11 aprile 2014
Inzaghi: Fantastico E ora lo scudetto... (Corriere dello Sport)
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«Il mio calcio: tanti gol, gioia e la crescita dei ragazzi»
di Daniele Rindone
Da bomber a mister. Insegna l'arte del gol perché i gol fanno vincere e divertire. Simone Inzaghi, il bomber dei bomber europei della Lazio, quello dell'era d'oro, attacca anche da mister. Primo posto conservato in campionato, Coppa Italia conquistata con la Primavera. Sedici partite totali, quattordici vittorie, due pareggi, nessuna sconfitta. E quanto champagne...
Inzaghi, la festa continua?
«E' stata una festa bellissima. A Firenze c'era mio figlio Tommaso, il più grande, ha indossato la maglia celebrativa. Quando sono tornato a Roma ho gioito con la mia fidanzata Gaia e con Lorenzo, il più piccolo di casa, ha 11 mesi, sarà lazialissimo».
E Tommaso non poteva che crescere da attaccante...
«Compirà 13 anni ad aprile ed è laziale dalla nascita, gioca nel Futbolclub, se migliorerà farà il provino nella Lazio. E' bravo ed è attaccante, confermo».
Alla Simone o alla Pippo Inzaghi?
«Più alla Pippo, ma di poco. Diciamo che ha preso da tutti e due...».
Inzaghi campione da bomber e da mister, che gioia ha provato?
«E' stato tutto fantastico e il complimento più bello penso di averlo ricevuto da mio papà Giancarlo, ma lui è di parte...».
Che le ha detto?
«Era a Firenze, mi ha detto "basta vincere tutto", sorrideva. Pippo ha trionfato al Viareggio, io in Coppa Italia, ora manca il campionato».
E Pippo quando si è fatto sentire?
«Ero in campo a festeggiare con i ragazzi, quando ho preso il cellulare ho visto che c'erano tre chiamate perse. L'ho richiamato, era molto contento, lui ha un debole per Lombardi».
Attenzione, mica lo vorrà al Milan?
«No, no. Io non ho mai avuto Keita e quando si è fatto male Tounkara è stato lui a caricarsi sulle spalle il peso dell'attacco. Tutti i ragazzi sono stati bravi, Lombardi ha tirato fuori qualcosa in più».
Lombardi è una sua creatura.
««L'ho visto crescere negli Allievi, l'ho responsabilizzato, gli ho detto che doveva essere lui l'uomo in più, che non doveva rompere le scatole agli arbitri e ai compagni, ha risposto alla grande».
E l'ha inventato esterno d'attacco...
«L'ho spostato a sinistra perché ha gamba, da terzo d'attacco può essere decisivo. Se continuerà a crescere diventerà molto forte».
Parliamo di Crecco, è stato decisivo anche lui da esterno offensivo.
«L'ho avanzato, non avendo Keita e Rozzi sono stati decisivi gli esterni. E' cresciuto tanto anche Murgia, fa parte dell'under 18, è stato sempre titolare. E' un '96».
Inzaghi, a noi la tattica. Qual è il suo credo?
«Mi piace il 4-3-3, mi intriga tantissimo».
Sedici partite da mister Primavera, non c'è stata partita senza gol. Il comandamento è "prima segnare poi non prenderle?"
«Lavoriamo per essere offensivi, voglio che la squadra porti in area tanti uomini, anche i centrocampisti. E i terzini devono spingere. Se i cursori crossano voglio 4-5 giocatori pronti a raccogliere il passaggio».
E con la difesa come la mettiamo?
«La vocazione è segnare, ma bisogna essere equilibrati».
A chi si ispira? Ha avuto tanti grandi allenatori...
«Ho imparato da tutti. Materazzi è stato fondamentale, ma ricordo anche Eriksson e Mancini. Il Mancio si arrabbiava spesso con me...».
Perché?
«In allenamento ci faceva esercitare nell'11 contro 0, costruivamo le azioni senza gli avversari. Voleva che segnassi sempre, lo pretendeva da tutti gli attaccanti. E' un metodo di lavoro che uso anche io».
Qual è la forza dei mister Simone e Pippo Inzaghi?
«Sappiamo far muovere gli attaccanti, possiamo aiutarli a crescere. Stiamo facendo bene, non conta solo vincere, conta la crescita dei ragazzi».
In ballo ora c'è lo scudetto. E se fosse una questione tra fratelli?
«Il nostro primo sogno era arrivare in A, poi in Nazionale e giocare insieme. Oggi siamo allenatori, speriamo di ritrovarci in futuro su grandi palcoscenici. La finale? Chissà, sarebbe bello».
Inzaghi, da bomber a mister, da Cragnotti a Lotito passando per 15 anni di Lazio. In estate la volevano in tanti, anche Juve e Fiorentina per darle la Primavera. Lei è rimasto qui pur allenando inizialmente gli Allievi, perché?
«Sono legato a questi colori, sono qui da ormai 15 anni, è difficile staccare il cordone, non mi andava di lasciare la Lazio. Il rapporto con Lotito è buono, non ci sentiamo tanto per via degli impegni, ma so che mi stima. Il suo sguardo a Firenze era fiero, ora proveremo a regalargli un altro scudetto. Il futuro è di questi ragazzi».
Sarà inesperto, sarà quello che volete, ma ci sono affezionata e spero di vederlo presto in prima squadra.