Citazione di: strike il 13 Set 2012, 15:02
Caro Pergianluca, non ho capito una cosa: perché stavolta a differenza di altre sarebbe incontrovertibile che le notizie vengono dalla Procura?
In realtà, Strike, anche in passato secondo me le notizie venivano dalla Procura (secondo un modulo ben collaudato sin dai tempi di Tangentopoli e sul quale questa estate abbiamo letto delle testimonianze interessanti), ma c'era chi sosteneva che non potesse esserci sicurezza, potendo esser stati gli avvocati degli interessati o altro.
Questa volta, trattandosi di atti il cui contenuto ancora non può essere noto se non a chi sta conducendo le indagini - leggi i due uffici giudiziari, italiano e svizzero, che stanno indagando - anche il dubbio della mossa difensiva degli indagati mi sembra, già in via di mera ipotesi, da scartare. Ed allora mi sembra verosimile che la gola profonda stia in procura. E che la procura sia quella italiana e non quella svizzera mi sembra confermarlo la circostanza che la stessa gola profonda di cui sopra ci tiene a farci sapere dei crescenti dissapori tra Salvini/Di Martino e Palazzi.
Del resto che, pur indagando, come si dice nel gergo giornalistico, "a trecentossantagradi", i vari Mensurati e Foschini abbiano un canale di comunicazione privilegiato con la procura, mi parrebbe un dato difficilmente negabile, se non ricorrendo a meri artifici retorici.
Citazione di: strike il 13 Set 2012, 15:02
Sul resto, per carità, c'è la riservatezza ma anche una giurisprudenza che conosci senz'altro meglio di me per cui puoi escludere la violazione della privacy nel caso di un calciatore, personaggio pubblico, indagato in Svizzera per riciclaggio, che finisce sul giornale. Qui non c'è manco il nome. Ma quale privacy?
Dopo di che hai senz'altro ragione: io non posso sapere le fonti dei miei colleghi e se le sapessi non le potrei dire, ma siccome nessuno indaga per violazione del segreto è ragionevole concludere che la pubblica accusa, nel complesso, non abbia obiezioni all'uscita di queste notizie.
Non vorrei, però, che, nella fretta del mio intervento, io abbia indotto a confondere due piani assolutamente diversi.
Altro è la generale tutela della privacy personale che, secondo la giurisprudenza che tu citi, può conoscere limitazioni (parziali, mai totali) nel caso di personaggi pubblici.
Altro è, invece, la specifica tutela della persona soggetta ad indagine a che gli atti acquisiti nella stessa indagine - la quale, mi sembra inutile ricordarlo, implica l'impiego di straordinari poteri di intrusione nella sfera personale (intercettazioni, pedinamenti, interrogatori, accesso a dati sensibili, ecc.) il cui esercizio sarebbe, in ogni altra occasione, immegittimo e perseguibile - rimangano, almeno sin quando gli stessi non siano trasfusi in atti "pubblici" del processo (ordinanze, sentenze, ecc.), riserbati ed a conoscenza delle sole parti che, per legge, possano avervi accesso. Lo sputtana.mento a mezzo stampa dell'indagato mediante propalazione di atti ed informazioni acquisite nel corso dell'indagine in corso, così come l'anticipazione a spizzichi e bocconi di tali atti ed informazioni per "finalità di indagine" sono vietate non per una generica tutela della privacy, ma per un elementare esigenza di protezione dell'individuo di fronte ad un potere dello Stato - quello inquisitorio - di particolare incisività e, se non opportunamento circoscritto, potenzialmente devastante per la società nel suo complesso.
Per questo dico che l'ormai generalizzato modo di operare delle procure e di certa stampa ad esse vicina mi fa ribrezzo. Non certo per la specifica vicenda di Mauri (che, a differenza di gran parte degli indagati, ha mezzi e strumenti per difendersi al meglio). E non certo perché in tal modo chi dovrebbe porsi al di sopra di ogni sospetto di parzialità e di insufficiente integrità - il magistrato - finisce per destare sospetti destabilizzanti su tutto il sistema. Ma perchè la massima tutela dell'indagato (colpevole o meno, me ne infischio) dinanzi al potere inquisitorio - tutela di cui il divieto di pubblici processi sulla piazza mediatica è parte integrante ed indefettibile - è elemento fondante di una democrazia che voglia dichiararsi tale e che, da troppo tempo, in Italia è accantonato con una semplice scrollata di spalle.