Torno da poco a casa, dopo non aver spento la tv ed essere uscito dopo il gol di Di Natale e condivido con voi questa mia analisi.
Nelle prime partite della stagione ricordo una Lazio arrembante.
In fase offensiva si vedevano sovrapposizioni a non finire, inserimenti dei terzini a tagliare la difesa.
In fase difensiva invece ricordo un pressing asfissiante e una qualità di palleggio nello stretto quando recuperavamo palla che non avevo mai visto fare alla Lazio.
Dopo questa "rivoluzione" i giocatori (come più volte hanno detto anche loro) hanno poi trovato un equilibrio tutto loro tra il nuovo e il vecchio, e cioè tra il gioco di Petkovic e quello di Reja molto più "italiano".
Man mano però il gioco di Petkovic è andato a scomparire riportandoci agli occhi la stessa Lazio da 3 anni a questa parte (mai un inserimento in area, uniche azioni pericolose affidate alle invenzioni dei singoli, calci piazziati inutili) con in più una fase difensiva degna di Zeman per motivi che ancora non riusciamo a comprendere (probabile il fatto che da gennaio in poi in difesa si sono alternati tutti, ce manca solo mettece Klose).
I motivi di questa trasformazione a cosa li vogliamo imputare?
Petko ha le sue colpe, ma ricordiamo tutti quella che ad inizio campionato era la domanda più frequente: "riusciranno i giocatori a reggere questi ritmi per tutta la stagione?"
La risposta sta tutta qui:
Citazione di: Charlot il 20 Apr 2013, 23:12
Il mister ha detto in tv che alcuni giocatori che dovrebbero TRASCINARE la squadra, soprattutto nei momenti difficili quando si va sotto, spesso staccano la spina e sono vuoti...
Citazione di: Charlot il 20 Apr 2013, 23:22
Subito dopo Mauri aggiunge che hanno perso autostima e sono poco cattivi e per niente cinici.

Spompati fisicamente ma sopratutto psicologicamente.
La parte fisica riguarda sopratutto la quantità degli elementi titolari in rosa e la quantità di partite giocate. E' fisiologico che dopo 6 mesi a giocare ogni 3 giorni comincino ad esserci problemi.
Molto importante è anche la parte psicologica, ma qui ce ne sarebbero da dire tante.
Per valutare le conseguenze psicologice dell'aspetto tecnico (sconfitte, partite ravvicinate, infortunii e i tanti altri motivi di stress che non riguardino problemi familiari od altro) mi piacerebbe mettere il punto sull'età media della squadra e sulle tanto decantate qualità morali che non credo aiutino a creare un gruppo così affiatato.
Mi piacerebbe tanto sapere, così per curiosità, se i nostri calciatori si frequentano dopo gli allenamenti, se vanno a divertirsi insieme, se li si vede nei locali di Roma insieme o se dopo gli allenamenti se ne tornano subito a casa a pensare già alla prossima partita/allenamento.
Insomma questi se sfogano un po' o non c'hanno manco un cazzo da fa che appena finito de giocà già pensano a fa la borsa per l'allenamento del giorno dopo?
Il gruppo "coeso" (parola che tanto piace al nostro presidente) non si crea in allenamento o a Formello o nelle cene societarie, sia ben chiaro questo.
L'impressione che si ha è che quando le cose vanno bene tutti uniti e compatti, appena comincia a sfaldarsi qualcosa ognuno pe' cazzi suoi.
Piccola chiosa finale: probabilmente è anche questo il motivo per cui il Napoli, con una rosa qualitativamente e quantitativamente simile alla nostra ci da una decina di punti a stagione.
Qui (a Napoli) i giocatori te li trovi nei ristoranti, nelle discoteche, per strada, quasi ogni sera e quasi mai da soli ma sempre in gruppi di 3-4 compagni di squadra alla volta.
Questo è fare gruppo, ed è questo che viene rispecchiato anche in campo; prova a fa n'entrata come quella di Matu su un giocatore del Napoli, te faccio vedè come reagiscono gli altri.
Me so appena accorto che ho fatto n'po' tardino...