Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato calciopoli (e che in realtà è una serie di lotte di mafia istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della morte di Giuliano Taccola il 16 marzo 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle partite di Parma e di Bologna dei primi mesi del 2010.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di rigori, sia i neofascisti autori materiali dei cambiamenti di regole in corsa, sia, infine, gli "ignoti" autori materiali degli acchittamenti più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi opposte, fasi della tensione: una prima fase antipalazzo (Roma 1999), e una seconda fase accomodante (Palermo e Nizza 2010).
Io so i nomi del gruppo di potenti che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata pro gol de Turone, a tamponare il 1984, e, in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del dai ciccio.
Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neonazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine ai criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista).
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel colonnello dei carabinieri che operava, alquanto operettisticamente, a Casoria (mentre i boschi bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale di Martino.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, corropolesi o no, che si sono messi a disposizione, come killers e sicari.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il "progetto di romanzo" sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il 1927 non è poi così difficile...