C'è una bella intervista a Montella sul Guerino di questa settimana, dove dice una cosa interessante. Il calcio non è più uno sport di squadra, come lo era quando giocava. O meglio, precisa, l'aspetto individuale del calciatore è cresciuto moltissimo. Parla di una disciplina di gruppo fatta da molti singoli, un calciatore è una piccola azienda, con un procuratore dietro e con un mercato aperto tutto l'anno che fa sì che il suo percorso possa essere diverso da quello della squadra. Guidare un gruppo fatto, tra l'altro, anche di differenze culturali, di lingua, religiose, è molto impegnativo, e lo fai solo se sei credibile, autorevole nel lavoro quotidiano. Ci mettono un attimo a misurarti e a capire se sei sicuro e convinto delle tue idee. Ecco, mi sembra che il problema della Lazio sia anche questo.
Senza una guida sicura e credibile, ognuno fa un po' come gli pare. I giocatori più forti, Klose, Hernanes pensano al mondiale (e ci metto dentro anche Candreva, il cui eccesso di individualismo degli ultimi tempi lo ascrivo a questo). La vecchia guardia, i senatori, si è sfilacciata, per un motivo o per l'altro: Mauri, Brocchi (quanto manca a livello di gruppo!), Ledesma (speriamo che si riprenda). Gli altri o non sono leader, o sono arrivati ora, o sono ragazzini.
Dovrebbe essere l'allenatore a trasmettere lo spirito di squadra e motivazioni. Non è in grado.
Questa è l'idea, magari sbagliata, che mi sono fatto.