nostro territorio con la sua attività, ma ai fini della sponsorizzazione l'unica cosa che rileva è se questa pubblicizzi direttamente attività di scommesse. Se l'accesso al sito di Polymarket (stampato sulla maglia) non conduce attraverso un IP italiano ad attività di scommesse, nessuna violazione del decreto dignità è invocabile. E anche laddove ci fosse un'apertura normativa al sito, basterebbe modificare la scritta (ad esempio,
Polymarket.it) per indirizzare ad un dominio in cui l'accesso è limitato all'infotainment per aggirare la normativa (come fanno ad esempio Betsson, Eurobet etc.).
Altro discorso invece riguarda motivi di opportunità non solo della sponsorship ma proprio delle attività di Pokymarket in Italia, ma qui occorrerebbe una vera e propria norma che dichiarasse illegale qualunque azione della società sul suolo nazionale, e il grimaldello giuridico non potrebbe limitarsi alle scommesse. Un'azione del genere, per avere l'estensione giuridica necessaria, dovrebbe fare leva su aspetti più profondi come il rischio di manipolazione del mercato e l'insider trading, o peggio ancora infiltrazioni illecite.
Sotto questo profilo, per quello che è il quadro attuale, secondo me PM magna tranquilla. L'unico vero tallone d'Achille potrebbe essere Lotito stesso, perché una seria pressione politica della sua area potrebbe consigliargli di rinunciare alla sponsorship per motivi di opportunità.
Qui la partita diventa interessante da vedere perché rappresenterebbe una cartina di tornasole dei rispettivi posizionamenti nell'area di CDX rispetto alle influenze trumpiane.