Mah. Sono 30 anni che seguo la Lazio e 30 anni che, bene o male, mi capita di vedere delle sconfitte, purtroppo. Solo che a me quasi mai sembrano essere la pietra tombale sulla vita della Lazio che invece leggo in molti giudizi altrui.
Io dalla partita di stasera salvo molte cose. Innanzitutto, sono moderatamente tranquillo. Penso a Mimmo Caso, più che a Ballardini, per similarità di storie, ma non prevedo simili tracolli.
A me la prima mezz'ora è piaciuta molto, e condivido, sottolineo, condivido, la scelta di Inzaghi di presentarsi con Basta su Niang, con le due punte (vivaddio, quanto mi sta sul cavolo l'attacco moderno con mezzo finto falso nueve arretrato, 37 "esterni" ecc., ohhhhh, a me piacciono le punte!), eccetera.
Bene la difesa, nonostante l'insicurezza di avere un portiere non di livello, e qui c'è il paradosso: noto come Strakosha abbia avuto i voti in pagella più alti di tutti. Se è un modo per sostenerlo, sono con voi. Se invece i 6,5 sono accompagnati da "moriremo tutti", invece, ci ho la sensazione di avere visto un'altra partita.
Vabbè, dicevo. Benissimo la prima mezz'ora. Assurdo prendere un goal così. Sì, ok, De Vrij ha sbagliato. Ma nella storia del calcio, ma quante volte sarà successo di prendere un contropiede fulminante di 80 metri partito da un liscio al limite dell'area avversaria?
Nel secondo tempo Inzaghi, in maniera, sempre secondo me, piuttosto intelligente, effettua un cambio di interpreti tale da ridisegnare la squadra in assetto aerodinamico. Ma, ahimè, né Felipe Anderson né Keita hanno saputo dare quel cambio di passo alla squadra. Cataldi, che nel primo tempo non mi era dispiaciuto, è sembrato appannarsi, e Parolo è rimasto in serata no.
Dispiace, perché l'ultima volta che abbiamo vinto a San Siro in Campionato c'era il Pentapartito, il Muro di Berlino, era vivo Pertini ecc.ecc., perché questo Milan non è propriamente irresistibile ma, oh, le prossime tre: Empoli, Udinese, Bologna. Con un pizzico di accortezza potremmo ritrovarci a metà ottobre con una classifica più che sorridente.